Curiosità

Padova insolita: curiosità e meraviglie della “città del Santo”

Di Sandra Saporito - 12 Dicembre 2023

Padova è una città del Veneto ricca di storia, cultura e bellezza, capace di incantare il cuore di chi visita le sue piazze, i suoi monumenti e magnifici giardini. La sua storia millenaria, i nomi illustri che hanno passeggiato lungo le sue vie, le curiosità, le sue specialità, e i suoi segreti si mescolano al fermento della vita cittadina e universitaria che caratterizzano la città.

“Venezia la bella, Padova sua sorella”
(Detto popolare)

Sotto i suoi portici, alcuni antichi affreschi osservano con curiosità la gente che passeggia tra una piazza e l’altra, che fa compere “sotto il Salone”, il primo prototipo di supermercato ante litteram, che dal Medioevo ospita numerose botteghe che offrono ai visitatori le eccellenze enogastronomiche del territorio.

Le vie si snodano come un labirinto aprendosi su scorci tipici di rara bellezza: l’Antico Ghetto Ebraico, la Riviera Paleocapa, il Pontecorvo,…Ci sono così così tante meraviglie da visitare nel centro storico di Padova, senza parlare della provincia, delle sue terme e degli incantevoli Colli Euganei, che sarebbe impossibile elencarle tutte!

L'Isola Memmia  e la Basilica di Santa Giustina a Padova
L’Isola Memmia e la Basilica di Santa Giustina ©Foto di Alberto Biondi su Unsplash

Cosa vedere (e fare) a Padova

Alcuni monumenti hanno certamente un posto d’onore a Padova, come la Basilica di Santa Giustina e quella di Sant’Antonio, i Musei civici Eremitani, la cappella degli Scrovegni, il Duomo, il Palazzo della Ragione, La Specola,…

Tuttavia il centro patavino offre anche numerosi luoghi suggestivi all’aperto: l’Orto Botanico, il più antico del mondo e patrimonio UNESCO dal 1997; i Giardini dell’Arena dov’è possibile ammirare i resti dell’anfiteatro romano edificato nel 70 d. C; la tomba di Antenore, il mitologico principe troiano, fondatore della città; il Portello, il quartiere che diede i natali a Giovanni Battista Belzoni, l’esploratore che scoprì l’entrata della piramide di Chefren e molte tombe reali egizie oltre ad ispirare la creazione dell’archeologo avventuriero più famoso del cinema: Indiana Jones.

E poi, ci sono le piazze: il Prato della Valle, Piazza della Frutta, Piazza delle Erbe, Piazza dei Signori, dov’è possibile assaggiare le specialità tipiche padovane di origine contadina: i bigoli con sugo d’anatra, la gallina padovana e il bollito misto, i dolci del Santo e il fiore all’occhiello della città: la torta pazientina (golosissima!)

La città dei “tre senza”

Padova è curiosamente soprannominata la città dei 3 senza: “Il santo senza nome, il prato senza erba e il caffè senza porte”.

Il Santo senza nome

Il Santo patrono della città è tra i più conosciuti ed amati al mondo: Sant’Antonio di Padova, patrono dei poveri, degli orfani, dei bambini ammalati, delle donne incinte e degli oggetti smarriti. Ricordo ancora con affetto mia nonna che recitava : “Sant’Antonino bello, tutto vestito di velluto, aiutami a trovare ciò che ho perduto”, certa che l’intercessione del Santo l’avrebbe aiutata nella sua ricerca.

L’amore per il santo patrono è così sentito che per i padovani non vi è nessun motivo di specificarne il nome. Per derivazione, Padova è soprannominata “la città del Santo” e se sentite qualche padovano invitarvi ad andare “al Santo”, si riferisce alla Basilica di Sant’Antonio, metà di pellegrinaggio di milioni di fedeli ma anche degli amanti dell’arte.

Il Prato senza erba

Il prato in questione è il Prato della Valle, piazza di cui è difficile non innamorarsi! Si tratta di una piazza ellittica con quattro viali che attraversano un prato su piccoli ponti sopra un canale circondato da 78 statue, raffiguranti i personaggi illustri che fecero la storia di Padova, tra i quali Galileo Galilei. Non vi è momento in cui il Prato della Valle non riesca ad incantare gli occhi dei passanti ma se c’è un periodo particolare in cui la sua magia è al parossismo, è sicuramente di sera, sotto le feste natalizie!

Il Prato della Valle, magico sguardo sul cuore di Padova
Il Prato della Valle ©Foto di Marco Stevanon su Unsplash

Il prato della Valle è di una delle più grandi piazze d’Europa con un’area di ben 88620 mq! Chiamato anticamente Campo di Marte da parte degli antichi Romani, fu da sempre un luogo di ritrovo, militare prima e commerciale poi.

Ma perché è chiamato senza erba? Per secoli la crescita dell’erba fu ostacolata dal calpestio intenso di uomini e cavalli, mentre in epoca più recente fu la presenza massiccia di grandi platani ad impedirne la crescita. È così che nel corso del XIX secolo, il Prato della Valle entrò nei “ senza” del famoso detto popolare.

