Nessuno ci ha insegnato a litigare bene, tutt’al più è stato vero il contrario. Abbiamo imparato a reprimere la rabbia da piccoli già quando eravamo costretti a “prestare” i nostri giocattoli, a fare buon viso a cattivo gioco, ad ingoiare il rospo senza poter esporre le nostre ragioni. Certo, questa era la strategia vincente per mantenere un finto quiete vivere; tuttavia, questa tecnica repressiva non annienta il conflitto latente, gli dà solo più tempo per maturare in sordina ed inasprire i rapporti.

Il ruolo della rabbia nei litigi

Per litigare bene, occorre capire che la rabbia non è negativa, si tratta di un’emozione primordiale utile alla nostra sopravvivenza: la rabbia mobilita una grande quantità di energia quando sentiamo che il nostro “territorio” non è rispettato.

La rabbia è una reazione naturale nei rapporti, indica a me e all’altro che qualcuno è andato oltre i limiti, ecco perché si accende il campanello d’allarme e scatta la rabbia, ecco il motivo per il quale si litiga.

Il litigio serve quindi a capire che la relazione è andata fuori rotta e che bisogna di conseguenza rettificare la traiettoria se si vuole proseguire. Non va demonizzato, né evitato. Litigare è sano se lo si fa in maniera matura e rispettosa di entrambi. La buona notizia è che non è mai troppo tardi per imparare a litigare bene.

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Litigare bene significa imparare a gestire i conflitti

Imparare a litigare bene ci permette di vivere i conflitti in maniera più equilibrata e sana e può addirittura rendere le nostre relazioni più solide.

Facciamo prima un po’ di chiarezza sul termine: Litigare significa “manifestare reciprocamente un risentimento o un’ insofferenza”; e vorrei mettere l’accento sulla parola “reciprocamente” perché una persona che urla contro un’altra senza lasciarla parlare non è litigare, è solo un riversare sull’altro il proprio pattume emotivo.

Premessa fatta, per litigare bene, occorre che entrambi le parti abbiano la possibilità di esprimere le proprie ragioni e in cosa si sentono lese. Se il litigio finisce su un intesa reciproca o su un compromesso, ben venga, ma non è questa la finalità di questo confronto: l’importante è poter esprimersi e manifestare il proprio disappunto.

Le diverse reazioni di fronte ad un potenziale litigio

Il litigio è strettamente correlato alla rabbia e il nostro modo di vivere i conflitti dipenderà in gran parte da come viviamo il nostro rapporto con essa e quindi con la nostra capacità di capire ed esprimere le nostre emozioni; ecco perché è possibile imparare a litigare bene: se impariamo a gestire meglio la nostra vita interiore, sarà più facile reagire in maniera consapevole durante un litigio, rispettare il proprio sentire (perché saremo in ascolto di noi stessi), comunicare in maniera chiara ed assertiva, e ascoltare l’altro (se manca il principio di reciprocità, non è un lite, è un’aggressione).

1. Mi trattengo, taccio e poi esplodo

Questa situazione è una copia conforme di ciò che ci viene insegnato da piccoli: si lascia correre per mantenere un certo quiete vivere ma si registra tutto, si mantiene tutto in memoria finché, goccia dopo goccia, il vaso trabocca.

silenzio

Pro: Mantenere un apparente (e temporanea) relazione pacifica.
Contro: La relazione è poco chiara e i limiti da non oltrepassare non sono chiaramente definiti portando il trasgressore (spesso inconsapevole) a non capire il motivo di così tanta rabbia quando scoppia “la bomba” e portandolo a considerare la controparte isterica o esagerata, non capendo che gli viene mostrato il conto da pagare con gli interessi. Questi litigi possono essere molto violenti.

2. Somatizzo e finisco per ammalarmi

Spesso questa strategia è attuata da chi non riesce a vivere e manifestare la propria rabbia, non sente di poterla esprimere liberamente. Spesso si tratta di una persona che già durante l’infanzia non ha potuto approcciarsi a questa emozione in maniera sana ed è stata colpevolizzata per averla provata o espressa in determinati momenti.

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Pro: “risparmio energetico”, si ripete solo in maniera automatica una strategia appresa in passato.
Contro: gastrite nervosa, disturbi psicosomatici derivanti da un sovraccarico di tensioni interiori, incapacità di vivere un conflitto, repressione delle proprie emozioni, ecc.

3. Fugo e lascio tutto in sospeso

Anche in questo caso, non si sa come approcciarsi al conflitto. I motivi possono essere diversi: paura di ferire l’altro, paura di essere feriti, incapacità di vivere un confronto o di impegnarsi realmente nella relazione.

Pro: apparente impossibilità di litigare.
Contro: impossibilità di instaurare una relazione profonda e/o costruttiva.

4. Accetto il confronto e esprimo le mie ragioni

Per litigare bene, ci vuole tutto sommato poco: occorre esprimere in maniera chiara ed esaustiva le proprie ragioni, senza dare per scontato che l’altro sappia ciò che ci passa per la testa (spesso è questa la causa dei litigi per cui è meglio evitare di farlo), considerare il litigio come un’opportunità per allargare la propria visione delle cose (i punti di vista dell’altro possono essere diversi dai tuoi quindi sono un valore aggiunto), prendere le cose sul serio senza essere “serioso” (a volte un po’ d’ironia bonaria non guasta).

Pro: Relazioni umane sane e mature, espressione delle proprie esigenze e ragioni, rispetto verso di sé, possibilità di trovare un accordo che metta entrambe le parti d’accordo.
Contro: richiede di fare un serio lavoro introspettivo (ci vuole volontà, tempo, disciplina) e/o esame di coscienza (coraggio, umiltà).

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it