La dea Iside è una figura mitologica che ha affascinato, sin dall’antichità, tutto il bacino mediterraneo; i suoi riti iniziatici hanno attratto l’interesse di molti saggi del passato. Nel cuore della tradizione egizia, il suo nome è indissolubilmente legato al mito di Osiride e Iside, uno dei racconti fondativi più potenti dell’antico Egitto, incentrato sui temi di morte, resurrezione e rigenerazione.
Se Iside era un tempo una divinità minore della fine dell’Antico Regno, la sua popolarità crebbe progressivamente, inglobando gli attributi di molte dee madri dell’Antico Egitto, fino a creare una stratificazione religiosa e simbolica che la rese la dea più potente: il perno intorno al quale ruotava un’intera cosmogonia, ma anche un’immagine capace di sopravvivere al passare dei secoli. Iside, dea e archetipo, è una figura emblematica che può ispirare ancora oggi un percorso di resilienza.
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Iside, la dea egizia sopravvissuta
Iside o Aset fu una divinità dell’Enneade di Eliopoli. Figlia di Geb e Nut, gemella di Nefti e sposa di Osiride, appare in numerosi miti che la vedono come dea della magia e della resurrezione. Il suo nome significa “trono” ed è uno dei suoi attributi: è sia una sua rappresentazione, sia il simbolo che orna la sua testa nelle sue numerose rappresentazioni.

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Se i suoi attributi cambiarono lungo i secoli, tra nodo isiaco, corone solari e sistro, la testimonianza del suo culto attraversò i paesi e le culture: dall’Egitto tolemaico ai faraoni greci, fino a giungere in Europa, dove furono trovati oggetti votivi in Italia, Francia, Germania e persino a Londra. La sua immagine si stratificò e si fuse così tanto con l’iconografia di altre religioni da risultare una delle poche a essere sopravvissuta al cristianesimo.
Se Iside incarna l’amore materno che sfida la morte e il tradimento (concepisce Horus post-mortem e adotta Anubi, figlio concepito da Osiride e Nefti), la protezione, la guarigione e la magia, alcuni studiosi hanno ipotizzato influenze iconografiche isiache sulle prime rappresentazioni della Vergine col Bambino.
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Il mito di Osiride: Iside e il potere della guarigione attraverso l’amore
Il mito di Iside e Osiride compare nei Testi delle Piramidi e nei Testi dei Sarcofagi risalenti al 2100-1650 a.C., ed è stato trasmesso in forma compiuta soprattutto da Plutarco nel suo trattato Iside et Osiride (I-II secolo d.C.), sacerdote dei riti iniziatici che si diffusero in tutto il bacino mediterraneo: i Misteri di Iside, che trasmettono la conoscenza della morte e resurrezione di Osiride grazie a Iside e, quindi, della vita dopo la morte.
Il mito di Eliopoli narra dell’uccisione di Osiride, re del mondo, da parte del fratello Seth. Prima lo fece ubriacare e rinchiudere in una cassa di legno buttata in mare. Poi, quando sorprendentemente la cassa fu ritrovata ad Abido, Seth fece a pezzi il suo corpo per accertarsi che Iside non potesse resuscitarlo grazie al nome segreto di Atum (il dio creatore, in altre versioni si tratta di Ra) che ella era riuscita a rubargli e che le dava il potere di riportare i morti nel regno dei vivi. I 14 frammenti del suo corpo furono dispersi per le province del regno.
Ma Iside e la sua gemella Nefti, sposa di Seth, si misero in cerca del corpo che riuscirono a ricostituire, ad eccezione del fallo del dio che fu divorato da un pesce. Iside costruì allora un fallo di pietra (l’antenato dell’obelisco) per riuscire a ricomporre il corpo del suo amato e compiere assieme a lui un rito d’amore. Iside, trasformata in un nibbio (una specie sacra di rapace), si posa sul corpo del marito. Grazie al potere della magia, dall’heka, ovvero la capacità di “attivare il Ka” (l’anima) per il tramite della parola (detto Hu) e alla conoscenza divina (o Sia), Iside alata risveglia Osiride abbastanza a lungo da concepire un figlio: Horus.
Tuttavia, Osiride, ormai incapace di vivere nel mondo dei vivi, diventa il signore del Duat, il regno dei morti, mentre Horus cresce protetto da Iside. Da adulto, vendicherà il padre e regnerà sull’Egitto. Nel Duat, Osiride opererà secondo il rito della pesatura del cuore per le anime dei mortali, introducendo la conoscenza della resurrezione per i mortali che trovano finalmente, nel mito di Iside e Osiride, la salvezza.

