La Beata Vergine Maria è per molti una presenza spirituale importante: è la Madre Celeste, colei che rasserena, consola, ascolta le preghiere e spesso, in qualche modo, vi risponde. A lei sono dedicate molte celebrazioni e luoghi di culto dove la Madonna si sarebbe presentata. Tuttavia, intorno a questa figura dell’iconografia cristiana ruotano significati profondi, colmi di insegnamenti e curiosità.

La Vergine Maria e le sue nobili origini

Maria nacque a secondo delle fonti a Betlemme o Gerusalemme nel I secolo. a. C. da Anna della tribù di Levi, discendente di Aronne, e Gioacchino della tribù di Giuda, discendente di re Davide. Queste nobili origini si svelano nel significato del suo nome: Maria, o Myrhiàm in aramaico antico, deriva dall’egiziano Myrhiam e significa “principessa”.

La sua vita nella storia cristiana fu molto discussa e a tratti ricostruita dai Padri della Chiesa; è il caso per esempio della discussione sulla sua Immacolata Concezione che dopo lunghe diatribe fu proclamato l’8 dicembre 1854.

È chiamata Regina dei Cieli, Stella del mare, Madre di Dio, Santa Madre, piena di Grazia ed è simbolo di amore, e misericordia, perdono e consolazione, è la protettrice delle madri e incarna la purezza, l’amore e la fede incondizionata.

Anche se ora è venerata tanto quanto Gesù, sembra che la storia della sua vita si sviluppi all’ombra di suo figlio; ma guardando da più vicino il suo ruolo nella storia narrata è possibile scorgere un insegnamento importante che potrebbe sembrare paradossale qualora ci si fermasse alle sue raffigurazioni più comuni che la presentano come una donna dalla presenza sempre silenziosa.

Vergine Maria, un esempio di coraggio e forza

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La Vergine Maria, simbolo di purezza e amore è molto amata non perché fu concepita senza peccato, ma perché fu in grado di sostenere suo figlio fino all’ultimo momento. La sua purezza forse sta nella capacità di amare oltre ogni dolore, oltre ogni ferita. È una madre dalle vesti bianche ma dal cuore che ha sanguinato e ha saputo rimarginare le sue ferite. Incarna così la guaritrice, colei che accompagna nella prova, fino alla guarigione, fino alla salvezza. È il simbolo della madre che ama oltre ogni dolore, oltre ogni sfida del destino, perché ne ha fatto esperienza diretta.

Maria non è solo un simbolo di abnegazione, ma anche di forza. Essa attraversa le prove più dure per il cuore di una madre: la tortura e la morte di un figlio, e lo fa con una forza e una fede che sfidano ogni comprensione, per questo motivo ispira coraggio nelle prove a chi la invoca nelle sue preghiere.

Madre terrena, Madre celeste

Quando il cristianesimo giunse in Europa, terra nutrita dai culti legati alla fertilità e alla Grande Madre, i contadini riconobbero nella Vergine Maria la stessa Madre che avevano pregato e venerato fino ad allora e che imploravano nelle loro preghiere per guarirli dai loro mali, per avere raccolti sufficienti per nutrire la loro famiglia, per assicurare la pace nella comunità.

Il passaggio dalla Madre Terra alla Madre Celeste sembra quindi essere stato abbastanza naturale. Le rose e i fiori che si dedicavano alla dea della terra affinché fosse misericordiosa e assicurasse il pane quotidiano furono offerti alla Madonna, la Madre del figlio di dio, divenuta poi Madre universale.

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Storia di sincretismi e Madonne nere

La mitologia comparata ha evidenziato nell’iconografia delle similitudini tra la Beata Vergine Maria e altre “Grandi Madri” e sembra che, per sincretismo, il culto della Vergine Maria abbia riunito in sé alcune antiche tradizioni legate alle dee venerate in antichità: pensiamo, per esempio, a Bona Dea, Cibele, Diana, Iside, che sarebbero rappresentate dalle Madonne nere. Ricordiamo che i Misteri di Iside insegnavano i segreti della vita dopo la morte perché ci aiuterà a comprendere alcuni dei titoli delle madonne nere.

A sostenere questa teoria vi sarebbe l’ubicazione delle chiese dedicate a queste Madonne nere che sorgerebbero sopra antichi templi per la maggior parte di origine greco-romana. È il caso della Madonna nera di Chartres che fino al 1793 era chiamata la Vierge-de-sous-Terre ovvero la Vergine-di-sotto-Terra.

Altre fonti confermano questa teoria. Nel 1639, anno di pubblicazione della sua opera Théâtres des antiquités de Paris, il priore di Saint-Germain-des-Prés Jean du Breul affermò quanto segue: “Nel luogo in cui re Childeberto costruì la chiesa di Saint-Vincent, ora chiamata Saint-Germain-des-Prés e alla quale diede la sua roccaforte di Issy, l’opinione comune è che ci fosse un tempio di Iside, moglie di Osiride.”

Nel 1705, gli fece eco l’urbanista francese De Lamare che stillò il piano della città di Parigi e confermò la presenza di templi di Iside nel luogo dell’abbazia di Saint-Germain-des-Prés e della cattedrale di Notre-Dame de Paris dove, nel 1671 si poteva ammirare una Nostre-Dame de dessous terre secondo gli studi di Camille Flammarion.

Maria e l’archetipo materno

I molti sincretismi legati a questa figura sacra e materna ci mostrano quanto incarni un principio collettivo che radica nell’inconscio umano oltre che nel tempo: la Madre, nella sua forma archetipica, cambia volto ma resta al fianco dei suoi figli, li guida, li accompagna, mostra compassione e misericordia mostrando che il velo a volte nasconde, a volte rivela, ma la sua essenza rimane intatta: lei rappresenta l’archetipo materno che accompagna l’umanità.

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“‘Nelle lacrime di una mamma, li c’è il dolore della Vergine’. Per veder piangere la Madonna non è necessario far molta strada, né interrogare questi o quelli che hanno veduto alla Salette, a Fatima, a Siracusa… Ogni qualvolta vedo una mamma piangere (ed è un fatto di tutti i giorni) vedo piangere la Madonna.”
(Primo Mazzolari)

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
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