Agosto è un mese luminoso e caldo, che ci traghetta lentamente dal massimo splendore del Sole verso il suo lento declino autunnale e ci ricorda il motivo per il quale la luce del Sole è stata per millenni uno dei fenomeni naturali più venerati. E inconsciamente lo è ancora oggi, come ha dimostrato l’eclissi totale di Sole dello scorso 12 agosto che ha catalizzato l’attenzione di tutto il mondo.
Perché la luce solare parla al nostro inconscio, da sempre. Capire perché il Sole occupi un posto così centrale nel nostro immaginario ci porta a ripercorrere i sentieri che ci hanno portato al modo in cui ci relazioniamo col Sole, con la luce, e come questi parlano alla nostra psiche, regolando il nostro umore e la nostra energia ogni singolo giorno.
Cosa succede davvero nel corpo e nella mente quando prendiamo il Sole?
L’esposizione alla luce solare regola direttamente il nostro ritmo circadiano, l’orologio biologico interno che governa i cicli di sonno e veglia grazie al ciclo di secrezione della melatonina, ma non solo. La luce naturale solare influenza anche la produzione di serotonina, il neurotrasmettitore legato al tono dell’umore, che tende ad aumentare con l’esposizione diurna alla luce e a diminuire nei mesi più bui: è uno dei meccanismi alla base del disturbo stagionale, quella forma di calo dell’umore che colpisce alcune persone soprattutto in inverno, quando le giornate si accorciano.

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Al contrario, l’esposizione regolare e moderata alla luce solare stimola anche la sintesi di vitamina D, essenziale per la salute ossea e per la regolazione del sistema immunitario.
C’è poi un effetto che ognuno di noi può aver sperimentato direttamente, ovvero la sensazione soggettiva di avere maggiore energia, chiarezza mentale e ottimismo. Per questo motivo molte persone si sentono emotivamente più centrate e più energiche durante una giornata di Sole rispetto a una giornata grigia.
La luce d’agosto, in particolare, possiede una qualità unica: è intensa ma porta già in sé la firma del declino estivo che si traduce nell’accorciarsi delle giornate. Per fortuna, il tempo delle vacanze legate a Ferragosto volge a nostro favore e ci permette di fare “scorta” di luce prima dell’autunno: un toccasana per il nostro sistema nervoso che, in un contesto rilassato, può fare il pieno di energia.
La luce solare estiva ha quindi un’importanza fondamentale sul nostro umore, il nostro livello di benessere e sulla nostra psiche che la scienza è in grado di dimostrare al livello fisiologico. Tuttavia, vi è un livello d’azione della luce solare profondamente inciso nell’inconscio collettivo e che guida il nostro pensiero spesso alla nostra insaputa, ma che riaffiora con forza in momenti significativi che ci confrontano con i movimenti del Sole, e che spiegano le reazioni emotive forti che possiamo sentire durante le eclissi.
Il Sole come archetipo della psiche
I racconti mitologici delle civiltà antiche ci rappresentano il Sole come universalmente associato alla vita, all’ordine e al rinnovamento.
Divinità solari maschili e femminili, eco dell’inconscio collettivo
Nell’antico Egitto, il Sole era rappresentato da Ra, la divinità suprema e creatrice dell’universo, che ogni giorno attraversava il cielo a bordo della sua barca solare, per poi discendere ogni notte nell’oltretomba e affrontare in battaglia il terribile serpente Apopi che lottava per affondare la creazione nel caos e nella distruzione. Questa lotta notturna rappresentava il principio della creazione opposta a quella dell’entropia, che minacciava la creazione di tornare al caos primordiale. Ma sarebbe un errore vedervi una semplice lotta tra bene e male, luce contro oscurità, in quanto questa lotta era funzionale alla rigenerazione cosmica.
Nella mitologia greca il compito era diviso tra Helios, il titano che ogni giorno guidava il proprio carro dorato dall’alba al tramonto, incarnazione fisica e diretta dell’astro, e Apollo, che invece rappresentava la dimensione più simbolica del Sole come luce dell’intelletto, della bellezza e dell’armonia.
Le divinità solari erano anche femminili. Pensiamo alla leggendaria dea giapponese Amaterasu, la “grande dea che splende nei cieli”. Secondo il mito, quando Amaterasu si ritirò offesa in una grotta, il mondo sprofondò nell’oscurità totale, finché gli altri dei non riuscirono a farla uscire. Questo mito riflette quanto l’assenza del Sole possa portare il mondo al collasso, al caos.
Nel Medio Oriente, vi troviamo la divinità solare anatolica di Arinna, che rappresentava la luce e il Sole, garante della fertilità della terra, dei raccolti, della prosperità dello Stato e protettrice della famiglia reale ittita. La dea pre-islamica Shamsum (la “Splendente”, la “Luminosa”) rappresentava la forza fertile e benefica del Sole, opposta al Sole cocente del deserto.
Anche nella mitologia norrena troviamo una dea solare: Sól (o Sunna), che guidava il suo carro nel cielo, tirato da due cavalli, inseguita dal terribile lupo distruttore Sköll.
Le divinità solari maschili e femminili condividevano quindi significati importanti legati alla vita, all’ordine, alla fertilità, alla creazione, ma anche alla lotta contro il caos che cerca da sempre di inghiottire il Sole, la fonte della nostra esistenza.
La lettura junghiana del Sole
Carl Gustav Jung, nella sua teoria degli archetipi, considerava il Sole uno dei simboli più potenti dell’inconscio collettivo. Questa immagine che ricorreva nei sogni, nei miti, nell’arte di popoli lontanissimi tra loro rappresentava un contenuto psichico universale associato al processo di individuazione. Rappresentava per il celebre psichiatra l’oro alchemico, la virtù, la perfezione.
➔ Leggi anche: L’individuazione secondo Jung, imparare a essere pienamente se stessi
Il Sole rappresentava la luce della coscienza, l’Io, la consapevolezza che faceva luce sull’Ombra ed emergeva dal magma caotico, indifferenziato dell’inconscio.

