I rapporti di coppia sono molto complessi. Quando due individui decidono di unirsi, sono anche le loro ferite, le loro aspettative che s’intrecciano. A volte, questa trama si tinge di dolore, di sofferenza e invece di fungere da rete di sicurezza, diventa una prigione dove, anche sapendo di fare del male all’altro, non si riesce a fare a meno di lui. È il caso della codipendenza affettiva.

Nella codipendenza affettiva, la coppia manifesta un attaccamento instabile ed infelice che costringe entrambi i membri a vivere in una sorta di limbo: non sono felici assieme ma non riescono a fare a meno l’uno dall’altra.

I segni della la codipendenza affettiva:

→ Insicurezza
→ Bassa autostima
→ Mancanza di considerazione dei propri bisogni
→ Eccessiva considerazione dei bisogni altrui
→ Pensieri ossessivi sulla persona amata
→ Desiderio compulsivo di sentirsi amati e di colmare un vuoto interiore

Questa condizione può diventare patologica, sfociando in unioni profondamente disfunzionali e dolorose: non è raro vedere una persona dipendente incatenata, praticamente di sua volontà, in una relazione con una persona anaffettiva, egoista, o narcisista, dove sarà possibile trovare segni di violenza psicologica.

Purtroppo, qualora il membro “dominante” abbia anche delle caratteristiche sadiche o manipolatorie, non sarà raro imbattersi in casi di violenza fisica e maltrattamenti vari. Purtroppo, questi casi non sono poi così rari, motivo per il quale è importante informarsi e chiedere aiuto a dei professionisti (medici, psicologi e nei casi più gravi, forze dell’ordine).

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Le feriti infantili all’origine della codipendenza affettiva

Ti meriti un amore

All’origine di questo atteggiamento di codipendenza affettiva, dove entrambi i partner tentano di mascherare una fragilità interiore, ci sarebbero alcune ferite risalenti all’infanzia e ad un quadro familiare nel quale il bambino non si è sentito meritevole d’amore, oppure i suoi bisogni primari non sono stati rispettati e hanno provocato un senso di vuoto che la persona codipendente proverà a colmare a tutti i costi per non rivivere mai più quel dolore.

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L’impronta del passato doloroso, con il suo bagaglio di ferite non guarite, rischia di proiettarsi sulle relazioni che la persona vivrà, andando a condizionare in modo inconscio la scelta del partner. Ecco perché spesso non basta troncare una relazione tossica per essere fuori pericolo, perché spesso e volentieri, si ricadrà nella stessa trappola con un’altra persona che presenterà i stessi atteggiamenti disfunzionali del partner precedente: si viaggia da narcisista in narcisista, da manipolatore in egoista, senza vedere la fine del tunnel.

Il rapporto di forza nella coppia: il dominante e il compassionevole

In una coppia con codipendenza affettiva, ci sono due ruoli: uno dominante e l’altro compassionevole, ma entrambi hanno un bisogno viscerale dell’altro anche se si fanno male a vicenda.

coppia in gabbia

Questo tipo di rapporto si instaura su una base di complementarietà: se nella coppia c’è un membro che si cancella (letteralmente parlando) per fare spazio unicamente all’altro e ai suoi bisogni, dall’altro capo della fune, ci sarà qualcuno che avrà bisogno di tutte le attenzioni possibili ed inimmaginabili e che si focalizzerà solamente su se stesso senza considerare l’altro.

Per questo motivo, un codipendente compassionevole (quello che pensa solo all’altro) si unirà ad una persona dominante che gli risucchierà tutta l’attenzione e l’energia.

Come uscire dalla codipendenza affettiva?

Come detto precedentemente, non basta troncare la relazione disfunzionale e buttarsi in un’altra storia con un’altra persona se non si cura il male alla radice: si rischierebbe solo di rivivere la stessa storia con un partner diverso fuori ma simile all’altro dentro.

“Fate attenzione anche a quegli uomini che vi vorrebbero come dicono loro, che dopo qualche tempo provano a cambiarvi, a manovrarvi. Attenzione alla violenza che non fa rumore e non lascia lividi, ma fa comunque a pezzi. Attenzione, perché chi vi ama non vi fa sentire inadeguate, come se non foste mai abbastanza. Non cercate di salvare chi non sa amare. Salvate voi stesse, piuttosto.”
(Susanna Casciani)

Per uscire dalla codipendenza affettiva, è imperativo guarire gli aspetti interiori che ci spingono a voler colmare il vuoto interiore e a sentirci non meritevoli dell’attenzione e dell’amore dell’altro. Ma prima di pensare all’altro, bisogna imparare a pensare a se stesso: tornare ad avere fiducia in sé, riconoscere le proprie necessità, non avere paura di muoversi in modo autonomo nel mondo, imparare ad apprezzarsi e sapersi ritagliare del tempo per sé senza sensi di colpa, ecc. fa parte di un processo di riscoperta della propria individualità che aiuterà a non ripetere le scelte disfunzionali del passato. Tuttavia, un tale percorso non può essere improvvisato ma deve essere accompagnato da una figura professionale e competente.

Dopo aver guarito le proprie ferite interiori, non si sceglierà più un partner che tirerà i fili della nostra vita ma, avendo noi ripreso i redini in mano, sceglieremo un compagno (o compagna) che stia al nostro fianco: né sotto né sopra di noi. Allora riusciremo a creare una relazione più equilibrata e sana, fondata sulla collaborazione, sul rispetto e l’empatia, e che permetterà ad entrambi di evolvere. La coppia non sarà più una prigione ma un nucleo libero di aprirsi al mondo, libero di crescere.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e Shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it