Nel bel mezzo di una discussione, può capitare che all’improvviso ci si senta punti sul vivo da alcune parole che, a dire il vero, non c’entrano nulla con noi; perché? Il motivo di tale reazione ingiustificata sta nel fatto che è stato toccato un nostro punto dolente e una vecchia ferita si è risvegliata di prepotenza, facendoci reagire in modo violento.

Si tratta di una reazione inconscia: al dolore, rispondiamo con la rabbia, e nei peggiori dei casi incolpiamo gli altri senza motivo; tuttavia questa reazione, obiettivamente esagerata, ci dà l’occasione di osservarci con più attenzione e di capire cosa di preciso è scattato in noi per spingerci a mostrare le zanne.

“La cura per il dolore è nel dolore” disse un giorno Rumi, poeta persiano che illuminò il mondo con la sua grande saggezza, ma cosa significa di preciso e come il dolore può aiutarti a guarire?

Il punto dolente è la tua bussola verso la guarigione

Il punto dolente è solo la punta dell’iceberg, è la manifestazione di una ferita interiore più profonda che si nasconde nel tuo inconscio e al quale non hai ancora accesso; ecco che il tuo dolore diventa una medicina, nel senso più antico del termine: è quella dose di “veleno” che ti permetterà di creare la cura su misura. Il tuo dolore, in questa ottica, diventa il punto di svolta: si trasforma nel punto di partenza della tua guarigione.

Quella vecchia ferita nascosta chiede di essere curata e il dolore, in reazione ad una dinamica esteriore, è ciò che ti permette di tracciare la tua mappa per identificarla.

“Noi dobbiamo abbracciare il dolore e bruciarlo come combustibile per il nostro viaggio.”
(Kenji Miyazawa)

Di quale ferita il tuo punto dolente ti sta  parlando?

dolore

Ovviamente non è possibile trattare in modo esaustivo il tema del dolore in un articolo come questo, né dare dei consigli precisi come solo un professionista può fare durante una seduta di psicoterapia; tuttavia, ciò che possiamo fare è aiutarti a capire in quale macro-categoria si può collocare il tuo punto dolente, così avrai già le idee più chiare sulla sua natura.

Le ferite primarie sono principalmente 5 e rimandano a ciò che, in qualche modo, possono minare la nostra sopravvivenza: l’abbandono, il rifiuto, l’umiliazione, il tradimento e l’ingiustizia.

Se vuoi approfondire questo tema, ti rimando al libro “Le cinque ferite e come guarirle” di Lise Bourbeau.

 

Le 5 Ferite e Come Guarirle
Rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento: le Cinque Ferite

Voto medio su 54 recensioni: Da non perdere

€ 12,00

L’abbandono

bambini ribelli

È una ferita antica che risale spesso ai primi anni di vita, quando la tua sopravvivenza dipendeva integralmente da qualcun altro (genitore): hai paura della solitudine, di essere lasciato solo/a, cerchi il sostegno degli altri in continuazione per colmare quel senso di vuoto che ti trascini dietro. Può essere che tu abbia un bisogno viscerale dell’affetto degli altri perché è ciò che ti nutre, ciò che ti mantiene in vita e ciò che più ti è stato negato.

Il rifiuto

Anche il rifiuto è una paura atavica: l’essere umano ha sempre vissuto in comunità, e per millenni essere escluso dal proprio clan, dalla famiglia, significava morire. I tempi sono ovviamente cambiati ma questa ferita ha avuto il tempo di incidersi nel nostro inconscio collettivo.

La ferita del rifiuto ci parla di esclusione, di svalutazione, del non sentirsi degni, di non meritare l’affetto, l’attenzione degli altri.Non valgo nulla” è forse uno dei pensieri più velenosi che questa ferita ci induce a credere. In qualche modo, sei cresciuto con la convinzione che dovevi fare qualcosa per meritare l’attenzione delle persone a te più care. Per meritarti di vivere, devi fare qualcosa, non basta essere.

L’umiliazione

La ferita dell’umiliazione è collegata al giudizio e alla calunnia. Qualcuno ti ha puntato il dito contro, umiliandoti, togliendoti valore agli occhi degli altri. In questo caso non sei escluso ma al contrario sei usato come contro-peso per aumentare l’autostima dell’altro.

Questa ferita pesa sulla tua propria autostima e può spingerti a controbilanciare il tuo malessere criticando a tua volta gli altri, oppure a vivere sentendoti inferiore o sbagliato. Vivi in funzione degli altri e le loro necessità e richieste passano prima delle tue.

→ Leggi anche: “Sindrome dell’impostore. Quando non ci si sente mai pronti a spiccare il volo

Il tradimento

Vieni qui, che non ti faccio niente!” e poi arrivava la berla: questo è il miglior modo per incidere in maniera indelebile la paura di fidarsi in un bambino che poi tenderà a chiudersi al mondo, da adulto, ben conscio che non può aspettarsene nulla di buono, anche se rispetta le regole. È una ferita che parla di inganno, di manipolazione, di abuso di potere.

Come dice un antico proverbio bergamasco: “Quando uno è stato scottato dall’acqua calda, ha paura anche della fredda” (in versione originale: “Quando s’è stać iscotàć da l’aqua colda, a s’ gh’à pura a’ de quela fregia”).

Se questa ferita è ancora aperta, è probabile che questa sfiducia nell’altro ti spinga a caricarti di mille e una responsabilità, a tenere tutto sotto controllo e di riflesso, ad avere il terrore dell’errore; questa ferita può anche spingerti ad essere sospettoso, cinico e sfociare in invidia (gli altri hanno con facilità ciò che tu ti guadagni con fatica).

→ Leggi anche: “Se cercherai di avere tutto sotto controllo non sarai mai felice

L’ingiustizia

Questa ferita si attiva con la severità esacerbata, l’intolleranza, le critiche, la freddezza con la quale si tratta il bambino che crescerà sviluppando un senso del dovere invasivo sulla sua sfera personale: risponderà alla regola del “prima il dovere, poi il piacere”, salvo poi rendersi conto che dietro un dovere, ce n’è un altro, e un altro ancora, e così via.

uomo severo

Se soffri di questa ferita, è probabile che col tempo tu sia diventato un perfezionista: è la tua strategia per evitare che si risvegli in te quella tua ferita; se sei perfetto in tutto e per tutto, non potrai essere rimproverato, ma questa protezione rischia, col tempo, di diventare la tua prigione.

Il tuo punto dolente è la chiave di (s)volta

La tua percezione del mondo si basa su ciò che sei; le ferite interiori aggiungono però alcuni pericolosi filtri che possono spingerti a provare emozioni disfunzionali, a reagire in modo sbagliato alle circostanze, a vivere con una parte di te sempre in stato di allerta. Ma lì dove c’è un drago che fa la guardia, c’è anche un tesoro da scoprire.

Capire il messaggio del tuo dolore, del tuo punto dolente, è un passo fondamentale per guarirlo: è nel renderti conto di ciò che si nasconde dentro di te che puoi capovolgere la situazione e sfruttare l’insegnamento trasmesso dal dolore a tuo vantaggio:

“Rendi conscio l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.”
(Carl G. Jung)

Riprendere le redini della tua vita scavando dentro la tua ombra non sarà di certo una passeggiata, ma sarà parte del percorso che ti porterà verso una guarigione vera, duratura e profonda.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it