Il dolce mese di maggio ci apre le sue porte ornate di rose, iris e peonie. Il cielo si dirada per lasciare posto ai raggi del sole che scendono sulla terra dolci come il miele che in questi giorni viene raccolto in tutta Italia: principalmente di acacia, millefiori e tarassaco; ricordiamo che al miele è dedicata la lunazione di questo mese che porta anche il nome di Luna della coppia, aprendoci al tema principale di questo mese: l’amore.

La natura palesa i misteri nascosti nell’animo umano attraverso le sue graziose creazioni quali i fiori più nobili, come le rose, che allietano la fantasia dei poeti dai tempi più remoti. I miti e i racconti non mancano di fare riferimento a ciò che la natura ci offre di più bello e dolce in questo periodo; bellezza, misticismo e mito s’intrecciano, a volte, a suon di musica per svelarci i misteri della vita che ci ricollegano al divino, che si mostra durante questo mese nel volto amorevole della madre, sia essa Madre Natura o la Beata Vergine, Madre Celeste.

Le rose di maggio e il culto mariano

Il mese di maggio è dedicato alla Beata Vergine Maria che incarna l’amore pure ed incondizionato. La devozione popolare verso la Vergine, molto sentita nei secoli, moltiplica in questa stagione i pellegrinaggi verso le destinazioni mariane già dall’epoca medievale, periodo in cui fu istituito il rosario che prende il nome dal fiore dedicato alla Madonna.

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Sii benedetta tu aurora nascente, sopra tutte le creature, e benedetto sia il prato fiorito di rose rosse del tuo bei viso, ornato con il fiore rosso rubino dell’Eterna Sapienza!” si può leggere nel Libretto dell’eterna sapienza di Enrico Suso di Costanza, al quale fa eco la dedica di re Alfonso X di Castiglia e León: “Rosa delle rose, fiore dei fiori, donna fra le donne, unica signora, luce dei santi e dei cieli…

Il legame tra la Madonna e le rose non è casuale. Il cristianesimo s’insediò su un terreno pagano, legato ai riti di fertilità. Gli antichi popoli veneravano la natura; nelle rose che fiorivano in questo periodo vedevano una manifestazione divina dal profondo significato mistico tramandato attraverso i miti. La rosa, regina dei fiori, era dedicata alla dea Afrodite, o Venere, e divenne nel tempo un simbolo d’amore, di rinascita e di purezza virginale.

Le rose e il mito dell’amore che trionfa anche sulla morte

Il mito greco narra dell’amore di Afrodite per il giovane cacciatore Adone, ucciso da un cinghiale. La dea, nel tentativo disperato di salvare il suo amato, si ferisce con le spine dei rovi e il suo sangue, caduto sulla terra, fa nascere un fiore dai petali rossi: la rosa. La dea è straziata dal dolore e non si dà pace per la sua perdita. Zeus, per placcare la sofferenza di Afrodite, concede ad Adone di poter tornare per alcuni mesi all’anno tra i vivi. È così che la rosa divenne simbolo dell’amore che supera ogni cosa, anche la morte.

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I Romani celebravano i Rosalia, Rosaria o Dies Rosationis durante il mese di maggio: “i giorni degli ornamenti con le rose” durante i quali si prendevano cura dei propri defunti, ornando le loro sepolture con le numerose rose che fiorivano in questo mese. Le pratiche votive si traducevano anche nell’offerta di ghirlande di rose offerte non soltanto ai defunti ma anche alle divinità.

La pratica di ornare di rose le statue si protrasse nei secoli, giungendo poi alla Beata Vergine alla quale erano dedicate le preghiere dei fedeli, “belle e profumate come i suoi fiori”. Da lì nacque l’usanza del rosario che guida il devoto nella recitazione delle sue preghiere.

Tradizioni, detti e curiosità

Questo mese ci introduce alla bella stagione, a ciò che le antiche tribù celtiche definivano come l’inizio dell’estate: Beltane. In questo periodo avvenivano i matrimoni temporanei che duravano un anno e un giorno, ovvero per un giro di ruota; erano matrimoni “di prova” che permettevano ai giovani sposi di rinnovare le loro promesse oppure di interrompere il matrimonio e liberarsi a vicenda dal legame che li univa.

Forse deriva da questa usanza il detto che annuncia la sfortuna dei matrimoni di maggio: “La spusa maiulina nun si godi la cuttunina”, che significa “la sposa di maggio non si godrà la trapunta”, ovvero il corredo. Altri invece pensano che la sfortuna degli sposi di maggio sia dovuto al fatto che la sposa ruba la scena alla Madonna, attirandosi così la malasorte.

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Beltane, festività celtica confluita in ciò che chiamiamo ancora oggi Calendimaggio, indicava il momento in cui il velo che separava il mondo dei vivi e quello degli spiriti si assottigliava. Gli spiriti tornavano per proteggere le loro famiglie e benedire i raccolti. I riti di fertilità erano celebrati con danze, banchetti e giochi, nella gioia e nella leggerezza. L’idromele, bevanda sacra a base di miele, di certo non mancava!

Ma chi dice Calendimaggio dice anche Albero di Maggio o Maypole. Si portava in mezzo al villaggio  l’albero sacro che durante la festività del primo maggio veniva adornato di ghirlande di tutti i colori e intorno al quale ci si lasciava andare ad allegre danze e giochi. L’Albero di Beltane o di Maggio, che era conosciuto per elargire doni e benedizioni evolvé in seguito in un gioco della tradizione popolare che i nonni ricorderanno: l’albero della Cuccagna.

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Dal folklore francese il gioco si diffuse poi in Italia e nel resto dell’Europa: in mezzo al villaggio si ergeva un palo cosparso di grasso o sapone e sul quale i partecipanti dovevano arrampicarsi a gran fatica se volevano aggiudicarsi i ricchi premi posti sulla sua sommità quali, in origine, salsicce, giocatoli, caramelle o utensili vari.

L’albero della Cucagna come l’Albero di Maggio ci rimandano anche al significato simbolico dell’Albero della Vita, trasversale a tutte le culture, e ai racconti del paradiso perduto, il luogo mistico di tutte le dolcezze che l’uomo ancora oggi cerca invano di riconquistare, dimenticandosi forse, nella sua corsa verso il cielo, del giardino fiorito che si trova ai suoi piedi.

Fonti:

Calendimaggio, antico legame con la natura
Ecco perché maggio è il mese di Maria
• Taraglia Riccardo, Il vischio e la quercia: Spiritualità celtica nell’Europa druidica, ed. L’età dell’Acquario, 1997.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
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