Curiosità

16 aprile: una giornata mondiale per scoprire la nostra voce

Di Sandra Saporito - 15 Aprile 2024

La voce è ritmo, vibrazione, armonia. È uno strumento di espressione personale che vanta un’importante funzione relazionale. Ci permette di interagire col mondo intorno a noi, di esprimere le nostre emozioni, di far circolare delle idee, di rivendicare i nostri diritti, di esprimere bellezza attraverso la recitazione e il canto, ma anche di rilasciare il dolore e le tensioni psicofisiche.

Secondo gli ultimi studi scientifici, la voce permetterebbe pure di giungere in maniera precoce alla diagnosi di alcune malattie gravi.

La voce, uno strumento evolutivo

Prima della parola, ci fu la voce. Probabilmente non ne cogliamo l’immenso valore ma se ci soffermiamo un attimo su questa potente risorsa, possiamo comprendere quanto la voce sia stata fondamentale nell’evoluzione della specie umana. Ancora prima della nascita del linguaggio, i vocalizzi degli Homo abilis permettevano una rudimentale comunicazione grazie alle intonazioni della voce che sostenevano la pronuncia delle prime sillabi, permettendo loro di esprimere emozioni, concetti e pensieri.

Alcuni studiosi, tra cui Francesco Ferretti, professore ordinario di Filosofia e Teoria dei Linguaggi dell’Università di Roma Tre, affermano che il linguaggio sia inizialmente nato come narrazione. Le storie dell’Homo ergaster sarebbero quindi apparse prima del linguaggio in sé, grazie alla pantomima, incentivando la codificazione delle prime parole, mentre l’origine del linguaggio moderno sarebbe legata a Homo sapiens. In seguito, la voce divenne un formidabile mezzo di comunicazione che incentivò la nascita della civiltà grazie alla trasmissione orale delle tradizioni, degli insegnamenti e delle storie, prima dell’avvento della cultura scrittoria.

Ancora oggi, la voce risulta più importante delle parole! Nella comunicazione, il volume, il tono, e il ritmo della nostra voce rappresentano ben il 38% dell’intero messaggio, indicando le nostre reali intenzioni al nostro interlocutore, a fronte di un esiguo 7% costituito dal contenuto verbale. In pratica, è più importante il modo in cui parliamo che ciò che diciamo. E se il cosa e il come non sono allineati, sorge in noi il sospetto (legittimo!) della bugia.

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Cosa racconta la nostra voce

Se la voce è stata uno dei primi strumenti comunicativi e formativi, vanta anche un’importante funzione espressiva. È lei che ci presenta al mondo: il nostro primo grido segna il momento della nostra nascita e da quell’istante inizia ad integrarsi alla nostra identità, alla percezione che abbiamo di noi stessi.

Ogni voce è unica e oltre a farci sentire dagli altri, ci consente di identificare le persone che conosciamo senza il bisogno di vederle, ci aiuta a comprendere i loro stati d’animo, i loro pensieri attraverso le flessioni dell’intonazione vocale, ma traduce anche l’emotività, che controlla il flusso discorsivo: un “fiume di parole” può indicare ansia, stress, disordine di idee. Spesso la tensione si riflette sulle corde vocali, creando quel groppo in gola che sentiamo nei momenti di grande intensità emotiva.

La nostra voce è pertanto un importante indicatore del nostro stato psicologico ed emotivo e lavorare su di essa attraverso esercizi specifici può essere terapeutico, aiutarci a rilasciare le tensioni, a portare in superficie i nodi interiori che si raggomitolavano nell’ombra assieme alle emozioni taciute. Quando la voce si libera, questi groppi possono finalmente sciogliersi, così come le tensioni che si traducevano attraverso i tremori che scuotevano le parole oppure ci impedivano di farle uscire dalla nostra bocca.

La voce è terapeutica
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E se non ci piace la nostra voce

Molte persone non apprezzano la propria voce oppure faticano a riconoscersi quando ascoltano una propria registrazione, è un fatto assai comune per cui potrebbe essere interessante capire per quale motivo possiamo avere una percezione della nostra voce diversa dalla realtà.

