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L’importante missione dei Pesci: gli empatici dello Zodiaco

Di Sandra Saporito - 10 Marzo 2022

Verso la fine del mese di febbraio, il Sole segna un altro importante passaggio nel grande orologio delle stelle: la sua entrata nella costellazione dei Pesci, il dodicesimo segno dello Zodiaco. Questo è un tempo di mezzo, difficile da vedere con chiarezza, un po’ come l’indole dei nati del segno d’altronde.

Siamo alla fine dell’inverno, le ultime gelate imperversano ancora nei campi e allo stesso tempo spuntano i primi germogli sui rami degli alberi, si chiude un ciclo e se ne apre uno nuovo. In questa danza a spirale, la natura ci guida verso l’insegnamento e il dono paradossale dei Pesci: la consapevolezza che dall’apparente caos in cui tutto si confonde, fluisce e si diluisce, vi è il preludio della (ri-) nascita.

Imparare ad arrendersi ai mutamenti, all’impermanenza del mondo, e continuare a fluire armoniosamente assieme ad esso è la preziosa lezione che il segno dei Pesci può insegnare a tutti noi.

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I nati sotto il segno dello Pesci: i Sognatori dello Zodiaco (20 febbraio – 20 marzo circa)

Il segno zodiacale dei Pesci si colloca tra due stagioni, inverno e primavera, e per questo motivo è detto “mobile”: cavalca l’onda del cambiamento conferendo ai nati nel segno delle grandi qualità di adattamento e mutevolezza, come l’acqua che fluisce e mai si arrende, e che caratterizza il segno.

L’Acqua dei Pesci appartiene al mondo misterioso delle emozioni, delle percezioni a fior di pelle, delle passioni. Sensibili, empatici, solidali, romantici, sognatori, anticonformisti, a volte lunatici, sono apprezzati per le loro capacità di ascolto, per essere in grado di esserci per gli altri senza giudicare il loro dolore. Ciò che gli altri reputano essere una vulnerabilità è in realtà la loro più grande forza perché ci mostrano cosa significa essere umani.

Il governo di Nettuno, pianeta dell’inconscio, dei sogni, e della spiritualità, unito e a quello di Giove, con i suoi motti di espansione e crescita, conferisce ai Pesci una sensibilità profonda, intuitiva, ma anche un’attrazione per tutto ciò che va al di là dei limiti del nostro mondo: l’infinito, l’inconscio, i misteri della trama del mondo. I temi della spiritualità, della psicologia del profondo, del misticismo e di tutto ciò che potrebbe sfuggire alla comprensione razionale del mondo visibile li attraggono.

La dodicesima casa presieduta dal segno è spesso indicata come quella della sfortuna, dei nemici nascosti, dei sacrifici e rinunce, delle sfide e malattie, ma è anche quella dell’elevazione, del sublime. In questo punto conclusivo del ciclo zodiacale, occorre quindi chiederci cosa siamo pronti a lasciar andare, a sacrificare, per poter proseguire. L’immagine che forse rappresenta al meglio questa tappa è l’uroboro, il serpente che si morde la coda e che ad ogni ciclo muore e si rinnova, sacrificando la sua vecchia pelle al passato per accogliere la sua rinascita. Ricordiamo che questo segno è l’ultimo dello Zodiaco ma precede il primo. Le sfide a questo punto diventano le tappe di un lungo percorso di evoluzione, di elevazione verso una nuova consapevolezza dell’Io, del legame con l’Altro, della connessione col Cosmo.

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La sfida dei nati nel segno dei Pesci

I Pesci faticano spesso a descrivere ciò che pensano, ciò che sentono. In effetti, secondo l’astrologia occidentale classica, Mercurio vi è in caduta e non riesce a sostenere i nati del segno nella comunicazione rendendoli timidi, a volte impacciati con gli altri. Dare voce alla profondità del loro mondo interiore risulta loro complesso e a volte inutile, convinti come sono che nessun li potrà mai capire. Isolarsi dal mondo non gioverà né a loro né al resto dello Zodiaco che verrebbe così privato dal loro prezioso contributo.

In questa sfida possono accogliere l’aiuto del segno opposto che li completano: la Vergine. Nel suo ruolo di maestra e sfidante dei Pesci, lei riuscirà ad aiutarli ad analizzare, con pazienza e presenza, quel flusso costante e amorfo che li attraversa in continuazione, così da accompagnarli nella comprensione e condivisione della loro interiorità. Se i Pesci riusciranno ad andare oltre l’illusorio conflitto tra razionalità e sensibilità, ordine e fantasia, riusciranno a condividere il loro dono, di capitale importanza nel processo evolutivo per l’intero Zodiaco.

Il compito karmico dei nati del segno: la trascendenza

Secondo l’astrologia karmica, il segno solare rappresenta la porta che attraversa la coscienza per incarnarsi nel mondo e sarebbe portatore di doni, talenti ma anche di sfide, di una missione che le sarebbe propria.

Nel suo libro Astrologia Karmica, nodi lunari e reincarnazione, Martin Schulmann illustra il compito karmico dei Pesci. Secondo il racconto dell’autore, un giorno, Dio riunì i 12 segni per affidare ad ognuno di loro un seme di vita. Si avvicinarono uno ad uno a lui per ricevere i doni che egli aveva assegnato a loro. Il segno dei Pesci fu l’ultimo a presentarsi al suo cospetto, così Dio le disse…

“A te, Pesci, io do il compito più difficile di tutti. Ti chiedo di prendere su di te ogni pena dell’uomo e di consegnarmela. Le tue lacrime dovranno diventare le Mie. La tristezza che tu assorbirai è il risultato della incomprensione dell’uomo verso il Mio Pensiero, ma dovrai usargli compassione affinché lui provi di nuovo. Per questo compito difficile, io ti regalo il dono più bello. Sarai l’unico Mio figlio a Comprendermi. Ma questo dono della comprensione è riservato a te solo, Pesci, perché se tu provassi a parteciparlo all’uomo, non vorrebbe ascoltarti”.

Il mito della costellazione dei Pesci: la fuga di Afrodite e Eros

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Secondo i mitografi dell’Antica Grecia, la costellazione astronomica Pisces (“pesci” in latino) rappresentava la fuga di Afrodite e di suo figlio Eros trasformati in pesci durante la lotta contro i Titani. Per proteggersi dall’ira di Tifone, uno dei titani scesi in guerra contro gli Olimpi, Afrodite e Eros si sarebbero nascosti nei pressi dell’Eufrate. Mentre madre e figlio pensavano di essere al sicuro tra i canneti, una tempesta soffiò, svelandoli agli occhi del nemico.

A questo punto della storia le versioni divergono: Ovidio narra che la dea e il figlio si trasformarono in pesci, legati da una fune per non essere separati dalle furiose onde; altri invece raccontano che fu Poseidone a mandare due delfini per salvarli, e che in segno di gratitudine Zeus li rese immortali posizionandoli tra le stelle. Al livello simbolico, il mito indica la metamorfosi degli impulsi vitali (e il pericolo della loro scissione), legata al ritorno alle acque primordiali primo della salvezza/rinascita, quello che gli alchimisti tramandarono poi nell’Opera col motto: “solve et coagula”.

Fonti:

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it





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