8 festività celtiche dell’anno: quali sono, cosa simboleggiano e come festeggiarle

I Celti non erano un popolo ma un insieme di genti di origine indoeuropea insediate in un’area molto estesa dell’Europa, e anche oltre. A unirli erano le origini etniche, la condivisione della lingua e l’orientamento spirituale. Ma non mi soffermerò sulla loro storia, intendo focalizzarmi piuttosto sulle principali festività celtiche, che oggigiorno stanno riconquistando dignità diffondendosi a macchia d’olio. Vale quindi la pena soffermarsi sul loro significato, per carpirne l’essenza più profonda e coglierne eventuali insegnamenti.

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Innanzitutto va detto che i Celti distinguevano due cicli, solare e lunare, e a ciascuno di essi corrispondevano specifiche festività. Se il ciclo solare veniva associato alla croce a bracci ortogonali e simmetrici, il ciclo lunare era invece associato alla Croce di Sant’Andrea. Le 4 feste solari, legate ai cicli stagionali, erano: Yule, solstizio d’inverno il 21 dicembre, Oestara, equinozio di primavera il 21 marzo, Lithà, solstizio d’estate il 21 giugno, Mabon, equinozio d’autunno il 22 settembre. Le 4 feste lunari: Beltaine, festa di primavera del primo maggio, Imbolc, 1 febbraio, Lughnasad, festa d’estate il primo agosto, Samhain, festa dei morti celebrata l’1 di novembre, che dai Celti era considerato il primo giorno dell’anno. Analizziamole nello specifico rifacendoci ad informazioni tratte dal sito “Il Cerchio della Luna” e da alcuni libri a tema.

Samhain, la festa dei morti, 31 ottobre- 1 novembre

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Fine dell’estate, inizio dell’oscurità. Questo simboleggia la festa di Samhain, da sam e fuin “fine dell’estate”, per noi babbani “Halloween”, che si celebra fra il 31 ottobre e l’1 novembre. Una festa che segna, nel calendario celtico, l’inizio dell’anno nuovo, esattamente come il nostro Capodanno. Un momento di passaggio importante a livello agricolo e pastorale, durante il quale la terra si prepara per l’inverno, quindi per il ritiro. Corrisponde infatti alla fine del ciclo agricolo. Non a caso Samhain è il momento dell’anno in cui ci prepariamo a ritirarci, fisicamente e spiritualmente, in noi stessi e nelle nostre case, pronti a investigare le profondità dell’animo, lontani dal mondo esterno e dalle sue maschere. E’ il buio da cui tutto ha inizio. Una fase di riposo, di ascolto, passaggio tra vita e morte. Difatti è anche il momento in cui Regno dei Vivi e dei morti si incontrano, e di conseguenza tempo di divinazioni e di preghiera nei confronti degli antenati defunti. I Celti festeggiavano Samhain bevendo e mangiando, facendo profezie e incantesimi, rituali magici e di protezione, per circa 3 giorni e un massimo di 6 settimane. Anche la festa dei morti cristiana deriva, secondo molti ricercatori, dal Samhain celtico, ma la Chiesa la definì giorno di Ognissanti, assegnando ad alcuni dei simboli tradizionali celtici significati religiosi, senza ovviamente rivelarne la discendenza pagana. La festa, nel corso del tempo, acquisì un significato diverso perché la Chiesa contribuì a tacciare negativamente le divinità e gli esseri soprannaturali venerati anticamente, quali manifestazioni diaboliche. E da questo dipenderebbe, a quanto pare, l’usanza moderna di travestirsi da mostri per scacciare gli spiriti maligni, mettendo loro paura.

Yule, solstizio d’inverno, 21 dicembre

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Se Samhain segna la fine di un ciclo, Yule segna l’inizio. Corrisponde al nostro Natale. Il Sole, e quindi la luce, inizia la sua ascesa dopo il profondo buio. Difatti l’oscurità raggiunge il suo apice ma proprio quando sembra sul punto di trionfare, lascia spazio alla luce, che progressivamente prende il sopravvento. Da un lato la morte del Vecchio Sole, dall’altro la nascita del Sole Bambino nell’utero della dea femminile Yule, come ci suggeriscono gli autori del sito “Il Cerchio della luna”. Quindi una fase di rinascita, seppure lenta e graduale. La pianta associata a questa festa è il vischio, in quanto simbolo di vita per la presenza delle bacche bianche simili allo sperma maschile. A livello individuale è un momento di riposo, in cui sperare bene per il futuro, consapevoli che la luce, per quanto flebile, tornerà a risplendere.

