Significati Simbolici

Il significato simbolico di marzo, il mese del risveglio

Di Sandra Saporito - 27 Febbraio 2024

Marzo è un mese di transizione e di grandi cambiamenti. La natura esce lentamente dal suo letargo, le prime gemme spuntano timidamente sugli alberi. Il mondo sotterraneo è in subbuglio. Molti germogli si apprestano a tirare fuori la testolina e a scoprire il mondo. La lunga notte invernale è terminata e la primavera lentamente si risveglia, sbadiglia e lancia un’occhiata qua e là prima di far sbocciare i primi fiori.

In alcuni giorni, la primavera indulgerà nel mondo dei sogni e non vorrà mettere il naso fuori, facendoci ripiombare nel freddo prima di decidersi ad uscire finalmente dal letto e dipingere il mondo con i suoi meravigliosi colori. L’alternanza del brutto e del bel tempo potrà ripercuotersi sul nostro stato d’animo ma se restiamo in uno stato di gentile ascolto, potremo sentire che anche dentro di noi un’energia poderosa si sta risvegliando.

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Marzo, il capodanno della natura

Se marzo è per noi il terzo mese del calendario, può essere utile ricordare gli antichi costumi per comprendere meglio i significati simbolici del mese che si sono impressi nel nostro inconscio collettivo e cosa attivano dentro di noi.

Nell’Antica Roma, il primo giorno di marzo (“Calendimarzo”) segnava l’inizio del nuovo anno religioso, in concordanza col risveglio vegetativo e il ritorno alle attività nei campi. Il mese fu pertanto dedicato al dio Marte, divinità della vegetazione e della guerra, dal quale prese il nome.

L’aspetto vivace e prorompente dell’energia marziale si esplica bene in questi ambiti all’apparenza così lontani: la guerra ci parla apertamente di conquista, ma anche i piccoli semi smuovono una forza incredibile per rompere il loro guscio, vincere il peso della terra sopra di loro e seguire attraverso l’oscurità del terreno il calore dei raggi di sole per finalmente scoprire un nuovo mondo in superficie, certamente non privo di pericoli.

Durante il Calendimarzo, si accendeva il fuoco sacro nel tempio di Vesta, veniva acceso il nuovo fuoco nei focolari domestici, la gente che dipendeva dall’agricoltura cercava di incoraggiare la primavera nascente attraverso invocazioni, riti e offerte alle divinità.

Tradizioni nostrane: l’antico rito del Bati Marso

Spesso gli antichi riti attraversano i secoli, i millenni, per confluire nella tradizione popolare contadina. Il capodanno antico, che seguiva gli influssi della natura ed era condiviso da diverse culture anche in epoca preromana sopravvisse all’instaurazione del calendario gregoriano e continuò ad essere celebrato in modo ufficioso. Nel calendario della Serenissima per esempio, l’inizio del Cao de ano more Veneto ovvero “il capodanno secondo l’usanza veneta” continuò ad essere osservato il 1 marzo con la celebrazione del Bati Marso, fino ai giorni nostri.

Battere marzo”, era una volta osservato con gran fervore chiamando i vicini a raccolta scendendo nelle strade per fare un gran baccano, percuotendo pentole, coperchi, strumenti, e tutto ciò che era utile a fare rumore per scacciare gli spiriti dell’inverno e incoraggiare la primavera.

Donna con tamburello per celebrare il Bati marso
Credit foto ©Pexels

Vegnì fora zente, vegnì (venite fuori, venite)
vegnì in strada a far casoto, (venite fuori a far confusione)
a bàtare Marso co coerci, tece e pignate! (venite a batter Marzo con coperchi e pentole)
A la Natura dovemo farghe corajo, sigando e cantando, (alla natura dobbiamo far coraggio, urlando e cantando)
par svejar fora i spiriti de la tera! (per svegliare gli spiriti della terra)
(Estratto della filastrocca del Bati Marso)

Questo rito arcaico, che ritroviamo in culture e paesi lontani, ora relegato al folklore aveva anticamente una valenza apotropaica importante per risvegliare gli spiriti della terra e propiziare un abbondante raccolto. In questo rito ritroviamo l’insegnamento del mese: il risvegliare.

