Benessere

Shiatsu: la magia della pressione manuale

Di Marco Grilli - 31 Maggio 2024

«Lo shiatsu è un trattamento nel quale si usano i pollici e i palmi delle mani per esercitare pressioni su alcune parti del corpo, allo scopo di correggere irregolarità dell’organismo, conservare e migliorare lo stato di salute e contribuire alla cura di alcuni stati morbosi».

Con tale definizione, risalente agli anni Sessanta, il Ministero dell’Assistenza sociale giapponese codificava le caratteristiche di questa pratica di antica origine e sempre maggior successo, che è ben più di una una terapia alternativa o di un semplice massaggio.

Lo shiatsu (dal giapponese shi=dito e atsu=pressione) è infatti una disciplina che, considerando l’individuo nella sua totalità, agisce sul flusso energetico e stimola le risorse vitali innate di ogni persona, dopo aver creato una situazione di empatia tra paziente (uke) e operatore (tori). Siamo dunque in presenza di una tecnica di riequilibrio energetico molto potente, che opera a livello fisico e mentale per migliorare lo stato di benessere e la qualità di vita dei soggetti coinvolti. Ben lontano dai canoni della medicina occidentale, che relega il paziente a un ruolo passivo e tende prevalentemente a curare il sintomo e a intervenire con l’ausilio di tecniche sofisticate e farmaci nel momento in cui il disagio o la malattia sono già in fase avanzata, lo shiatsu rivaluta la cultura del tatto, cerca di capire le cause dei sintomi e di prevenire l’insorgenza della malattia o del disturbo, liberando il flusso energetico di ogni individuo e basandosi su un rapporto di tipo circolare tra operatore e ricevente, quindi paritario, bi-direzionale e fondato su un continuo scambio di sensazioni ed emozioni.

«Lo shiatsu è una tecnica ed un’arte. Per questo i maestri di shiatsu devono possedere una spiccata sapienza, sensibilità, religiosità e amore», affermava Tokujiro Namikoshi , ideatore di quella tecnica che da lui prende il nome, riconosciuta a pieno titolo dal Ministero della Sanità giapponese nel 1964. Ancora oggi la scuola di Namikoshi è attiva in Giappone e in molti Paesi occidentali, compresa l’Italia. «Nello shiatsu si sfiorano pelle e pelle. Tramite questo spariscono gli scontri. L’obiettivo è creare la pace, e lo shiatsu è lo strumento”, amava dire colui che, insieme a Shizuto Masunaga, più contribuì a diffondere questa disciplina in Giappone e non solo a partire dagli anni Settanta.

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Storia del massaggio shiatsu

Donna che massaggia una donna anziana

Il massaggio è una delle più antiche ed efficaci forme di trattamento medico, praticato da tempo immemorabile per rilassare, alleviare i dolori ed eliminare la fatica. Lo shiatsu ha origini remote, risalendo all’influsso esercitato dalla medicina tradizionale cinese su quella giapponese, già a partire dal 200 a.C. e in seguito (dall’VIII secolo d.C.) con l’opera dei monaci buddisti. I primi riferimenti scritti alle “pratiche con le mani” risalgono al libro “Eiga-monogatari” (794-1191), dove si trova il nome “Hara-tori” che riconduce alle due tecniche (il koho-anma e l’anpuku) da cui deriva in gran parte lo shiatsu attuale.

Il kampo, nome generico con cui si identifica l’insieme delle medicine giapponesi di derivazione cinese, si diffuse poi nei secoli successivi con fortune alterne. Uno dei suoi massimi esponenti fu il medico erborista Todo Yoshimasu (1702-1773), ideatore e sostenitore della teoria in base alla quale l’addome è l’origine della vita e anche di ogni malattia. Dal suo sistema di mappatura delle aree addominali pare abbia preso spunto lo stesso Masunaga. Con l’avvio della dinastia Meiji (1868) e la modernizzazione voluta dall’imperatore Mutsuhito, le pratiche tradizionali furono vietate ma continuarono a rimanere un riferimento importante per la popolazione nipponica. Le prime prove scritte dell’esistenza di una tecnica denominata shiatsu risalgono all’inizio del Novecento in virtù dell’opera di Tenpeki Tamai, che nel 1939 pubblicò il libro “Shiatsu-hou”. La larga diffusione in occidente si verificò invece a partire dagli anni Settanta, grazie ai due grandi maestri del XX secolo, Namikoshi e Masunaga, quest’ultimo fondatore dello zen shiatsu, che ha originato altri numerosi stili.

