L’autunno ci apre le sue pesanti porte reggendo tra le braccia numerosi doni e squisitezze, tra i quali uno dei frutti più enigmatici e simbolici di questo periodo: la melagrana. Colma di semi preziosi che somigliano a piccoli rubini, la melagrana è al centro di miti, leggende e pratiche popolari che ne fanno uno dei frutti più emblematici e carichi di storia.

Il frutto del melograno, un simbolo antico connesso alle origini della vita

La melagrana è il frutto del melograno (Punica granatum, “melo fenicio”), albero originario dell’Asia ma conosciuto e coltivato da millenni nella Macchia Mediterranea. Per la ricchezza dei semi che la compongono, se ne contano fino a 600, e il suo colore rosso che richiama il sangue, questo frutto è diventato un simbolo di abbondanza, prosperità e fertilità, ma anche di rinascita e rigenerazione.

Forma, colore, e contenuto della melagrana non possono non richiamare nell’immaginario collettivo anche il grembo femminile e il mistero della vita che esso contiene: il grembo inteso come porta tra i mondi, tra dimensione divina, nascosta ed invisibile, e dimensione manifesta, ricorda assai questo piccolo scrigno rosso dal potere quasi magico che compare in numerosi racconti mitologici e in numerose tradizioni del mondo antico.

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Secondo i primi Kabbalisti, la melagrana era il frutto dell’Albero della Vita, protagonista della cacciata di Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden ma anche simbolo della Torah scritta, libro sacro della tradizione ebraica che racchiude 613 precetti, tanti quanti sarebbero i semi del frutto proibito. Secondo questa analogia alcune correnti rabbiniche tramandano una lettura segreta del racconto mitologico della genesi.

Legato ai semi della melagrana vi sarebbe quindi un significato simbolico legato alla vita e alla morte, alla sacralità dell’esistenza e alla conoscenza suprema connessa ai segreti dell’aldilà, contemplato da diverse tradizioni del mondo antico. La celebrazione dei Misteri Eleusini dell’antica Grecia ne rappresenta forse l’esempio più conosciuto.

La melagrana, i Misteri Eleusini e il mito di Persefone

I Grandi Misteri Eleusini, riti religiosi misterici che avrebbero origine anteriore all’VI secolo a.C., si basavano sul racconto mitologico del rapimento di Persefone, chiamata anche Kore (“fanciulla”): figlia di Demetra, dea della fertilità dei campi, dell’agricoltura, dei cereali. Questi riti davano luogo ad esperienze estatiche rivolte nel più gran segreto soltanto agli iniziati, che giungevano così alla comprensione dell’essenza della ciclicità della vita e all’illusione della morte.

Secondo il racconto, la giovane fanciulla era impegnata a raccogliere zafferano per sua madre quando la sua attenzione fu rapita dalla bellezza dei narcisi che Ade, il signore degli Inferi, aveva fatto sbocciare per lei, per allontanarla dal sentiero e poi rapirla. Demetra, nel non vedere più sua figlia, si mise a vagare sulla terra alla sua ricerca ma col tempo divenne sempre più triste e vecchia e assieme a lei, tutta la natura si mise ad appassire lentamente.

Zeus decise allora di rivelare alla madre che sua figlia si trovava prigioniera di Ade. Demetra s’infuriò e impose che le fosse restituita la figlia. È in questo preciso istante del racconto che appare il melograno e i suoi frutti rossi come il sangue.

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Mentre Persefone vagava sconsolata nelle viscere della terra, reame delle anime trapassate, s’imbatté in un giardiniere che curava un albero maestoso coperto di frutti rossi. La visione di questi colori sgargianti in quell’antro grigio e tetro rapì la sua attenzione e si avvicinò al gentile giardiniere che non era altro che Ade sotto mentite spoglie. Persefone, conversando con l’uomo, sentì un languorino, colse un frutto dall’albero, lo aprì e sbadatamente ne mangiò alcuni chicchi.

Quando sentì il dolce sapore del frutto si accorse troppo tardi ormai di aver infranto il divieto di cibarsi di ciò che cresceva nel regno dei morti, in quanto impediva il ritorno verso il mondo dei vivi. Quando Demetra seppe che sua figlia aveva ceduto alla tentazione e che non avrebbe mai più potuto stringerla tra le braccia, scatenò la sua furia sul mondo e nulla crebbe più.

Il racconto mitologico, narrato nell’Inno a Demetra di Omero, prosegue fino all’accordo di Demetra e Ade, dopo alcuni fatti simbolicamente significativi, di dividersi la presenza dell’amata Persefone tra il mondo dei vivi e quello dei morti di cui era diventata ormai regina. Ma noi ci fermeremo in questo punto del racconto in cui appare la melagrana, il frutto della tentazione.

Persefone, intesa come archetipo della forza vitale e germinativa della terra, viene tenuta in ostaggio per parte dell’anno nelle visceri del regno dei morti. La fertilità e la fecondità restano quindi prerogativa del reame sotterraneo per il tempo del suo esilio nel freddo e lontano regno di Ade. Aver ceduto alla seduzione della melagrana anzitempo (come Eva?) le costò l’innocenza, e invece della corona di fiori si vide rivestire della corona degli Inferi e di tutte le responsabilità che ne derivarono. Allo stesso tempo, tuttavia, divenne la promessa per gli Iniziati dei Grandi Misteri di una vita ultraterrena, e quindi dell’immortalità.

Il melograno nelle tradizioni popolari

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Intorno al melograno e ai suoi frutti gravitano innumerevoli pratiche popolari che fanno eco agli antichi miti e ai significati simbolici del frutto di Persefone.

Secondo alcune credenze popolari comuni a diversi paesi europei, tenere in casa un ramo colmo di melagrane sopra la porta attrae l’abbondanza, la prosperità e protegge da energie negative.

In Sardegna, a Nule, si fanno saltare le pecore sopra un ramo di melograno sul quale sono accoppiati due frutti per proteggerle dall’aborto.

In Turchia le giovani spose indovinano il numero di figli che concepiranno in base al numero di semi scaturiti da una melagrana che rompono lanciandola in aria e lasciandola cadere ai loro piedi.

In India, le donne sterili bevono succo di melagrana per favorire il concepimento. Potrebbe sembrare una semplice pratica superstiziosa se non fosse che gli studi scientifici hanno dimostrato che i semi del frutto contengono fitoestrogeni, composti molto simili agli estrogeni, ormoni sessuali indispensabili al concepimento, rivelando in questo modo che dietro alle pratiche popolari c’è sempre un filo di verità.

Fonti:

Axis Mundi: Il simbolismo della melagrana
I Misteri Eleusini, Donatella Cerulli, Storia e Tradizione 
Melograna, fra leggende e proprietà terapeutiche 
Il cibo dei Morti

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it