La spiritualità femminile è un modo di vivere il sacro basato sulla relazione con il corpo, la natura e i cicli della vita. La spiritualità della donna nasce dall’esperienza diretta, corporea, creativa, contemplativa. Porta la donna a vivere nel suo corpo e nella sua psiche momenti di soglia, di passaggio tra uno stato e l’altro, e a riconoscere in questi passaggi una dimensione sacra.
La ritroviamo in molte tradizioni antiche e nella psicologia archetipica; si manifesta nelle Dee della mitologia e negli archetipi femminili, che rappresentano diverse dimensioni dell’esperienza della donna: tra vita, morte e rinascita, tra luce, ombra e trasformazione.
Il cammino spirituale del femminile
La spiritualità femminile ha una dimensione diversa rispetto alla religiosità androcratica che osserva una struttura gerarchica: è prevalentemente circolare, collaborativa e meno incline alla gerarchia basata sul potere e la lotta che questo genera.
Questo movimento strutturale si ritrova simbolicamente nelle figure del cerchio, della spirale, sia come simboli che come architettura. Le pratiche spirituali femminili come cerchi di donne, rituali, danze e i labirinti a spirale sono forme in movimento che la donna incarna istintivamente.
Differenza tra spiritualità femminile e religioni patriarcali
Nella spiritualità femminile troviamo una differenza importante rispetto alle religioni monoteiste e patriarcali: corpo e anima, alto e basso, materia e spirito non vengono concepiti come forze che lottano ma come due facce della stessa medaglia che danzano assieme. Non vi è dominio o superiorità, ma inclusione.
La danza degli opposti, la coincidentia oppositorum, è vista come un movimento alla fonte della vita e non un paradosso da negare o contro il quale opporsi.
Trasformazione e rinascita
Le variazioni legate ai cicli di nascita, morte e rinascita sono intimamente iscritte dentro la donna e si riflettono nella spiritualità che le società matrifocali dell’Europa Neolitica osservavano e di cui restano timidi vestigi oggigiorno in alcune culture balcaniche, isolane, e nei riti rurali europei.
È ciò che Marija Gimbutas, archeologa, etnologa e autrice lituana rivelò nei suoi studi quasi rivoluzionari per l’epoca, e che trovano sempre più consenso. Secondo Gimbutas, la spiritualità femminile delle società matrifocali del Neolitico Europeo era centrata sulla venerazione della Dea, “Datrice della Vita, Reggitrice della Morte”, simbolo di fertilità, rigenerazione e armonia della natura.
→ Leggi anche: Agosto, il mese dedicato alle Dee madri e alle guarigioni
Nascita, morte e rinascita/rigenerazione sono tempi che la donna sperimenta ciclicamente e che si muovono anche nella natura: le stagioni, i cicli lunari,… Le fasi della vita dove ogni stato di crisi diventa una morte iniziatica, che traghetta l’Io da uno stato a un altro, manifesta il potere dell’ambivalenza della soglia, del limen, che la donna incarna per natura: è soglia verso la vita nel portare alla luce, soglia verso la morte nell’accompagnare i defunti nell’Oltre, come era rito fino a qualche decennio fa.
Le Dee in natura e dentro la donna

Fonte: Pexels.com
Ritroviamo questa risonanza, nelle Dee che popolano ancora il nostro inconscio: le Dee vergini e madri evocano qualità luminose: creazione, guarigione, ingegno, resilienza, fascino. Generano, creano, sono il mare ricolmo di vita, il terreno fecondo che sostiene la pluralità dell’esistenza, sono l’immagine della primavera che fiorisce e dell’estate generosa di frutti, della ricchezza psichica della donna, della sua creatività, e ecologia interiore. Sono spirali, cerchi, onde, forme morbide e curve che accolgono, nutrono, incubano.
Invece, le Dee dell’Ombra evocano la discesa negli Inferi della psiche dove avviene la trasformazione, la crisi indispensabile alla rinascita, alla rigenerazione. Sono le Dee anziane, della notte, dei trivi, dei momenti di passaggio, e della morte, che ritroviamo sotto forma di corvi (come la celtica Morrigan), cinghiali, leoni, ma anche torce che illuminano il cammino quando la vita è buia e richiede di lasciar andare. Simboleggiano le forze distruttrici e potenti della natura: sono la tempesta, l’incendio, il terremoto, il veleno delle vipere inteso come pharmakon, quello che a piccole dosi diventa medicina.
Il significato archetipico delle Dee della Luce e dell’Ombra
Le Dee madri e le Dee dell’Ombra sono intimamente legate così come gli impulsi creativi e distruttivi che abitano la spiritualità femminile in una danza simbolica, immaginale, che canta con la natura e che la società di stampo monoteista ha scordato, allontanandosi sempre più da un equilibrio fondamentale per la vita.
La psicologia junghiana ha riconosciuto in questi archetipi un valore terapeutico e trasformativo. Clarissa Pinkola Estés, nel suo celebre Donne che corrono coi lupi, descrive come la donna debba periodicamente “morire” a versioni di sé stessa che non la rappresentano più, per rinascere più autentica.
Ed è questa la base della spiritualità della donna: contemplare il paradosso della danza degli opposti con un intento fecondo.
→ Potrebbe interessarti anche: “Donne che corrono coi lupi”, un vero libro iniziatico
Ascolto profondo e intuizione nella spiritualità femminile