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L’invito al risveglio dell’ambivalente energia di marzo

“Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello”
(detto popolare)

Febbraio e la sua energia purificatrice passano il testimone al mese di marzo. In questo mese, il tempo atmosferico è volubile, incerto, instabile. La natura intorno a noi cambia velocemente: ci invita ad accogliere il cambiamento, a seguire questo tempo di transizione tra una stagione e l’altra.

Due energie apparentemente contrapposte si dividono il mese: prima i Pesci e poi dall’equinozio di primavera ovvero il 20 marzo 2024, l’Ariete.

Risvegliare le energie facendo rumore
Credit foto ©Pexels

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Il sogno sviluppato dalla fantasia nettuniana dei Pesci entra in azione grazie alla focosa energia arietina, creando un punto d’incontro nella ruota dello zodiaco, lì dove si manifesta l’evoluzione tra un ciclo e l’altro, tra la fine e un nuovo inizio. In quel preciso spazio/tempo si definisce il tema del mese: la rinascita, il rinnovamento, il risveglio. La primavera è la promessa mantenuta dalla natura dopo il decadimento, la spogliazione e la purificazione avvenute durante i mesi precedenti.

Mentre l’energia onirica dei Pesci prepara la primavera dietro le quinte, sogna i colori, i profumi e dà inizio alla stagione degli amori, l’energia marziale dell’Ariete spinge ad entrare in scena, ad emergere, agire, farsi avanti. Può sembrare difficile coniugare nella nostra vita queste due forze così diverse tra loro ma il mese di marzo ci indica come proseguire: agire non significa per forza lottare, combattere, ma è possibile muoversi seguendo i propri ritmi.

Il risveglio può essere dolce e graduale. Dopotutto, i fiori non sbocciano tutti allo stesso tempo. Questo passaggio da uno stato di coscienza all’altro, tra il sonno dei Pesci e il risveglio portato dall’Ariete, richiede consapevolezza. Potremmo indulgere un po’ nel dolce dormire ma non per sempre, altrimenti che ne sarebbe della nostra primavera?

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Il messaggio simbolico che la natura ci offre

Se i germogli avessero paura delle gelate tardive, dai mille pericoli che potrebbero incontrare nel loro viaggio verso la superficie, se non avessero fiducia nel processo che opera dentro di loro oppure se avessero le mille perplessità che affollano le nostre menti, la primavera non sboccerebbe mai. Per paura di morire, i semi marcirebbero nel terreno e non parteciperebbero al miracolo della rinascita della natura.

Un germoglio esce dal terreno
Credit foto ©Pexels

Possiamo imparare da queste piccole creature e fare come i germogli che si affidano al loro tempo, alla loro natura e permetterci di manifestarci al mondo, senza vergogna, senza paura, senza il timore di non essere abbastanza, e accogliere l’invito del mese di marzo a metterci all’opera, realizzare i progetti sognati a lungo durante i riflessivi mesi invernali.

Questo mese di marzo ci chiede di lasciar andare i timori, di affidarci alle energie che si muovono dentro di noi, di avere fiducia e lasciarle fluire con naturalezza e spontaneità. Ciò che è stato sognato, progettato, pianificato può essere concretizzato, radicarsi nella nostra realtà quotidiana.

Certo, ci sarà sempre una fisiologica percentuale di rischi; i sogni abbastanza maturi, cresceranno, gli altri potranno tornare nel nostro magma interiore, fertile, per nutrire la nostra creatività. In ogni caso, avremo l’occasione di imparare dai nostri errori, correggerci e riprovare se occorre, con la consapevolezza che i tentativi sono dei passi fondamentali di ogni processo. Dopotutto, pure la rinascita è una seconda possibilità e se la natura ci mostra la meraviglia di questa momento ad ogni primavera, possiamo accogliere le nostre personali “seconde possibilità” come una celebrazione, una festa, perché testimoniano che la vita continua.

Fonti e approfondimenti:
• 1 Marzo, perché è il Capodanno dei VenetiRomano Impero: le feste romane di marzoTradizioni rurali e feste del “calendimarzo” nel nordest ed oltre

Sandra Saporito





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