La cura di Franco Battiato è una delle canzoni d’amore più belle di sempre. Ha accompagnato promesse d’amore, ha fatto vibrare il cuore di tante giovani coppie che vi sentivano tra le righe l’essenza del trasporto che faceva battere i loro cuori.

È stata dedicata ai genitori, ai figli, in virtù del suo riferimento ai temi della guarigione; molti vi vedevano infatti una dedica del cantautore alla propria madre, ammalata di Alzheimer. Tuttavia, la particolarità di questo componimento non risiede soltanto nel soggetto della dedica di queste meravigliose parole quanto nel soggetto stesso che, secondo l’autore, le pronuncerebbe.

Franco Battiato, un artista poliedrico

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Francesco “Franco” Battiato nacque il 23 marzo 1945 a Ionia, in provincia di Catania. La sua carriera artistica seguì un filone sperimentale, d’avanguardia, colto, votato a toccare temi inusuali e sonorità nuove come fu il caso per il suo primo album da solista Fetus, pubblicato nel 1972: un viaggio interiore tra il microcosmo e il macrocosmo.

Lo stile raffinato, trascendentale della sua arte, legata come lui stesso affermò ad un’estetica archetipica, si iscrive nel suo interesse per la spiritualità e il misticismo. In effetti, Battiato estese il suo studio al sufismo, all’ebraismo, all’islam, al buddismo, mosso da una ricerca dell’Essenza.

Le tematiche mistiche e filosofiche influenzarono considerevolmente le sue canzoni ma anche le sue opere teatrali, come le Opere Colte (Genesi, Gilgamesh, Il Cavaliere dell’intelletto,…), i suoi libri, e i suoi quadri che costituivano per lui un esperimento continuo di autoanalisi e miglioramento di sé.

Questo grande artista è deceduto il 18 maggio all’età di 76 anni, lasciando in dono al mondo una ricchezza artistica indefinibile per la sua profondità di significato e raffinatezza.

“La cura” di Franco Battiato (1996)

Pubblicata nel 1996 nell’album L’imboscata e scritta con la collaborazione di Manlio Sgalambro, amico filosofo, scrittore e poeta di Battiato deceduto nel 2014, La cura si aggiudicò nel tempo un posto speciale nel cuore di molti.

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Non vi è nessun dubbio che questa canzone possa iscriversi di pieno diritto tra i capolavori della canzone italiana per la profondità e la raffinatezza delle immagini che è in grado di suscitare in chi si lascia cullare dalla sue parole. La poesia è onnipresente, assieme ad un significato profondo e inaspettato che ci invitano ad ascoltarla ancora e ancora per cogliere la saggezza che il maestro Battiato ha saputo distillare in questa sua opera. Ecco il testo:

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo
Dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai

Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

E guarirai da tutte le malattie
Perché sei un essere speciale
Ed io, avrò cura di te

Vagavo per i campi del Tennessee
Come vi ero arrivato, chissà
Non hai fiori bianchi per me?
Più veloci di aquile i miei sogni
Attraversano il mare

Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza
Percorreremo assieme le vie che portano all’essenza
I profumi d’amore inebrieranno i nostri corpi
La bonaccia d’agosto non calmerà i nostri sensi

Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto
Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare

Ti salverò da ogni malinconia
Perché sei un essere speciale
Ed io avrò cura di te
Io sì, che avrò cura di te

(Testo di Franco Battiato e Manlio Sgalambro)

“La cura” è più di una canzone, è una preghiera

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Se molti dedicano questa canzone ad una persona speciale come promessa d’amore eterno è lecito ascoltando attentamente le parole pensare che si tratti di una promessa inattuabile: nessuno potrebbe “conoscere le leggi del mondo, superare le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farci invecchiare”. Ne scaturirebbe una dichiarazione iperbolica, utopica, al limite del narcisismo. Tuttavia, le parole usate da Battiato sono ben scelte, ponderate, pesate.

Superando lo smarrimento iniziale si aprono alla mente e alla coscienza ipotesi rivolte non alla persona oggetto di questa dedica meravigliosa ma al soggetto della canzone che, strofa dopo strofa, svela la sua vera identità. Dietro a questa promessa di cura, di protezione, di presenza eterna, in realtà ci sarebbe l’anima stessa.

Ecco che questa canzone si riveste di un significato inusuale che richiama l’estetica archetipica di cui Battiato diceva ispirarsi: in questo slancio amorevole, premuroso e attento dell’anima verso l’essere umano, è possibile scorgere un insegnamento comune a molte correnti religiose e spirituali: l’essere umano non è solo al mondo, non è abbandonato alla sua triste sorte, al decadimento, al dolore. L’anima è presente e veglia su di lui con amorevole presenza per guidarlo sul sentiero del risveglio, per liberarlo dal dolore e dalla sofferenza, per rivelarlo a se stesso.

“Siamo all’interno di un corpo di cui accettiamo tutte le schiavitù possibili, perché è sempre meglio dell’ignoto. Abbiamo paura perché non sappiamo dove si va a finire. Non è che forse abbiamo dimenticato le immense possibilità dell’Essere? (…) La guarigione dovrebbe essere la ricongiunzione definitiva col Divino.”
(Franco Battiato, intervista con Stefania Vitulli, il Giornale, 2007)

La cura sarebbe quindi non soltanto una meravigliosa canzone d’amore ma una reinterpretazione contemporanea del mito misteriosofico di Amore e Psyche (che significa “anima”), una preghiera estemporanea e universale, un canto d’iniziazione alla Vita.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it