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Il mito stratificato di Iside e Osiride
Questo mito è ricco di significati che attraversano il ciclo di morte e rinascita, le stagioni e le inondazioni del Nilo, portando all’identificazione di Iside col principio materno e protettivo, capace di muovere il cielo e la terra per amore. Ma coincide anche col mito di fondazione dell’Egitto stesso come regno unificato, non più come “Due Terre” divise, ma come paese guidato da un faraone, personificazione dell’Horus vivente.
Ecco che il mito illustra il potere dell’unione che attraversa i confini della terra e dell’invisibile. La rappresentazione di Iside alata veicola la padronanza dell’aria, non solo come fonte della “parola efficace”, ma della vita stessa come soffio divino.
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I simboli di Iside: il significato esoterico del nodo e del sistro

L’egittologa Geraldine Pinch, in Magic in Ancient Egypt, interpreta la fusione di Iside con altre figure (Hathor, Bastet, Bat) come un processo di teologia inclusiva: le divinità non si escludono, ma si arricchiscono. Nel crocevia di questa fusione troviamo alcuni simboli sacri, tra cui il sistro e il nodo.
Il sistro, lo strumento sacro di Iside
Il sistro è uno strumento musicale metallico sacro alla dea Iside. Era costituito da un quadro all’interno del quale erano infilati rondelle o gusci metallici che venivano scossi ritmicamente. Il nome egizio era sesheshet, un termine onomatopeico che richiamava il fruscio del vento tra le erbe di papiro. Veniva suonato dalle sacerdotesse in contesti dove canti e danze avevano un’importanza liturgica.
Universalmente riconosciuto come sacro a Iside, che secondo la mitologia ne fu l’inventrice, ritroviamo il sistro anche come attributo di Hathor e, prima ancora, di Bat. Il sistro era usato per evocare la brezza divina vitale e la capacità generativa. Aveva anche una funzione apotropaica: serviva a purificare l’energia degli ambienti e a scacciare le influenze nefaste. Plutarco testimonia che il sistro chiarisce come tutte le cose abbiano bisogno di essere “scosse” per non cessare mai di muoversi e restare vigili.
Il nodo di Iside, rosso come il sangue
Il nodo è un altro simbolo sacro a Iside nella sua veste di dea della magia. Nei Testi delle Piramidi si riporta che fu proprio grazie alla magia dei nodi che Iside poté resuscitare Osiride. Di colore rosso per simboleggiare il sangue della dea, compare su numerosi sarcofagi come amuleto protettivo.
J.G. Griffiths, celebre egittologo, codificò il nodo di Iside (detto tyet) come un primitivo dispositivo legato al sangue mestruale. È probabile che tutto ciò che riguardava la generazione fosse avvolto da un alone di heka (magia). Nel Libro dei Morti, il sangue di Iside è infatti invocato come una forza capace di proteggere il defunto, poiché conteneva l’impronta della creazione e il principio di rigenerazione cosmica.
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La dea Iside oggi: riscoprire l’archetipo del divino femminile e della protezione
La forza del femminino sacro incarnato dalla dea Iside non è solo accoglienza, ma s’intreccia ai temi funerari e alla capacità di deviare il corso degli eventi grazie alla propria caparbietà.

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Nel mito di Osiride, Iside attraversa il lutto come rito iniziatico e diventa Signora della resurrezione, la somma guarigione. In lei convivono aspetti contraddittori: è vergine e sposa, madre e maga, nutrice e guerriera. Eppure è questa tensione costante a svelarne il potere.
La sua magia è la forza primordiale che precede la creazione e la sostiene. È la Grande Madre che dà la vita e la morte secondo la concezione junghiana, grembo dell’inconscio collettivo. Per questo è uno degli archetipi più potenti per aiutarci ad attraversare le nostre “notti oscure dell’anima“. La dea Iside mostra il cammino del lutto come rito che risveglia l’anima o, in chiave analitica, il processo d’individuazione che permette a ognuno di diventare ciò che è nel profondo.
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Fonti e approfondimenti:
• Carl G. Jung, Gli archetipi dell’inconscio collettivo, Bollati Boringhieri, 1970.
• Geraldine Pinch, Magic in Ancient Egypt, University of Texas, 2010.
• La civiltà egizia: ginecologia