Il primo motivo di questa discrepanza percettiva è fisico: mentre le persone ascoltano la nostra voce trasmessa direttamente attraverso l’aria, noi la percepiamo in maniera differente in quanto le onde vocali vengono trasmesse anche dalle ossa craniche e dai tessuti che ne possono filtrare il suono aggiungendo onde più basse, motivo per il quale la voce che sentiamo e quella che gli altri ascoltano differisce leggermente.

Il secondo motivo è invece di natura psicologica: non siamo abituati ad ascoltarci e nel momento in cui ci capita di sentire una nostra registrazione, ci rendiamo conto che la percezione che gli altri hanno di noi differisce da quella che abbiamo di noi stessi e questo può metterci a disagio, così come possiamo faticare a riconoscerci (o piacerci) guardando delle fotografie che ci ritraggono. Familiarizzarci alla nostra voce e abituarci ad ascoltarla, cogliendone le sfumature, può aiutarci ad apprezzarla maggiormente.

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Il riconoscimento vocale per la diagnosi delle malattie

La voce fa parte di un sistema espressivo complesso che coinvolge tutto il corpo. Le tensioni psicofisiche si manifestano attraverso il tono, il volume, le flessioni vocali. Mentre la voce si basa sul respiro, il respiro si basa su una complessa interazione dei movimenti del corpo, che subisce a sua volte l’influenza della mente, per cui è facile comprendere quanto la voce sia rappresentativa del nostro essere e permetterebbe di coglierne gli squilibri.

Siccome la voce conta più di 6300 valori misurabili che possono variare sia in modo volontario che involontario, l’analisi vocale computerizzata permetterebbe, secondo i ricercatori dell’Università di Roma “Tor Vergata”, di identificare in maniera precoce alcune malattie tra cui la distrofia monotonica, la fibrosi polmonare idiopatica, i tumori testa-collo, l’ Alzheimer.

Inoltre, secondo i ricercatori dell’Università Politecnica di Madrid, della Johns Hopkins University e del Massachusetts Institute of Technology, la voce potrebbe giocare un ruolo fondamentale sia nel riconoscimento precoce che nel monitoraggio del morbo di Parkinson in quanto la malattia disturba i sistemi motori dell’intero corpo e può pertanto essere riconosciuta dal linguaggio parlato, ovviando alle lacune dei test di laboratorio che non permettono di individuare la malattia quando è in fase iniziale.

16 aprile, Giornata Mondiale della Voce

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La Giornata Mondiale della Voce (“World Voice Day“) nasce il 16 aprile 1999 in Brasile, sotto l’iniziativa interdisciplinare di medici, logopedisti e insegnanti di canto per porre l’attenzione su questo formidabile mezzo di comunicazione e le patologie che l’affettano. Se all’inizio questo progetto vedeva coinvolto soltanto i paesi sudamericani (Brasile, Argentina,…) e il Portogallo, l’iniziativa si estese ben presto agli altri paesi che adottarono questa giornata tematica per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questo aspetto di noi così spesso dimenticato.

La voce rappresenta un aspetto fondamentale di una comunicazione equilibrata ed efficace e la Giornata Mondiale della Voce vuole portare maggiore consapevolezza sulla necessità di prevenire i problemi vocali, incoraggiare tutti coloro che usano la propria voce per lavoro o per diletto ad imparare a prendersi cura della propria voce, e a sostenere la ricerca sulla voce che, come ci mostrano gli ultimi studi scientifici, può essere cruciale per la salute.

Fonti e approfondimenti

• Andreana Galante, La voce e il corpo, Kindle published, 2018.
• Mediclinic: La Giornata Mondiale della VoceUnimore. Perché parliamo? Origine ed evoluzione del linguaggio umano“Pronto… Sono Malato?”: Fare Diagnosi Dalla VoceTech4future: Riconoscimento vocale, analisi della voce per stabilire lo stato di salute di una persona

Sandra Saporito





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