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Come funziona il massaggio shiatsu

Oggi esistono numerose scuole di questa disciplina, che si differenziano per le impostazioni date dai maestri pur mantenendo alcune caratteristiche comuni fondamentali. La pressione si effettua principalmente con il dito pollice, che ospita il maggior numero di recettori sensoriali della mano, oltre ad avere un’area corrispondente nella corteccia cerebrale maggiore a quella delle altre dita e di ogni altro elemento del nostro fisico. Per la manipolazione si possono comunque usare anche altre parti del corpo, quali i palmi della mano (per aree da trattare più ampie che richiedono un contatto più esteso e avvolgente), i gomiti (al fine di una stimolazione più forte tesa a sbloccare un maggior quantitativo di energia) e in alcuni stili le nocche, le ginocchia e le piante dei piedi.

Mano di un uomo che massaggia la schiena

Il trattamento shiatsu è eseguito senza alcun sforzo muscolare e sempre perpendicolarmente al punto o alla zona da trattare. La pressione è costante nella quantità di peso, ferma e statica: caratteristiche che, unite alla lentezza dell’esecuzione, permettono di agire sia sul corpo che sulla mente del paziente, coinvolgendo il suo livello energetico più profondo e tutti gli aspetti della sua realtà. Nello shiatsu non si utilizzano oli e creme e sono banditi sfregamenti, impastamenti o manipolazioni vertebrali. La pressione entra in profondità e origina uno stimolo a cui il paziente risponde, recuperando e manifestando le proprie risorse vitali. La manipolazione è in genere piuttosto piacevole e rilassante, consistendo in trazioni e pressioni mantenute per alcuni secondi in precise aree da trattare, intercalate da mobilizzazioni dolci delle articolazioni, senza mai forzare la mobilità naturale o sciogliere con forza i nodi di tensione.

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Come diventare operatore shiatsu

Per un trattamento così delicato e complesso risulta fondamentale la figura dell’operatore, che deve essere una persona sensibile dotata di una grande capacità di ascolto e osservazione del paziente. Chi si sottopone a questa pratica deve infatti poter contare su una persona attenta e disponibile, per stabilire un rapporto di fiducia e reciproca collaborazione. L’operatore è chiamato a compiere un’azione di profondo stimolo personalizzato, che coinvolga il ricevente a livello fisico, energetico e psichico, affinché si renda partecipe del processo di ripristino di un migliore equilibrio psicofisico.

Per diventare un buon tori occorre specializzarsi tramite una dura preparazione tecnico professionale, che consiste in un percorso di studio e pratica almeno triennale, seguito da un intenso tirocinio. Dal 1990 opera nel nostro Paese la Federazione italiana shiatsu insegnanti e operatori (Fisieo), un’associazione privata che rappresenta gli interessi di questa disciplina e si occupa di attestare la qualità e professionalità dei propri operatori professionisti. L’Istituto europeo di Shiatsu di Roma (Ies) è una scuola con programma formativo conforme agli standard didattici richiesti dalla Fisieo, che prevede un iter formativo su base triennale con 700 ore accademiche d’insegnamento e materie obbligatorie. Gli allievi dello Ies si iscrivono alla Fisieo in qualità di studenti e, una volta ottenuto il diploma, possono compiere l’esame nazionale della Federazione per essere riconosciuti e pubblicizzati quali soci professionisti, figurando così nel Registro italiano operatori shiatsu (Rios).

