Viviamo in un mondo davvero paradossale.

La guerra, la violenza, la prepotenza vengono mostrate ed esaltate in tutte le loro forme mediante immagini e racconti. L’amore (sessuale, affettivo, di parole) viene invece insabbiato il più possibile.

Un bambino cresce così sapendo come si muore e non come si nasce. Tutto ciò che ha a che fare con la sessualità (intesa però nel modo sano e non deviato che spesso l’uomo attribuisce ad essa e che spesso purtroppo vive) è un tabù.

Il bambino dovrebbe vivere tra gli abbracci del mondo, tra gli scambi affettivi anche appassionati di due innamorati, dovrebbe considerare l’amore (anche quello fisico) tra due persone la dimostrazione più normale e vera della vita. Dopotutto la vita stessa parte proprio da lì.

Ma abbiamo insabbiato negli anni questo nostro modo autentico di vivere l’amore trasformandolo in vergogna, in segreto, in tabù. E con esso anche tutto quello che gli gira intorno: mestruazioni comprese!

Facciamo di tutto per nascondere (fisicamente che mentalmente) il periodo delle mestruazioni, così prezioso per ogni donna.

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E di conseguenza una mancanza che continua ad persistere nella nostra società è l’inesistenza di un rito per la prima mestruazione di una fanciulla, momento delicato e fondamentale nella vita di una donna.

Ben vengano le informazioni didattiche che giungono da scuola riguardo a questo argomento ma serve qualcosa di più prezioso: serve un rito! Esso dà la possibilità alla famiglia di prepararsi a questo momento di esplosione della femminilità e di accompagnare la fanciulla in modo sereno e fiero alla sua prima mestruazione, permette di far vivere a tutti un evento di gioia e di commozione, riconosce questo fondamentale passaggio e regala ad esso l’importanza che merita.

Grazie al rito non vi è paura, spavento, confusione da parte della fanciulla che lo vive. Non vi è vergogna, disorientamento, superficialità da parte della famiglia della fanciulla. Il rito permette di vivere questo momento in modo serio, pacato, sereno.

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Il sangue, associato sempre alla morte e alla malattia, diventa qui invece fonte di vita, espressione massima di femminilità, messaggero della natura.

Grazie al rito dovrebbe esserci attesa scalpitante per questo momento da parte di ogni bambina che sta per diventare donna, la commozione di ogni mamma che sta per avere accanto una sorella di questo mistero di vita, la consapevolezza di un padre nel vedere una donna che sta sbocciando, la partecipazione emozionata delle amiche, l’inchino del mondo intero…

Nelle società più “primitive” (termine che utilizziamo spesso in modo dispregiativo ed invece dovrebbero essere prese da esempio per molti aspetti!), l’arrivo del menarca viene festeggiato. Per loro il rito è qualcosa che fa parte della vita quotidiana e di conseguenza festeggiare questo importante momento naturale è la prassi.

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Questa festa permette alla giovane di essere riconosciuta come donna, di accettare il suo corpo, di essere un pò più indipendente dalla famiglia d’origine… inizia il passaggio verso l’età adulta. Tutta la comunità è in festa con balli, canzoni, rituali sul corpo e con elementi della terra che aiutano il delicato passaggio.

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Da noi la prima mestruazione è un evento clandestino. Nessuno lo sa se non i parenti dopo mesi. La mamma di solito è la prima a saperlo ed accoglie questo momento spesso con imbarazzo, con un pò di freddezza e cerca di mascherare questo suo stato d’animo cercando di spiegare la “gestione” concreta mensile dell’assorbente. Addirittura si dicono frasi come “Ora dovrai stare attenta perchè c’è il pericolo che tu possa rimanere incinta” oppure “Benvenuta nel mondo delle donne che ogni mese hanno questo problema da gestire”, trasformando in questo modo un momento sacro in un momento di paura e sconforto.

Questo nostro modo di vivere il menarca non è cattiveria o superficialità ma rispecchia la nostra società dove la sessualità sana e costruttiva è stata sostituita da una sessualità malata (basti vedere le immagini delle pubblicità dove le donne mostrano il loro corpo perchè solo così vengono riconosciute).

Cerchiamo invece di riappropriarci dell’amore sano e vero, di quello trasparente e disinteressato che si mostra in tutto il suo essere, sessualità compresa.

Il rito per la prima mestruazione aiuta anche in questo. Ma come farlo?

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Esistono tantissime ostetriche sensibili al tema che aiutano la famiglia a prepararsi e a fare un rito per questo momento. Ma è anche possibile crearsi il proprio rito.

Per preparare la giovane all’evento basterebbe partecipare ad altri riti per la prima mestruazione (è il modo più semplice per fare esperienza di questo passaggio che sta per avvenire). Purtroppo però sono ancora rari questi incontri quindi è la mamma, o la famiglia al completo, che si deve dar da fare per accompagnare l’attesa del menarca.

Basta una serata al mese, 5 minuti prima di andare a letto, dinnanzi ad una candela (regalata proprio per l’attesa) che può essere posizionata vicino al comodino della fanciulla. Mamma e figlia si concedono questo momento mensile (magari durante la luna piena o crescente) per ricordare che a breve accadrà qualcosa di sacro, una bambina diventerà donna, il sangue che scorre in lei si espanderà nel mondo e potrà donare vita.

Servono pochi minuti al mese, poche parole, poche cose. Ognuno poi potrà creare il rito che gli sarà più consono: l’importante è che sia sobrio ma colmo di presenza e di rispetto verso ciò che sta per accadere.

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Per comprendere davvero cosa accadrà la bambina dovrebbe aver vissuto in modo naturale la mestruazione della mamma: fin da piccolissime (quando ancora non hanno tabù) non nascondetevi con le vostre mestruazioni! Capita a tutte di essere in bagno e di vedersi arrivare le vostre bimbe (ma anche i vostri bimbi!): non allontanatele (ma nemmeno i maschietti) se avete il ciclo mestruale ma rispondete alle loro domande fin da piccolissimi. Solo così cresceranno con la familiarità riguardo a questo aspetto femminile e lo vivranno in modo naturale. Se non ci riuscite forse anche voi avete un tabù da sciogliere…

Quando invece arriva il menarca allora sì vi sarà un vero e proprio rito, sobrio anche questo (mi raccomando di non cadere nel festeggiamento chiassoso e senza senso!). Abbracciate vostra figlia, datele il benvenuto in questo mondo femminile adulto, tenetela a casa da scuola (non perchè è una malattia e deve stare a casa ma perchè è giusto gustarsi questo momento e poi purtroppo socialmente questo momento non viene riconosciuto e ciò rischia di annullare la magia che siete riuscite a creare), ditelo al papà che l’abbraccerà e magari le porterà un dono una piantina, donatele una collana a voi cara, chiedetele (perchè la nostra società non è abituata a festeggiare il menarca!) se vuole un rito per questo suo passaggio e se la sua risposta è positiva invitate il pomeriggio o la sera poche amiche, insieme cucinate e gustatevi il tè o il cibo dinnanzi ad una candela, cantate se volete, ballate, posizionate sul capo della vostra bimba una corona simbolo della sua regalità…

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La vita deve essere riconosciuta e gustata nei suoi passaggi di crescita e di cambiamento altrimenti che vita è?

Elena Bernabè

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