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Tatuaggi: un modo di esprimere sul corpo la propria interiorità

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donna con un tatuaggio sul braccio
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I tatuaggi sono una pratica diffusa fin dall’antichità in molte culture tribali e tutt’ora in auge anche da noi. Nelle nostre culture postmoderne e individualiste, il tatuaggio non è quasi mai utilizzato per sancire l’appartenenza a un gruppo sociale, come avveniva in antichità, ma ha più a che fare con l’espressione di significati identitari prettamente individuali.

Un modo – spesso utilizzato in adolescenza o in altre fasi di “transizione” esistenziale – per “riappropriarsi” del corpo donandogli una nuova nascita, una nuova identità non data a priori, ma operata e controllata dall’individuo stesso (Lemma, 2005). Significato analogo possono assumere altre pratiche di manipolazione corporea anche in persone senza tatuaggi, si pensi ad esempio ai piercing o alla stessa chirurgia estetica.

Conosci te stesso: come condurre il proprio viaggio introspettivo

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donna che si specchia
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Un’antica leggenda giapponese narra di un Samurai molto aggressivo che un giorno volle incontrare un Maestro zen per avere alcuni chiarimenti sui concetti di Paradiso ed Inferno. Giunto davanti al Maestro, il Samurai gli domandò con aria di sfida:

Se davvero ne sei capace, illustrami qual è la differenza tra Inferno e Paradiso!”.

Il Maestro lanciò un’occhiata al Samurai e rispose:

Sei solo uno sfrontato e maleducato; non perderò il mio tempo prezioso con te!”.

Sentendosi insultato e attaccato nel suo orgoglio il Samurai diventò furioso e sguainando la spada gridò; “Potrei ucciderti per la tua insolenza!

L’importanza di saper dire no

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donna da sola che sorride con gli occhi chiusi
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“Di solito, in molte occasioni, per convenienza, simpatia, costrizione o falsità, diciamo di sì. È la maniera peggiore per mettere in mostra la nostra personalità scadente. Bisogna avere il coraggio di dire no quando l’occasione lo richiede. Solo così non avremo rimpianti e saremo orgogliosi della nostra scelta. La vita è piena di sì sprecati e di no taciuti.”

Romano Battaglia, Incanto, 2008

Proviamo a pensare a quanti no e a quanti sì abbiamo detto nella nostra vita. C’è chi dice di no a tutto e chi invece non riesce a dirne nemmeno uno: la soluzione non è, come si può pensare, nel bilanciamento delle due risposte ma nel dire sì o no in modo autentico e vero.

Sindrome di Peter Pan: quando l’uomo ha paura di crescere

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uomo con occhiali e tatuaggi
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The Peter Pan syndrome: men who have never grown up, è questo il titolo del libro con cui lo psicologo Dan Kiley inaugurava nel 1983 la sindrome di Peter Pan, un’espressione frequentemente utilizzata per alludere a quelle persone che si mostrano incapaci o riluttanti ad assumersi responsabilità e scelte pienamente adulte, sia nelle proprie realizzazioni personali che nei rapporti con gli altri.

Non per niente, secondo lo stesso Kiley, questa sindrome si assocerebbe spesso a quella denominata in via complementare come sindrome di Wendy. Non è raro infatti che accanto ad un uomo immaturo si affianchi una donna che tende a prendersi cura di lui in modo sollecito e quasi “genitoriale”.

“Lasciare andare”: un gesto di libertà per se stessi e gli altri

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murale si bambina che lascia andare un palloncino
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Lasciare significa: lasciare che per un po’ le cose seguano il loro corso,
che si muovano liberamente senza il nostro intervento,
finché la direzione del loro movimento non si mostri spontaneamente.
Se rinunciamo a tentare di guidare le cose e quelle, muovendosi,
si allontanano da noi, lasciamole andare.
Molliamo la presa.
Se le lasciamo andare per la loro strada, ci rendiamo liberi per qualcos’altro.

