Psicologia

La salute mentale della donna è sempre più in pericolo

Di Elena Bernabè - 7 Marzo 2022

Le donne devono sempre ricordarsi chi sono, e di cosa sono capaci. Non devono temere di attraversare gli sterminati campi dell’irrazionalità, e neanche di rimanere sospese sulle stelle, di notte, appoggiate al balcone del cielo. Non devono aver paura del buio che inabissa le cose, perché quel buio libera una moltitudine di tesori. Quel buio che loro, libere, scarmigliate e fiere, conoscono come nessun uomo saprà mai.

(Virginia Woolf)

Essere donne è sempre stata una grande sfida, fin dai tempi antichi. Tutti i periodi storici, infatti, si sono rivelati, per la donna, importanti prove ad affrontare: più degli uomini è stata chiamata a fronteggiare faticose battaglie, a superare grandi pregiudizi, a far emergere coraggio, tenacia, determinazione.

La sua forza interiore l’ha portata a raggiungere traguardi importanti. L’ostacolo che però ha trovato sempre nel suo cammino è la scarsa attenzione al suo mondo interiore. La donna, infatti, è tanto forte quanto fragile e si trova proprio nel connubio tra queste due polarità il suo più grande potere costruttivo: essendo però due parti complementari della femminilità, se la sua fragilità non viene sostenuta nemmeno la sua forza trova una via per poter emergere. Ecco perché diviene fondamentale creare una cultura del sostegno mentale alla donna.

“Fornite alle donne occasioni adeguate e le donne potranno fare di tutto.”

Oscar Wilde

Cosa vuol dire sostenere la salute mentale della donna

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© Pexels

Ci si occupa di salute mentale solo quando è troppo tardi, quando cioè sono sorte già problematiche emotive o sintomi fisici legati all’interiorità della persona. Non esiste ancora, purtroppo, un vero e proprio sostegno al benessere psicofisico dell’individuo come metodo per salvaguardare la salute mentale di ognuno di noi. Ecco perché si fa fatica anche solo a pronunciare i termini “salute mentale”: perché sono parole collegate in automatico a situazioni di malessere, a problemi, spesso a “pazzia”.

La donna, quindi, è spesso lasciata sola a gestire la propria emotività e questo stato di solitudine e di percezione d’abbandono creano in lei angoscia, tristezza, disorientamento. L’emotività della donna è molto diversa da quella dell’uomo: è più movimentata, più altalenante, più intensa e proprio per questa sua natura più profonda ha bisogno di un supporto maggiore di quello che riceve oggigiorno.

Spesso le donne sono lasciate sole a vivere momenti della loro esistenza molto intensi dal punto di vista emotivo: basti pensare al parto, all’allattamento, ai primi mesi da mamma, al menarca o alla menopausa, a tutto ciò che risveglia in modo prepotente la loro delicata sensibilità. Ogni donna, ogni mese, vive profondi cambiamenti del suo corpo che influiscono in modo importante sulla sua interiorità.

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Preparare e sostenere la donna in questi momenti vuol dire riuscire a darle attenzione, significa dare valore alla sua fragilità, non rifiutarla.

Quest’attenzione alla femminilità è aumentata molto negli ultimi anni, ma non è ancora abbastanza. Per riuscire a far sentire la donna accolta, protetta e aiutata è necessario un lavoro molto più grande dal punto di vista sociale, famigliare, culturale e politico.

Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società.
(Rita Levi-Montalcini)

3 passi che ogni donna dovrebbe compiere per se stessa

La salute mentale della donna è sempre più in pericolo. La sensazione di solitudine, di paura e di disorientamento appartengono in larga scala al mondo femminile, spesso sfociando in crisi emotive, in sintomi psicosomatici, in stanchezza perenne. La donna si sente sola e sbagliata e va ricercando un’ideale di se stessa che magari non le appartiene, influenzato dalla televisione, che non riesce a realizzare, vivendo così un circolo vizioso di ansia, preoccupazione, insoddisfazione.