Imbolc, 1 febbraio

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Finalmente la luce inizia a manifestarsi, l’arrivo della primavera è imminente. Sebbene il gelo la faccia ancora da padrona, e le risorse alimentari inizino a scarseggiare, la natura rassicura le genti dell’imminente cambiamento. Manca poco al suo risveglio. I Celti, in quest’occasione speciale, erano soliti festeggiare con falò, che simboleggiavano l’aspetto positivo del fuoco anziché quello distruttivo. La dea onorata durante questa festa lunare era Brigid, dea del triplice fuoco ma anche patrona di fabbri, guaritori e poeti, cristianizzata più tardi come Santa Bridget. Suo animale totem il serpente, simbolo per alcune genti dello spirito della terra e delle forze della natura. Pianta sacra di Imbolc è invece il bucaneve in quanto primo fiore dell’anno che sboccia nonostante il freddo circostante. A livello individuale Imbolc corrisponde a una fase di purificazione, sia dagli eccessi alimentari del periodo precedente, che dai pensieri cattivi e da tutto ciò che è di troppo, all’interno di noi ma anche al di fuori di noi. Non a caso si consiglia di eseguire, in questo momento, pulizie domestiche e mentali.

Oestara/Ostara, equinozio di primavera del 21 marzo

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Finalmente luce e buio sono in perfetto equilibrio, come suggerisce il termine equinozio, da “equum nocti”, uguale alla notte. E’ il momento della primavera, della natura e dello spirito che fiorisce. Non ha più senso rimanere rinchiusi in se stessi, è il momento di agire all’esterno, di aprirsi alle nuove possibilità, in un processo di vera e propria rinascita. I rituali associati a questa festa ci invitano a stare a contatto con la natura, a liberarci di cose vecchie e inutili.

Beltaine/Beltane, 1 maggio

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Oramai la luce ha preso il sopravvento, è il momento di celebrarla in tutto il suo splendore. A livello individuale Beltane rappresenta una fase di attività, realizzazione dei desideri, espansione nel mondo esterno, nascita di amori e amicizie. Ecco che la vita trionfa sulla morte, tutto ciò che ci circonda trasuda vitalità, passione, sensualità. Le danze rituali di questo periodo dell’anno sono dedicate all’amore e al desiderio sessuale, che esplode senza timore. E’ un momento di estasi comune, di gioia sensuale. Per i Celti, dediti all’agricoltura e alla pastorizia, Beltane corrispondeva alla fase in cui il bestiame usciva all’aperto. Tempo carico di energia desiderosa di manifestarsi. Ora ha inizio la seconda fase del cammino, a livello spirituale e naturale. Danze e fuochi rituali, accesi all’aperto, sono benvenuti per festeggiare questa fase.

Lithà, solstizio estivo del 21 giugno

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Il sole trionfa nel giorno più lungo di tutto l’anno. Ma come Samhain, all’inverso, questo è anche il momento del suo declino. La luce arriva al suo massimo splendore per poi riprendere, inevitabilmente, il cammino verso l’oscurità, spegnendosi pian piano. In questa fase i cristalli possono essere caricati di energia e così anche i famosi megaliti di Stonehenge, per la presenza di quarzo al loro interno. Questo è il momento centrale dell’anno, ideale per dedicarsi alla divinazione collocando erbette propiziatorie sotto al cuscino, per accendere falò in cui bruciare piante aromatiche. Ma anche il momento in cui le piante hanno poteri miracolosi: dal vischio al sambuco, dalla verbena all’artemisia, dalla calendula alla celebre erba di san Giovanni. Ed ecco perché nella notte di mezza estate le streghe erano solite raccogliere le erbe danzando nude nei campi, a scopi propiziatori. I rituali di questo periodo celebrano il sole e per questo si era soliti accendere falò, che ne rinforzassero l’energia, visto che di lì in avanti si sarebbe progressivamente spenta. Associata a questa festa è Litha, o Casmaran.

Lughnasad, 1 agosto

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E’ la festa del raccolto dedicata al dio del Sole e della fertilità agricola, Lugh, e alla dea Arianrhod, della luna e dell’Aurora. Festa corrispondente all’inizio dell’autunno. I rituali praticati in questo momento erano indirizzati ad assicurare raccolti generosi, da cui sarebbe dipesa la sopravvivenza dei Celti durante la stagione fredda. Si danza, si gioca e si accendono fuochi.

Mabon, Equinozio d’autunno del 22 settembre

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Ed ecco che il buio riprende pian piano il sopravvento sulla luce. La dea Persefone scende di nuovo nell’Ade per raggiungere il suo amato, dopo mesi trascorsi al fianco della madre Demetra, sulla terra. E’ quindi il momento della separazione della figlia dalla madre e non a caso Mabon significa “Grande Figlio”. Questo dio gallese è la controparte di Persefone, rapito dalla madre, Modron “Grande Madre”, a pochi giorni dalla nascita, ma salvato da Re Artù. In questo momento luce e buio sono di nuovo in equilibrio e il ciclo produttivo è in via di conclusione. E’ la fase del secondo raccolto, l’ultimo. Simbolo dell’equinozio d’autunno è il cigno, la cui anima è immortale e in grado, quindi, di fare da guida nell’aldilà. A livello individuale siamo chiamati a guardarci dentro per raggiungere l’equilibrio fra pulsioni opposte, fra luci e ombre. I rituali magici di questa festa riguardano la protezione, la sicurezza e la fiducia in se stessi.

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Laura De Rosa

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Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 18/01/2016
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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