(Bert Hellinger, Gli Ordini del Successo)

 

“Lasciare andare” non è una lezione che ci hanno insegnato da bambini. Siamo capaci di resistere, di controllare, di programmare ma facciamo una gran fatica a lasciar scorrere le cose senza intrometterci. Siamo convinti che non fare nulla sia una forma di debolezza.

La splendida poesia di Wislawa Szymborska : nulla accade due volte nella vita

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foglio antico scritto a mano
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Non esiste un giorno uguale all’altro, non un bacio, una carezza, uno sguardo uguale all’altro, nemmeno un passo, un tragitto, un viaggio identico a ciò che abbiamo già vissuto.

E’ banale e sconcertante allo stesso tempo questo modo di pensare alla vita. Ma fa riflettere e ci dona entusiasmo nuovo, autentico, alla massima potenza.

Ogni occasione è persa” recita un famoso proverbio ed è proprio così poiché ciò che rifiutiamo di vivere non potrà mai più ritornare perché ogni evento e ogni emozione sono unici e non ripetibili, potranno assomigliare ad altro ma non saranno mai gli originali.

Cosa nasconde il cuore di una persona irascibile

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Ragazza che urla perché arrabbiata
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Un bambino che si infuria per qualsiasi cosa, un partner sempre arrabbiato o nervoso, un capo prepotente e scontroso, un collega sempre crucciato, un proprio scatto d’ira ingiustificato. Sono solo alcuni degli esempi di scatti d’ira o atteggiamenti caratterizzati da difficoltà nella gestione della rabbia.

Ci sono persone che più di altre faticano nella gestione di questa emozione arrivando ad avere degli eccessi e manifestazioni inappropriate senza magari comprendere davvero cosa sta accadendo e la sua motivazione causando nell’altro l’istintivo bisogno di difendersi dalle persone aggressive.

Massaggiare I Piedi Vuol Dire Massaggiare L’Anima

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piedi massaggiati con crema
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Prendersi cura dei propri piedi, massaggiandoli e donando loro un’attenzione quotidiana, è un modo per nutrire anche la nostra anima. I piedi infatti sono una parte del corpo connessa alla nostra interiorità, possiedono un significato simbolico molto importante e hanno bisogno di una dedizione giornaliera per poter attivare la loro energia vitale.

Forse è ridicolo adoperare la parola “espressione” per i piedi, ma sono convinto che anch’essi, come il viso, la possiedano. Anzi, sono convinto di capire se una donna è licenziosa e se una persona è crudele solo guardandone i piedi.
(Tanizaki Jun’ichiro, I piedi di Fumiko)

La proiezione: accusare gli altri di difetti che ci appartengono

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Il noto psichiatra svizzero Jung ha trattato a lungo il tema della proiezione e possiamo racchiudere tutto il significato di questo meccanismo di difesa (spiegheremo in seguito cosa s’intende) in questa sua famosa frase: “tutto ciò che ci irrita negli altri, può portarci a capire noi stessi”.

Il meccanismo della proiezione ci indurrebbe infatti a proiettare le caratteristiche scomode di noi stessi sulle persone circostanti. E quanto più quelle caratteristiche sono auto-censurate, tanto più fastidio procurano.

Ciò che quindi ci dà fastidio negli altri è lo specchio della nostra interiorità non accolta, non integrata, rifiutata.

Come sviluppare l’empatia: le tecniche per sentire con il cuore degli altri

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Avete presente quando ascoltate qualcuno raccontare la propria storia commovente e sapete di dover trattenere le lacrime ed essere la “parte” forte? O quando una persona a voi cara soffre o è felice e voi non riuscite a essere impassibili e fermi ma vi fate travolgere dalla sua emozione? O ancora quando i bambini, seppur voi cerchiate di mascherare e nascondere le vostre emozioni, si avvicinano, vi abbracciano e vanno via, comunicandovi in quel gesto una cosa come “ci sono, ho capito cosa provi e lo vivo con te”?

Ecco in tutte queste situazioni entra in gioco qualcosa di potentissimo e travolgente: l’empatia.