Se poi si aggiunge a questo stato di smarrimento anche accadimenti di grande impatto emotivo come quelli che stiamo vivendo (pandemia e guerre), si crea nella sua interiorità così sensibile un profondo senso di angoscia e di desolazione.

Se il mondo può e deve fare ancora molto per la donna, è anche la donna stessa che può e deve compiere 3 passi importanti per iniziare a curarsi della propria interiorità.

  • 1- Avere bene in mente (anche ripetendoselo spesso!) che la fragilità del proprio essere non è un aspetto del nostro carattere da eliminare, da rifiutare o da mascherare. E’ invece una parte molto importante di noi che giunge sempre al momento giusto per farci comprendere qualcosa di noi stesse, se riusciamo a farla agire nella nostra interiorità. Impariamo, quindi, ad accogliere lacrime, crisi, rabbia e tristezza, consideriamole messaggere del nostro cuore. Cerchiamo di dialogare con esse tramite la voce, una lettera scritta, dipingiamo le nostre sensazioni: l’importante è non divenire vittime di ciò che sentiamo, ma regine della nostra interiorità!

Le donne non sono mai così forti come quando si armano della loro debolezza.

(Marie de Vichy)

  • 2- Giungere alla consapevolezza che chiedere aiuto non è una sconfitta. Una delle sfide più grandi per la donna è quella di lasciare andare la presa quando è il momento giusto: far scivolare pesi, togliersi responsabilità, condividere compiti, delegare e via dicendo. Spesso la donna resiste, trascina più del dovuto una situazione, stringe i denti ma poi, alla fine, scoppia. Cerchiamo di fermarci prima, di mettere al primo posto il nostro benessere, di osservarci e ascoltare i nostri disagi: riappropriamoci del nostro intuito, di quella vocina che ci chiede di fermarci, di prenderci una pausa, di riposarci.
  • 3- Chiedersi, continuamente, se ciò che si fa è mosso dall’amore o dalla paura. E’ un modo, questo, per essere sempre deste dinnanzi a ciò che facciamo, a ciò che pensiamo e a ciò che sentiamo ed è una via meravigliosa di comprensione di noi stesse. Rappresenta un esercizio efficace di risveglio interiore.

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Non ce ne facciamo niente delle scarpette rosse, delle rose e delle mimose, delle parole pronunciate a caso.
La donna vuole vera attenzione.
Alla sua interiorità.
Dentro di lei vivono serpenti striscianti, leoni arrabbiati, delicate farfalle e variopinti pavoni.
Un mondo attento alla femminilità è un mondo che custodisce e protegge ogni sua manifestazione.
Non si può scegliere cosa amare di una donna.
O le si dà attenzione in modo completo o si sta fingendo.
Di amarla, celebrarla. Di capirla.
Nei suoi pianti ci sono fiumi di verità, nei suoi sorrisi curve di vitalità, la sua rabbia parla un linguaggio antico e la sua dolcezza ricama i fili dell’amore.
Ecco cosa dovrebbe fare il mondo per la donna.
Prestare attenzione al suo mondo interno.
Non giudicarla, non denigrarla, non allontanarla dalla sua essenza.
Basterebbe solo osservarla.
Nelle sue reazioni, nelle sue azioni, nelle sue espressioni.
E vederci finalmente tutto l’amore del divino che disegna su di lei messaggi spirituali da apprendere.
Allora sì, con questo sguardo d’amore sul mondo femminile, possiamo accogliere con grande gioia scarpette rosse, rose e mimose.
Simboli di vera attenzione. E non di distrazione mascherata da oggetti virtuosi.
Questa cura del mondo verso la donna arriverà solo quando sarà lei stessa a volerla a tutti i costi.
Perché tutto, ma proprio tutto, nasce da dentro.
Alziamoci allora care donne, formiamo un cerchio di vita e andiamoci a conquistare il posto che ci spetta.
E’ ora di divenire regine del mondo.
Di prendere in mano lo scettro della nostra vita, la corona della nostra femminilità, di scegliere l’abito che più ci si addice.
Nessuno può darci quello che vogliamo.
Se non noi stesse.
Donne fino in fondo.

Elena Bernabè





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