Ci sono delle frasi estrapolate da libri, film, a volte cartoni animati, che nascondono una profonda saggezza. In un primo impatto può colpirci la loro poesia ma quando si prova a leggere tra le righe, quando si decide di soffermarsi un po’ sul significato delle immagini che ci suscitano, è in quel momento che svelano la loro vera magia: il potere di essere sia un balsamo steso sulle ferite che una piccola perla di saggezza in grado di portarci profonde riflessioni.

È una di queste riflessioni che vorrei proporti oggi, basata sulla citazione tratta dal film d’animazione Mulan del 1998, prodotto dalla Walt Disney Studios ed ispirata all’antica leggenda cinese di Hua Mulan.

“Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e prezioso di tutti”
(Dal film “Mulan”)

Quello che vorrei condividere con te è semplicemente una riflessione su questa citazione che all’epoca mi colpì molto e che, lo spero, ti aiuterà a pensare alla tua fioritura personale e ti incentiverà a trovare la tua verità.

Un aspetto importante della fioritura personale è la spinta naturale

Lo sbocciare di un fiore è spesso usato come allegoria e illustra un pensiero filosofico discusso dal filosofo, sociologo e saggista francese Michel Foucault nelle sue techniques de soi, e che avrebbe origine nell’Antica Grecia: la fioritura personale, la cura di sé.

La fioritura personale è una figura allegorica del percorso individuale che porta una persona a seguire la propria spinta naturale, a rispettare la sua identità e a manifestarne l’unicità e la bellezza nel mondo: si sboccia, si germoglia, si cresce e fruttifica secondo i propri tempi, secondo il proprio sentire, senza forzature.

La fioritura personale corrisponde quindi ad un modo di vivere mirato all’Essere che si manifesta naturalmente in un agire in linea con ciò che è, e non un agire che tenta di costringere l’Essere a corrispondere a ciò che il pensiero vorrebbe raggiungere per adeguarsi ad uno standard.

Ecco che nel concetto della fioritura personale, si rispetta lo sbocciare della persona riconoscendone l’unicità di tempi e modalità in linea con la sua identità autentica. Sbocciare significa seguire ed assecondare la spinta naturale della persona che la porta ad agire nel mondo, assecondando la sua vocazione, il sogno della ghianda che James Hillman illustrava nel suo libro Il codice dell’Anima.

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Fiorire è quindi accogliere la propria unicità senza tentare di nasconderla per vergogna o rinuncia, bensì riconoscere e rispettare il frammento di Verità di cui si è custode.

Sbocciare nelle avversità: una lezione di coraggio per affermare se stessi

Sbocciare non significa lottare contro ostacoli per raggiungere ciò che non ci appartiene oppure un’ipotetica felicità calcolata sulla base di azioni e risultati, ma significa affidarsi alle proprie capacità e seguire il proprio flusso, la naturalezza del proprio essere, rifiutando che gli ostacoli incontrati blocchino la propria forza vitale che cerca in ogni modo di rimanere in movimento per portarci a realizzare la nostra azione nel mondo in linea con ciò che siamo realmente nel nostro profondo.

Per giungere a questa realizzazione profonda, occorre però accogliere, assecondare questa spinta naturale, questa forza vitale, anche nelle avversità, cosa che richiede di riconoscere il proprio valore e di avere il coraggio di preferire la propria verità anche se diversa, marginale, unica, ad uno schema che vorrebbe le persone tutte colate nello stesso stampo.

È quindi una questione di coraggio, di sostenere la propria volontà che vuole agire in linea con la propria identità, andando oltre la paura del giudizio, del rifiuto, dell’abbandono, della diversità.

Ma oltre questo, sbocciare nelle avversità potrebbe significare riuscire a costruire un ego sano, forte e stabile che permetta all’individuo di esprimersi senza diluirsi nel mondo e che funga da mezzo di espressione utile e funzionale alla propria vocazione, senza nulla togliere agli altri. Perché c’è posto per tutti.

Sviluppare un ego utile è un’utopia?

Sviluppare un ego funzionale ed utile che non proietta le sue ferite sul mondo che lo circonda è in effetti cosa rara, non perché preclusa ad una qualche “élite” detentrice di segreti arcani, ma semplicemente perché affermare se stessi senza farsi violenza né proiettare le proprie nevrosi sugli altri, evitando la tentazione di paragonarsi agli altri e accettando che ogni processo interiore necessita di tempo, ascolto e comprensione, richiede centratura, consapevolezza e soprattutto di rispondere alla regola più importante dell’essere umano di socratica memoria: gnothi seautòn, “conosci te stesso”.

L’ego buono e utile si fonda sulla conoscenza di sé e serve l’Essere a muoversi nel mondo.

Il coraggio di essere se stessi, al di là delle avversità

In definitiva, questa semplice citazione tratta da Mulan potrebbe aprire ad un dibattito di largo respiro che coinvolge il nostro Essere autentico e che ci chiede se siamo abbastanza coraggiosi per seguire la vita che pulsa dentro di noi andando oltre le mille paure che potrebbero ostacolarci.

Siamo abbastanza in contatto con la nostra essenza da non temere di affermare le nostre diversità, il meraviglioso dono che ci rende unici, la “nostra” verità, quella che aggiungerà valore al mondo e che potrà brillare assieme a tutte le altre, senza il timore di fare ombra né di essere oscurata?

Credo che possa essere utile soffermarci un attimo su questa domanda e metterci in ascolto del nostro sentire perché ognuno di noi merita di brillare.

O meglio, fiorire.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it