Il caffè senza porte

Fino al 1916, il caffè Pedrocchi, il più antico e prestigioso caffè di Padova teneva le sue porte aperte sia di giorno che di notte, fatto che gli valse l’appellativo di “caffè senza porte”. Per decenni fu il punto d’incontro delle menti più facoltose della città.

“È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L’eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d’Italia.”
(Stendhal)

Tappa obbligatoria per chi visita la città patavina, il caffè offre oltre ad alcune sue specialità, la possibilità di visitare il “piano nobile” e le sue splendide sale, oltre al Museo del Risorgimento e dell’età contemporanea.

Gli altri “Senza” della città

In realtà, vi sarebbero altri “senza”, più nascosti ma altrettanto curiosi!

Lo Zodiaco senza la Bilancia

La bellissima Torre dell’Orologio in piazza dei Signori, è dotata di un orologio astronomico con i segni zodiacali, progettato da Jacopo Dondi e realizzato nel 1344. Gli occhi più attenti noteranno che manca un segno: la Bilancia.

Secondo la tradizione popolare, questa mancanza indica l’ingiustizia che avrebbe subito il costruttore, pagato meno del pattuito. Secondo le fonti storiche, il motivo sarebbe invece da cercare nelle costellazioni antiche: Bilancia e Scorpione costituivano allora un unico segno zodiacale. Comunque, se volete giocare ai detective, sappiate che il segno della Bilancia è nascosto altrove in piazza…

La Torre dell'Orologio e il suo astrario medievale
Credit foto ©Pexels

Il capitello senza colonna

Sotto il Palazzo della Ragione è possibile vedere il capitello con una colonna mancante. La leggenda narra che fu rubata di notte dai vicentini, altri affermano che non fu mai costruita.

Il Bue senza corna

Il Palazzo del Bo dell’Università patavina, sede del Teatro Anatomico più antico del mondo, ha come emblema un bucranio in quanto gli edifici, prima di proprietà di un macellaio che vi aveva aperto una locanda (l’hospitium Bovis), sfoggiava un’insegna con un cranio di bue, che l’Università adottò.

Padova, Urbs picta: Patrimonio dell’Unesco

Gli affreschi della Cappella degli Scrovegni
Gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni ©Foto di Francesco Dondi su Unsplash

Fiore all’occhiello di Padova, città d’arte, è sicuramente la Cappella degli Scrovegni. Gli Scrovegni erano una famiglia molto ricca della città ma si mormorava che i loro averi fossero giunti in maniera assai sospetta a tal punto che Dante incluse nel girone infernale degli usurai Rinaldo degli Scrovegni, il capostipite.

Il figlio di Rinaldo, Enrico, probabilmente per riscattare il nome di famiglia, decise di offrire un’opera magnifica alla cittadinanza commissionando a Giotto gli affreschi che raffigurano la Storia della Salvezza nella cappella che avrebbe vegliato sul suo eterno riposo.

Questa opera magna valse alla città l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO nel 2021. Ma ciò che forse colpirà i più curiosi è un dettaglio all’epoca rivoluzionario, che raffigura secondo gli studiosi il primo bacio d’amore di tutta la storia pittorica occidentale: quello tra i genitori della Vergine Maria, Anna e Gioacchino.

La fama di “Città dipinta” di Padova non è dovuta soltanto alla Cappella degli Scrovegni ma anche ad altri siti assolutamente da visitare per i loro cicli di affreschi:

La Chiesa dei santi Filippo e Giacomo agli Eremitani e i capolavori del Mantegna
Il Palazzo della Ragione, antico tribunale della città, e il suo ciclo astrologico medievale di ben 333 riquadri, unico nel suo genere
La Reggia Carrarese con la Sala dei Giganti e gli affreschi eseguiti da Domenico Campagnola e da pittori della scuola padovana (tra i quali il Gualtieri e Stefano dall’Arzere)
Il Battistero della Cattedrale e le opere di Giusto de’ Menabuoi
La Basilica e convento del Santo con opere di Altichiero da Zevio, Giusto de’ Menabuoi, oltre al monumentale altare maggiore di Donatello ed altre opere eseguite da Filippo Parodi, allievo di Bernini, Giuliano di Giovanni, Giovanni Maria Falconetto,…
L’Oratorio di San Giorgio (ex-carcere settecentesco) con il capolavoro di Altichiero da Zevio.
L’Oratorio di San Michele con il capolavoro di Jacopo da Verona

“Per il grande desiderio che avevo di vedere la bella Padova, culla delle arti sono arrivato… ed a Padova sono venuto, come chi lascia uno stagno per tuffarsi nel mare, ed a sazietà cerca di placare la sua sete.”
(William Shakespeare)

Fonti e approfondimenti:
Il “Grande Belzoni”, dal Portello alle piramidi
La vecchia Padova: i “senza” della città
Padovanet: Dalle leggende sulla fondazione da parte del mitico Antenore a Patavium città Romana
Padova Urbs Picta – Giotto, la Cappella degli Scrovegni e i cicli pittorici del trecento
Visitare Padova

Sandra Saporito





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