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Non stupisce quindi che, nei sogni e nei racconti mitologici di culture diverse, l’alba ricorra così spesso come immagine di un nuovo inizio, di una rinascita interiore, di una verità che finalmente “viene alla luce”. Il ciclo del Sole emerge come un simbolo potente della nostra evoluzione.
Ciò spiega il motivo per il quale le eclissi solari ci affascinano e allo stesso tempo fanno nascere in noi un senso di timore. Si tratta di una paura atavica, antica, condivisa coi nostri antenati attraverso i millenni.
L’eclissi solare che vede il completo oscuramento del Sole ci porta tuttavia un messaggio di speranza simile alla rinascita, al trionfo della vita dopo quel tempo buio e oscuro che pure il Sole si ritrova ad affrontare. In quest’ottica, la luce d’agosto descrive la pienezza dell’Io che ha raggiunto la sua massima espressione e maturità, ma che deve prepararsi a integrare l’Ombra.
Come il Sole di fine estate inizia lentamente la sua discesa senza perdere la sua bellezza, così la psiche impara a non temere le fasi di declino e di trasformazione interiore.
È ben nota la pretesa di avere un posto al sole. Meno noto è che il sole tramonta appena il posto è raggiunto.
(Karl Kraus)
➔ Leggi anche: La notte oscura dell’anima, quando per rinascere bisogna toccare il fondo
Alcune pratiche semplici per riconnettersi al Sole
Il Sole è il catalizzatore della vita sul nostro pianeta e questa sua funzione si traduce nel ruolo che riveste nella nostra vita, sia al livello fisiologico che psichico. Il legame intimo tra il nostro benessere e l’esposizione alla luce solare, soprattutto nei mesi estivi, ci offre alcuni spunti pratici concreti per vivere meglio.

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Esporsi alla luce mattutina per 10-15 minuti alla luce solare nelle prime ore del mattino è un gesto prezioso per sincronizzare il proprio orologio biologico coi ritmi della natura, con effetti positivi sulla qualità del sonno notturno, sull’umore e sulla salute delle ossa (per la produzione di vitamina D).
Esercitarsi alla consapevolezza contemplativa è invece un piccola pratica utile sotto ogni punto di vista. Molte tradizioni contemplative usano il sorgere o il calare del Sole come ancora simbolica per ritagliarsi un tempo dedicato al raccoglimento, alla consapevolezza o alla gratitudine. È sufficiente fermarsi a osservare la luce che cambia, come se fosse la prima volta.
Se desiderate conoscere il divino, sentite il vento sul viso e il sole caldo sulla vostra mano.
(Buddha)
Questi brevi momenti in cui ci diamo il permesso di focalizzare la nostra attenzione sul nostro relazionarsi con la luce hanno anche una funzione importante per la nostra psiche, che, per risonanza simbolica, ci guida nella comprensione del mondo e delle sue dinamiche: il raggiungimento di ogni obiettivo è chiamato non alla stasi ma alla trasformazione, al mutamento lento. Il declino è una fase di ogni processo vitale, che porta in sé il germe di una nuova fase.
Riconnettersi alla luce d’agosto significa dunque accogliere questo insegnamento del ciclo naturale: celebrare l’energia solare al suo culmine e, allo stesso tempo, accompagnare la mente con gentilezza verso il cambiamento.
Ecco che “trovare l’alba nell’imbrunire”, come insegnava Battiato, diventa un’esperienza di rivelazione diretta. E la luce d’agosto ne è una meravigliosa maestra.
Fonti e approfondimenti:
• Carl G. Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, 1977.
• Istituti ANEB: L’archetipo del Sé e l’ecobiopsicologia
• PubMed: Insufficient Sun Exposure Has Become a Real Public Health Problem
Sandra Saporito
Autrice e divulgatrice, operatrice in DBN




