L’alta sensibilità è una caratteristica del temperamento descritta per la prima volta dalla ricercatrice e psicologa Elaine Aron nel suo libro The Highly Sensitive Person: How to Thrive When the World Overwhelms You nel 1996, pubblicato in Italia col titolo Persone altamente sensibili. Come stare in equilibrio quando il mondo ti travolge. Lo definì come un tratto del temperamento caratterizzato da una maggiore profondità nell’elaborazione di tutti gli stimoli, sia sensoriali, emotivi che cognitivi.
Essere Persone Altamente Sensibili (PAS) nella società moderna infatti non è facile. Spesso si è giudicati troppo sensibili, emotivi, empatici, fragili, disponibili, altruisti, reattivi. Un “troppo” che ha finalmente trovato dignità nella definizione di un tipo di funzionamento diverso: più intenso e profondo. Forse più trasversale, in un mondo che scorre in linea retta e non si guarda indietro, mentre le PAS continuano a guardarsi dentro e intorno.
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Cervello e ipersensibilità: la biologia dietro le Persone Altamente Sensibili
Il mondo delle Persone Altamente Sensibili è per definizione ad alta intensità: emozioni potenti, sensazioni fisiche più acute e, di conseguenza, una capacità diversa di rispondervi. La sensorialità ha un posto preponderante nella loro quotidianità e le PAS vivono con maggiore forza gli stimoli uditivi, olfattivi e tattili che hanno un impatto concreto sul loro sistema nervoso.
Si tratta di “una normale variazione del temperamento, innata e sana, presente in più di 100 specie animali oltre all’essere umano” che sarebbe condivisa secondo le ultime stime dal 15-30% della popolazione.
Una “neurodiversità” funzionale
L’alta sensibilità ambientale, così come chiamata da molti studiosi, non è una neurodivergenza come l’autismo o l’ADHD, ma una neurodiversità. Non è una malattia quindi non c’è una diagnosi; è un semplice modo differente di elaborare il mondo intorno a sé.

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Questo temperamento è stato validato scientificamente dalle neuroscienze, e più precisamente da studi di neuroimaging, pubblicati nella ricerca intitolata The highly sensitive brain: an fMRI study of sensory processing sensitivity and response to others’ emotions presso l’Università della California, nei quali è stata osservata una maggiore attivazione delle aree legate all’attenzione, alle emozioni, alla coscienza e ai neuroni specchio.
Anche un fattore genetico è stato osservato: sono state rilevate varianti di geni legati alla serotonina e alla dopamina associate all’alta sensibilità. Questa osservazione si ricongiunge alla presenza di una certa ereditarietà notata dalla dott.ssa Elaine Aron nei suoi primi studi.
L’apprendimento è, infatti, uno dei punti interessanti in cui un PAS si riconosce: spesso elabora le informazioni in modo più approfondito, a volte reticolare e non lineare. Alcune Persone Altamente Sensibili hanno infatti ciò che viene definito come pensiero arborescente. Il pensiero non segue una linea retta, da A a B, ma segue traiettorie parallele e ramificate simultaneamente. Se ciò porta a un pensiero creativo e fecondo, il carico cognitivo e la richiesta energetica che comporta sono sensibilmente maggiori, esponendo le persone altamente sensibili al sovraccarico o overarousal.
Navigare il sovraccarico: strategie di sopravvivenza emotiva per i PAS
Se il sistema nervoso delle PAS è più sensibile, ciò porta inevitabilmente con sé ripercussioni nella loro vita che la maggioranza delle persone fatica a comprendere e riconoscere.
Una persona PAS processa la quotidianità a livello cognitivo, emotivo e sensoriale in modo più pieno e profondo; ciò comporta che, quando sorge un evento stressante, questo trova un terreno già molto carico e affaticato. Non è quindi corretto parlare di minor resilienza delle PAS ma di maggiore accumulo e sovraccarico.
Quando una persona PAS è in uno stato di equilibrio e impara a rispettare la sua diversità e i suoi tempi di riposo, non come un difetto, ma come una necessità fisiologica, allora riesce a condividere la sua innata capacità di relazione, di empatia e di etica, che sono virtù fondamentali.
Il rischio, tuttavia, resta in agguato: quando il sistema nervoso resta bloccato in una modalità perenne di “lotta o fuga” possono sorgere l’esaurimento, il burn-out, la stanchezza sociale e talvolta episodi depressivi causati spesso da un sovraccarico eccessivo e/o prolungato. Inoltre, soffrono maggiormente per “risonanza”: il dolore altrui e le ingiustizie sono percepiti con forza.
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Il sovraccarico o overarousal nelle PAS
Il sovraccarico è uno stato di saturazione della persona che vive una sovra-stimolazione. Va chiarito che questo sovraccarico può tradursi anche in dolore fisico.
Per esempio, una persona PAS può entrare in uno stato di sovraccarico in un centro commerciale perché delle lampade difettose sfarfallano. Non è sempre percepito consapevolmente, ma può creare un senso di oppressione, di ansia, forti mal di testa. Allo stesso modo, possono essere sopraffatti da profumi troppo intensi, rumori improvvisi o forti, certe sensazioni tattili. Alcuni tessuti, ad esempio, risultano letteralmente impossibili da indossare.
Il guaio è che le persone PAS credono spesso che le altre persone condividano le stesse sensazioni fisiche quindi le critiche o i giudizi vengono accolti su questa base falsata.
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Cosa fare in caso di sovraccarico? Abbassare il volume

