La rabbia è un’emozione importante, che va accolta e rispettata, perché a tentar di frenarla o zittirla spesso si fa peggio: ci facciamo del male, non rispettiamo il nostro sentire, il nostro essere, rinneghiamo alcune nostre sfaccettature, rinunciamo ad una parte di noi che viene dal nostro profondo.

A furia di rifiutare di vivere la propria rabbia, rinunciamo ad uno dei nostri colori: rinunciamo al rosso fuoco, rosso come la rabbia, come il sangue, ma anche rosso come la vita che scorre in noi. E il rosso è un colore primario, un colore fondamentale della nostra palette di emozioni.

“La rabbia è non solo inevitabile, è necessaria. La sua assenza indica indifferenza, la più disastrosa delle mancanze umane.”
(Arthur Ponsoby)

La rabbia è un’emozione, bisogna lasciarla scorrere

guardare la propria rabbia

Se vogliamo parlare della rabbia, dobbiamo fare una precisazione: la rabbia è un’emozione, non un sentimento. Qual è la differenza tra emozione e sentimento? L’emozione è molto passeggera: è come il vento che passa e si porta via un po’ di foglie secche; il sentimento invece è più radicato in noi e dura a lungo: è come un fiore, necessita di tempo per sbocciare.

Anche se è reputata scomoda o sconveniente, la rabbia ci serve e non dobbiamo eliminarla, domarla, zittirla o ignorarla perché anche se verrà rimandata indietro nelle nostre profondità, rischierà di accumularsi fino a farci scoppiare, allora sì che sarà sconveniente e dannosa! Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia ciò che fa parte di noi e riconoscere che abbiamo il diritto di provare tutta la nostra palette di emozioni: è l’unico modo che abbiamo di conoscerci davvero.

“Non si diventa illuminati immaginando figure di luce, ma divenendo coscienti del buio.”
(Carl G. Jung)

Conoscere ed esprimere la nostra rabbia è un nostro diritto

fuoco della rabbia

Reprimere questa emozione così forte può essere dannoso, ecco perché è utile capire come possiamo darle sfogo. Possiamo darci la possibilità di esprimere la nostra rabbia, isolandoci per un po’ se è necessario, per poter urlare a squarciagola in mezzo ad un campo con buona pace delle cornacchie del vicinato, sfogare l’energia che ci ribolle in corpo correndo all’impazzata, prendendo a pugni un vecchio sacco da boxe (o un cuscino) oppure mettendo le mani a carta, penna, colori e lasciando che quell’emozione si esprimi in libertà.

Questo ci aiuterà a conoscere quella parte di noi più aggressiva e antica, quella figura buia nelle favole che ci spaventava: il nostro lupo nero.

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In un suo vecchio video, lo psicoterapeuta, filosofo e scrittore Raffaele Morelli consigliava di dare un volto alla propria rabbia, per imparare a conoscerla (-ci) meglio, e approcciarci in modo più rispettoso ed autentico a questa energia primordiale che abita in noi dall’alba dei tempi, perché fa parte dell’evoluzione dell’essere umano, ha uno scopo: la rabbia è un’energia difensiva, che ci aiuta a mostrare le zanne quando i nostri paletti non vengono rispettati.

Ti dirò la verità: ho fatto questo esercizio quasi per gioco, ma il risultato è stato davvero sorprendente, ecco perché tenevo a parlartene.

Guarda la rabbia in faccia: a chi assomiglia la tua?

a chi somiglia la rabbia

Come molti, sono cresciuta con il divieto di poter esprimere la mia rabbia da piccola, portandomi poi da adolescente a non saper approcciarmi a questa emozione così forte e a “buttare giù” il boccone amaro ogni volta, fino a quando la rabbia si è somatizzata e ho cominciato a stare male fisicamente.

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Imparare ad esprimere la rabbia, a sentire che fosse un mio diritto poterla vivere liberamente senza sentirmi in colpa, è stato un lavoro lungo e difficile ma ne è valsa la pena: sia al livello fisico che emotivo.

Credevo di essere giunta ad un buon punto nel mio lavoro interiore quando ho visto il video del Dr. Morelli e ho “giocato” a mettere un viso su questa emozione, così ho incontrato la mia rabbia: aveva il volto di Medusa, la Gorgone dalla chioma di serpenti irosi che pietrificava chiunque incrociava il suo sguardo. Già!

Sono rimasta colpita da questa rivelazione del mio inconscio perché dietro a questa figura si nascondeva un messaggio prezioso: la mitologia greca narra che dal sangue della testa decapitata di Medusa, era uscito Pegaso, il cavallo alato, e che il sangue della Gorgone aveva dei poteri magici in grado di guarire qualsiasi malattia (Atena fece dono del sangue di Medusa ad Asclepio, trasformandolo nel dio della medicina).

Il dono della mia rabbia dopo averla incontrata era quindi un prezioso messaggio simbolico: “Dentro di me, scorre il veleno dal quale nasce anche la medicina”. È così che ho cominciato a conoscerla meglio, a rispettarla, ad osservare quella Medusa che era in me, senza giudizio, e a far pace con quella parte che ha il diritto di esprimersi come tutte le altre, perché in caso di bisogno, è su di lei che potrò contare.

rabbia è medicina

Perciò ti invito a fare anche tu questo piccolo esperimento: se la tua rabbia avesse un volto, a chi somiglierebbe?

“La rabbia che rimane dopo una delusione è come una medicina. È amara ma serve a guarire dall’ingenuità.”
(Paola Felice)

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it