Fonte: Pexels.com
Madre Natura si fa maestra nella spiritualità femminile e insegna come giorno e notte, luce e buio, vita e morte sono tappe di un ciclo eterno che si ripresenta e di cui occorre accogliere e comprenderne i significati.
La comprensione non è solo razionale, è vissuta fin dentro il proprio corpo, nella quotidianità. La donna la vive tramite l’ascolto profondo di sé, l’intuizione che non è un potere magico, ma la sua innata capacità di entrare in sintonia e risonanza con ciò che la circonda. È una sensibilità più acuta che talvolta fa la voce grossa perché non può essere ignorata se non al costo di farsi violenza.
→ Potrebbe interessarti anche: Le Dee dell’Ombra, il potere femminile nella discesa interiore
Pratiche di ascolto profondo e riconnessione con la (propria) natura
La spiritualità femminile è naturalmente immanente: riconosce il divino qui, ora, nel respiro, nella pianta che cresce e nutre, nel corpo che cambia e risponde a ciò che accade, nell’inverno che porta a risparmiare le forze, nel mistero della vita che sperimenta ogni mese in un ciclo di vita, morte e rinascita che si ripete e permette alla Creazione di dispiegarsi in innumerevoli forme e colori.
Praticare l’ascolto profondo richiede silenzio. Un silenzio che non è vuoto, ma pienezza. Le donne che hanno coltivato questa capacità sono state, nel corso della storia, guaritrici, oracoli, sciamane, mistiche, guide. Hanno custodito e tramandato in segreto conoscenze che ora riaffiorano con coraggio.
È ecologia del sacro, una spiritualità olistica che abbraccia la natura come compagna di viaggio e non come oggetto da governare. Per questo motivo l’intuito della donna trova ora un posto d’elezione, perché è la stessa semantica della natura, del divino immanente: è simbolo, immagine, archetipo incarnato ma anche preghiera e rito semplice, come fare il pane.
Tramite l’ascolto profondo di sé e della voce del mondo che l’uomo scorda troppo spesso di ascoltare, la donna può riconnettersi col suo tempo, ritrovare il suo spazio, il suo potere interiore. Un potere non come fine a se stesso, ma come nucleo, seme che tramite la fioritura può portare vita, stupore, equilibrio. È una spiritualità relazionale, ecologica, quasi politica. Necessaria.
La luce interiore come guida nella spiritualità femminile
Jean Shinoda Bolen, analista junghiana, ha mappato gli archetipi femminili ispirati alla mitologia greca, offrendo strumenti preziosi per riconoscere queste figure archetipiche, tra Luce e Ombra.

Fonte: Pexels.com
Queste permettono alla donna di attraversare i momenti bui e di grande sconvolgimento dell’esistenza. Non a caso alcune di esse nei miti o nella loro iconografia sono portatrici del fuoco che illumina e trasforma, o di torce, come la dea greca Ecate.
Queste ultime simboleggiano la luce nella notte, la guida interiore che non teme di ascoltare la paura. Loro accendono un fuoco intorno al quale sedersi e ascoltare. Sono loro che ci ricordano la nostra forza interiore e l’importanza fondamentale dell’ascolto di sé e dei propri bisogni e sogni.
Sono punti focali, di ritorno all’essenziale, perché la donna è ambivalente: se è naturalmente rivolta all’azione e ai bisogni dell’altro, ci sono momenti in cui ha un’ urgente necessità di ritirarsi dal mondo per ritrovare se stessa e tornare in quel grembo interiore dove ritrovare le forze, rigenerarsi.
Per fiorire e agire nel mondo, la donna ha necessità di rispettare le sue stagioni interiori, ed è ciò che la sua spiritualità, incarnata nella corporeità del mondo, le ricorda da sempre.
→ Potrebbe interessarti anche: Chi Sono Le Donne Sagge e Come Fanno Ad Essere Così Straordinarie
Fonti e approfondimenti:
• Clarissa Pinkola Estes, La danza delle Grandi Madri, Ed. Pickwick, 2012
• Jean S. Bolen, Le Dee dentro la donna. Una nuova psicologia femminile, Ed. Astrolabio, 1991
• Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea, Le civette di Venexia, 2008.