Ogni seduta è preceduta da un colloquio di pochi minuti che serve a identificare il problema e individuare le varie fasi del trattamento. In genere il ricevente viene fatto sdraiare a terra su un materassino imbottito (in posizione prona, supina o distesa su un fianco) o lasciato a sedere su una panca bassa (per alcune manovre particolari sul collo e sulle spalle), mentre il terapista opera inginocchiato o in piedi. Nel corso del trattamento la comunicazione è rappresentata dal contatto pressorio intenso, consapevole e profondo delle mani sul corpo: il paziente si rilassa, lascia andare le tensioni e libera le proprie emozioni grazie alla paziente guida dell’operatore, che lo aiuta a risolvere i suoi problemi e a ritrovare uno stato di benessere.

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Il tocco di una mano per curare il malessere dell’uomo

donna che massaggia la schiena di una donna

Un gesto ancestrale quale il tocco è l’elemento naturale per la cura di corpo, mente e spirito, tramite il rilassamento dei muscoli, l’attivazione della circolazione sanguigna e la stimolazione della vitalità. L’immagine di una madre che abbraccia il suo bambino è quella che meglio rappresenta il concetto di shiatsu, stando a una definizione storica di questa disciplina. Al termine del trattamento l’uke rimane ancora sdraiato per qualche minuto in uno stato di piacevole abbandono, in attesa che il corpo riprenda lentamente il contatto con la realtà circostante. Prima di abbandonare la seduta il paziente riceve dall’operatore anche una serie di consigli utili a migliorare il suo stato di salute e a mantenere il più a lungo possibile gli effetti benefici del trattamento.

Particolarmente efficace in caso di ansia e stress e in tutte le forme di tensione sia psichica che muscolare, questa pratica fornisce ottimi risultati anche per le patologie dolorose (da quelle articolari alle cefalee) e può trattare con successo i problemi gastroenterici, la dismenorrea, i disturbi del ciclo mestruale, l’insonnia e l’asma. In generale, quale tecnica di riequilibrio energetico, lo shiatsu apporta notevoli benefici, poiché concede una sensazione di leggerezza e calore, rilassa le rigidità e tensioni eccessive, potenzia le difese naturali, accentua la vivacità e lucidità mentale, ripristina la mobilità articolare, risveglia le energie vitali, stabilizza l’umore, migliora i rapporti interpersonali e allevia gli stati infiammatori e i dolori acuti.

Tra i diversi stili, un posto importante spetta allo zen shiatsu elaborato da Shizuto Masunaga, che nel 1968 fondò una sua scuola (Iokai Shiatsu Center), per differenziarsi da Namikoshi, a suo dire troppo legato a una visione prettamente anatomica e fisiologica della realtà e della salute dell’uomo. Si tratta di una pratica ispirata al taoismo, che ricollega lo shiatsu alla tradizione della medicina orientale e si basa sul trattamento dei meridiani energetici e sulla valutazione energetica dell’addome e del dorso. Tra le caratteristiche distintive dello zen shiatsu segnaliamo il concetto di “sostegno” applicato alla pressione bi-manuale, l’utilizzo delle categorie vuoto/pieno, la pressione portata con l’appoggio del peso del corpo graduato e modulato mediante il ricorso al baricentro dell’operatore (hara), nonché gli auto-stiramenti (makko-ho) per riequilibrare il proprio stato energetico in modo rapido e senza l’aiuto del terapista. Allieva di Masunaga fu Pauline Sasaki, l’ideatrice del quantum shiatsu, una tecnica di lavoro che esplora la multi-dimensionalità energetica del corpo fisico, conciliando i principi della medicina tradizionale cinese e ayurvedica coi concetti della fisica quantistica. Alla base di questo stile vi è la credenza che il corpo fisico possa comportarsi come un campo di vibrazioni energetiche, e quindi espandersi e contrarsi durante le sue manifestazioni quotidiane.

Tanti stili al servizio di una magia: la pressione manuale.

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Marco Grilli

Articolo aggiornato il 31/05/2024





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