Vi sono libri che riescono a penetrare negli abissi dell’interiorità umana. Parole in grado di far emergere la parte più buia di noi, quella che non si vorrebbe mai contattare. Eppure, in quei meandri così ostici e spinosi, dimora la radice dei nostri pensieri, dei comportamenti, dei sintomi che ci contraddistinguono.
“Sorelle” di Laura Pigozzi, psicologa clinica e giuridica, musicoterapeuta, filosofa e saggista, è uno di questi preziosi libri. Un’opera pubblicata nel 2021 ma che è uscita con una nuova veste editoriale il 26 maggio. È possibile acquistare il libro in tutti gli store online e nelle librerie fisiche. Per l’occasione ho intervistato la dott.ssa Pigozzi proprio sul tema delle sorelle: eccovi le sue preziose risposte alle mie domande.

Dottoressa, questa nuova veste del suo libro cosa presenta in più rispetto all’edizione passata?
Vi è una nuova introduzione, una decina di pagine dove focalizzo l’attenzione sul tema delle sorelle e cerco di accompagnare il lettore a fare spazio dentro di sé per accogliere questa lettura. Un inizio corposo dove ho approfondito dei concetti importanti.

Com’è nato l’interesse verso la tematica delle sorelle? Se non sbaglio, lei è l’unica ad avere affrontato questo legame in modo articolato.
Ho scritto questo libro grazie alle mie pazienti. Lavorando con loro mi sono accorta che, se non si giungeva a parlare del rapporto con la sorella o le sorelle, mancava qualcosa nel percorso terapeutico, non si arrivava al cuore della questione. Ho effettuato delle ricerche e mi sono resa conto che la letteratura sul tema delle sorelle era manchevole, ho trovato solo un articolo di una collega canadese scritto 25 anni fa e poi mai più ripreso da nessun studioso. È un tema scabroso quello delle sorelle, perché fa emergere il doppio femminile che si confronta. Di solito una sorella è in opposizione all’altra oppure è speculare all’altra. Noi psicoanalisti sappiamo che la questione del femminile è una questione molto spinosa. Ne ho parlato nel mio ultimo libro “Non solo madri” edito da Raffaello Cortina Editore. Lacan, il famoso psicoanalista francese, interrogandosi sulla natura della donna affermò che “la donna è non tutta“. Un’affermazione che acquista significato in base alla storia di ogni donna. Questo concetto è da declinare anche nelle sorelle: due “non tutte” che si mettono in relazione in un legame assolutamente significativo, strutturale e fondante. E questa complessità crea problema. Molti studiosi che non sono supportati dalla teoria non scrivono saggi. Io ho provato ad appoggiarmi alla mia pratica clinica, scrivendo questo libro. La mia analisi ha tratto spunto anche dall’esperienza personale: due figlie in casa che mostrano quotidianamente la bellezza e la problematicità dell’essere sorelle. Questo mio lavoro è una riflessione sul piano psicoanalitico, sociale e filosofico sul tema delle sorelle, una questione che nessuno vuole prendere in mano in modo approfondito.
Quando le sorelle si allontanano tra loro cosa accade?
Nei legami tra sorelle ci sono ruoli assegnati alla nascita. Non sono ruoli decisi tra sorelle, ma giungono dai genitori. Quindi c’è la più intelligente, la più divertente, quella su cui non si può fare affidamento. Queste investiture tendono a rimanere per sempre. Allontanarsi da una sorella a volte è una sostituzione, è una soluzione che si è trovata per non separarsi dalla madre, come se si pensasse “non mi separo dalla madre che è più difficile, ma mi separo dalla sorella“. Questa dinamica nella clinica la vedo spesso. Le sorelle soffrono nello separarsi, sono nate per vivere più a lungo che la madre più o meno gli stessi anni, importante che siano legate anche quando la madre non ci sarà più. Eppure invece di separarsi dalla madre, movimento che tutte le ragazze dovrebbero fare ad una certa età, ci si separa dalla sorella. Questa è una configurazione che, nel rispetto di ogni particolarità e soggettività tra sorelle, trovo spesso nel mio lavoro terapeutico.

Quindi è di fondamentale importanza separarsi dalla madre?
Separarsi dalla madre aiuta a capire chi siamo, separarsi dalla sorella non è altrettanto urgente. Poi dipende dal ruolo che ha la sorella: se è invadente, se assume il ruolo materno ecc. Allora in questi casi è necessario un taglio. In generale, però, separarsi dalla sorella non aiuta a crescere. Anche se a volte è necessario separarsi perché l’attrito è talmente forte che bisogna allontanarsi , quello che aiuta davvero a crescere è andare all’origine del dissidio. C’è sempre un’origine che a che fare con la figura materna, che riguarda il modo in cui si è posta nei confronti delle figlie e del loro legame di sorellanza. Il legame con la propria sorella è una relazione che riguarda profondamente la nostra crescita personale. Le separazioni fanno crescere, ma soprattutto quelle dai genitori.
Il rapporto tra cugine può essere paragonato a quello tra sorelle?
Se sono cresciute insieme sì. Nel sud Italia la cuginanza è una relazione molto viscerale. I cugini possono prendere il posto dei fratelli.
A pag. 49 del suo libro lei scrive “se esiste una società umana è perché esiste la rivalità che genera identificazione: il patto trasforma l’odio”. Può spiegare questo concetto che è ben trattato nel libro?
Quando un bambino nasce c’è rivalità tra fratelli o sorelle. Ma siamo stati noi stessi, in passato, tra le braccia della madre. Non ce lo ricordiamo e ciò che non ricordiamo non esiste per la nostra mente. L’altro allora diventa il rivale. Ma è nel confronto con il rivale che inizia la socialità. I fratelli e le sorelle iniziano a negoziare gli spazi, ad esempio nella cameretta comune. La negoziazione è l’inizio della società. La società crolla quando non c’è più negoziazione, quando non c’è più la possibilità per ognuno di perdere qualcosa. Oggi nessuno vuol più perdere niente e quindi la negoziazione diviene sempre più difficile. Con una sorella noi impariamo anche la tolleranza alla differenza, con lei siamo nella differenza e nell’uguaglianza.
Qual è l’intento del suo libro? Cosa vuole comunicare con le sue riflessioni?
Ho scritto questo libro con un intento ben preciso. Ho raccontato varie storie di sorellanza, anche tragiche, per mostrare quanto questo legame possa essere complicato e mi ha obbligato a considerare con occhi diversi la relazione. Questo è un libro coraggioso e spinoso perché affronta un tema negletto. Il legame tra sorelle può essere opaco, torbido, oscuro: chi vuole mettere le mani in questo mare buio? Il mio intento è stato quello di metterci le mani e vedere cosa ne esce.

Qual è l’augurio che vorrebbe rivolgere al lettore che si appresta nella lettura del suo libro?
L’invito è quello di pensare alla propria sorella e alla storia con la propria sorella, poiché è un altro modo per capire cosa ne è stato della nostra vita e delle nostre relazioni. E cosa ne sarà. Perché molte relazioni, anche quelle con il partner, prendono qualcosa dal legame con la sorella per le donne, perché i legami femminili sono viscerali. E a volte noi entriamo nell’amore in modo viscerale. Quindi ci regala qualcosa anche nella comprensione della nostra relazione con il partner, con le amiche, nei rapporti sociali e anche di lavoro.
Questi altri libri pubblicati della dott.ssa Laura Pigozzi:
Ogni due lunedì del mese la dott.ssa Pigozzi risponde alle domande del pubblico sui suoi canali social:
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Elena Bernabè