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Il sovraccarico per le PAS è uno stato che non può, né deve, durare a lungo per preservare la sua salute psicofisica. Se riconoscere di essere una PAS è fondamentale, imparare a gestire questa natura è fondamentale perché ha dei grandi vantaggi, ma per farli emergere, occorre capire come evitare lo stato di sovraccarico.
La maggiore stanchezza fisica e mentale, causata dall’esposizione e elaborazione a stimoli troppo forti e/o numerosi porta a una maggiore necessità di riposo per riequilibrare e calmare il proprio sistema nervoso. Dormire di più e ridurre l’esposizione non è un lusso, è una necessità.
Nel caso di sovraccarico sensoriale ed emotivo (Overarousal), dedicarsi oasi di silenzio e isolamento (o “spazi di decompressione”) è fondamentale. Può essere utile indossare per qualche minuto delle cuffie antirumore, per esempio.
La porosità emotiva che si manifesta per eccesso di empatia porta ad assorbire le emozioni degli altri come una spugna; è quindi fondamentale imparare a stabilire dei confini sani e coltivare tempi di solitudine.
Quando i pensieri affollano la mente, è utile ricorrere alla scrittura sia per rallentare la velocità di pensiero che per ordinare la costellazione di idee che spesso si crea nella mente delle PAS, oppure tornare nel corpo con yoga, stretching, movimento dolce, ecc.
Dedicare spazi di contatto con la natura rientra tra le attività più gratificanti e indispensabili per le Persone Altamente Sensibili: la contemplazione naturale che ne deriva le porta naturalmente a uno stato riflessivo nutriente.
L’ambiente può diventare fonte di stress e blocco cognitivo, è cruciale creare un oasi accogliente intorno a sé, proprio perché il corpo è considerato come organo di senso complesso. È il canale che può portare sia alla confusione, che alla pace attraverso i sensi.
Il dono della profondità: come valorizzare la propria empatia nel mondo moderno

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La dott.ssa Aron riconosce nelle Persone Altamente Sensibili una maggiore capacità di elaborazione dell’ambiente. La maggiore porosità al mondo delle PAS favorisce una più rapida elaborazione delle dinamiche relazionali, un’innata empatia e di conseguenza una maggiore tendenza all’altruismo, favorendo quindi un sistema basato sulla cura, la solidarietà e la collaborazione invece che sulla predazione e il dominio.
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Inoltre, se una persona rileva precocemente elementi che possono essere pericolosi, ecco che la sua natura si rivela vitale per sé e per tutte le persone che la circondano. Questo tratto di temperamento può quindi aver giocato un ruolo significativo per la sopravvivenza della comunità e la sua evoluzione. Le PAS hanno anche una sensibilità particolare nell’individuare elementi in risonanza tra loro, permettendo l’individuazione di collegamenti e teorie creative, talvolta rivoluzionarie.
Carl G. Jung, fu il precursore dello studio sull’alta sensibilità, che lui definì come “sensibilità innata”. Egli stesso si identificò come individuo sensibile dotato di permeabilità psichica. Fu questa sua caratteristica secondo lui a renderlo capace di cogliere l’esistenza dell’inconscio collettivo. Ma è possibile riconoscere questo tratto distintivo anche nell’esposizione reticolare delle sue teorie.
Il pensiero profondo delle Persone Altamente Sensibili segue una traiettoria diversa rispetto al pensiero comune: la trasversalità non è sempre facile da seguire. Nella mente di una PAS possono collegarsi concetti apparentemente distanti tra loro. Non è un pensiero dispersivo, ma ha una configurazione diversa: lì dove alcuni seguono una linea retta deduttiva, loro possono creare vere e proprie costellazioni di significato.
La sensibilità, un dono plurale
La PAS può svolgere un ruolo preciso e importante, oggi più che mai. La sensibilità può sembrare un peso in un mondo cinico e quasi robotico, ma le PAS che faticano a vivere in un contesto simile ci mostrano che, presto o tardi, quel sistema è destinato a implodere su se stesso se viene a mancare l’umanità.
Ed è probabilmente questo il tesoro più importante che le PAS portano: ricordarci che non siamo esseri puramente mentali tagliati fuori dal loro ambiente, ma che nel bene e nel male ognuno di noi interagisce con esso a un livello sottile.
Fonti e approfondimenti:
• Elaine Aron, Persone altamente sensibili. Come stare in equilibrio quando il mondo ti travolge, Mondadori, 2018
• Il tratto dell’Alta Sensibilità.
• The highly sensitive brain: an fMRI study of sensory processing sensitivity and response to others’ emotions, University of California, 2014.




