Il lago di Resia si trova in Alto Adige e precisamente nel comune di Curon Venosta, un comune che non è dove dovrebbe realmente essere. In origine infatti era più in basso nella valle, dove ora si trova il lago, un grande lago, il più grande della provincia di Bolzano.

In origine il lago di Resia non era così grande ma vi erano tre laghi: il Resia, il Curon e il San Valentino alla Muta, oggi i primi due sono una cosa sola e questo a causa di una triste storia di sfruttamento e avidità umana.

lago di Resia

Dopo la seconda guerra mondiale un’enorme diga creò quello che oggi è un enorme bacino idrico per la produzione di energia idroelettrica, ma tutto cominciò molto prima e precisamente quando nel 1920 l’Italia riprese i lavori di un progetto austro ungarico risalente alla metà del secolo IXX, quando l’ingegner Josef Duile di Curon pensò di abbassare il “Mittersee” (il lago di Curon) per creare un bacino idrico, questo progetto però fu sospeso nel 1855 quando il crollo di una cataratta devastò i paesi di Burgusio, Clusio, Laudes e Glorenza.

Il Progetto che distrusse i Paesi del lago di Resia

Nel lontano 1920 le acque furono innalzate di 5 metri e questo non era un reale problema, ma nel 1939 il consorzio “Montecatini” vinse il bando nazionale per la costruzione di una diga che avrebbe innalzato le acque del lago a 22 metri. Gli abitanti erano sconcertati, non volevano vedere le loro terre sommerse dall’acqua, arrivarono addirittura a cercare l’aiuto dell’allora Papa Pio XII; la seconda guerra mondiale mise il progetto in pausa per qualche anno, ma nel 1947 i lavori ripresero solerti, migliaia di operai scavarono 35 chilometri di tunnel sotterranei, furono usati 1.500.000 quintali di cemento, 10.000 tonnellate di ferro e 800 tonnellate di esplosivo… i paesi di Curon e Resia e gli antichi abitati di Arlung, Piz, Gorf e Stockerhöfe furono rasi al suolo con la nitroglicerina, con la promessa di essere poi ricostruiti in posizioni più elevate rispetto al nuovo lago che si andava creando.

il campanile distrutto

Fu nel 1950 che iniziò l’invaso dell’enorme lago artificiale, 677 ettari di terreno vennero inondati da 120 milioni di metri cubi di acqua e 150 famiglie furono costrette a lasciare le loro abitazioni e trasferirsi in baracche costruite in fretta appena all’inizio di Vallelunga o addirittura ad emigrare in altri paesi.

Ormai era tutto distrutto, la guerra aveva fatto i suoi danni e l’avidità dell’uomo rincarò la dose per quelle famiglie che si videro portare via tutto con dei risarcimenti a dir poco ridicoli.

Il Campanile Solitario

A testimoniare quello che successe in quegli anni è rimasto un solitario campanile romanico che emerge da quelle acque tristemente cristalline, costruito nel 1357 nei pressi di una chiesa del 1832 che venne distrutta insieme alle abitazioni dei paesi, questo testimone è protetto dalle Belle Arti come opera storico-artistica ed è il simbolo Curon, raggiungibile a piedi solo in inverno quando le acque del lago ghiacciano.

“La vita sa confondere le sue tracce, e tutto del passato, può diventare materia di sogno, argomento di leggenda.”

Giorgio Bassani

Una leggenda narra che ancora oggi si possano udire le sue campane suonare nelle notti d’inverno, come un lamento doloroso per quello che fu fatto a quel paese dall’uomo; ma le campane di questo monumento furono rimosse il 18 luglio 1950 proprio prima che la vallata venisse inondata.

Nel luglio del 2009 il campanile venne ristrutturato e sulle tegole del tetto si potè leggere la data dell’ultimo restauro risalente al 1899.

Il campanile del lago di Resia

E’ importante conoscere la storia di questo lago perché un visitatore in questo luogo può trovare pace e relax ma deve essere consapevole del dolore che vi si nasconde dietro, delle famiglie che hanno perso la loro casa; è una meta turistica apprezzata sia d’estate per il kitesurf che d’inverno per lo snowkiting e la slitta a vela ma le campane fantasma del solitario campanile ricordano a tutti il triste destino toccato a quei paesi sommersi nell’oblio delle acque del lago Resia.

“Leggende, miti e poemi sono più veri dei fatti, perché i fatti passano e si dimenticano, mentre leggende, miti e poemi restano.”
Fausto Gianfranceschi

Articolo scritto da Valeria Bonora – valeria2174.wix.com