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Il significato autentico del Carpe Diem

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tazza che brinda al sole
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“Carpe diem”, frase celebre che tutti abbiamo sentito pronunciare e che ha fatto da titolo a uno dei film più struggenti e al tempo stesso profondi che, personalmente, abbia mai visto. L’autore di una locuzione deriva da un’opera del famoso poeta lirico dell’epoca Augustea, Orazio.

L’autore inserisce questa locuzione nelle Odi (Carmina) con l’intento di celebrare la brevità e fugacità del tempo che sfugge inesorabile e senza sosta invitando ad agire cogliendo quello che il momento in cui siamo e la situazione che viviamo possono darci.

“Un giorno ti sveglierai e non ci sarà più il tempo di fare le cose che hai sempre sognato. Falle Adesso.”
(Paulo Coelho)

La meditazione camminata ti aiuta ad entrare in contatto con te stesso

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Vi è mai capitato di dire a voi stessi “Adesso imparo e mi metto a meditare” con l’auspicio di volervi regalare del tempo per riconnettervi con voi stessi e le vostre sensazioni? Ci siete poi riusciti nella frenesia giornaliera?

Quando si pensa alla meditazione si immagina una condizione statica fatta di tecniche acquisite, spesso sdraiata o seduta con le gambe incrociate in una situazione rilassata, con gli occhi chiusi e lontano da tutto e tutti.

Ecco questa è la classica idea di meditazione ma potenzialmente, si può meditare in ogni circostanza della vita: mentre si mangia, si guida, si ascolta la musica o mentre si cammina.

Lezioni di vita meravigliose nelle opere di Murakami

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lanterne giapponesi
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Murakami è fra gli scrittori giapponesi più amati e apprezzati anche in occidente per la sua scrittura poetica e emozionalmente coinvolgente capace di arrivare dritta al cuore.

Molti simboli della cultura giapponese e leggende popolari giapponesi affascinano l’occidente, come molti proverbi giapponesi sull’amore. Murakami è forse però uno degli autori che meglio riesce a tradurre la filosofia giapponese in un linguaggio emotivamente impattante e decodificabile anche da una mente occidentale. In Murakami ritroviamo quella profondità introversa e malinconica tipica della sensibilità giapponese che costringe noi occidentali, sempre così freneticamente rivolti a ciò che accade all’esterno, a fermarci e contattare i nostri stati interni, i movimenti anche sottili della nostra anima, l’importanza delle piccole cose sussurrate, appena accennate eppure così potenti da aprire uno squarcio là dove vedevamo solo il buio della notte.

Il 21 giugno è la Giornata Internazionale dello Yoga

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locandina dello yogafestival

Il 21 giugno è una data importante. Si celebra il solstizio d’estate e anche la Giornata Internazionale dello Yoga. Non è un caso che entrambi questi eventi si celebrino nello stesso giorno: secondo la mitologia indiana, infatti, proprio il 21 giugno Shiva (il più importantè tra le divinità indiane) ha rivelato lo yoga al mondo.

Questa ricorrenza mondiale è stata istituita ufficialmente dall’Onu nel 2014, su spinta del governo indiano, in particolare dal suo premier, Narendra Modi, che pronunciò un discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a favore della sua iniziativa. Durante questo discorso dichiarò che “lo yoga significa unità di mente e corpo; pensiero e azione; dominio di sé e autorealizzazione; armonia tra uomo e natura; un approccio olistico tra salute e benessere”.

La splendida poesia di Wislawa Szymborska : nulla accade due volte nella vita

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foglio antico scritto a mano
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Non esiste un giorno uguale all’altro, non un bacio, una carezza, uno sguardo uguale all’altro, nemmeno un passo, un tragitto, un viaggio identico a ciò che abbiamo già vissuto.

E’ banale e sconcertante allo stesso tempo questo modo di pensare alla vita. Ma fa riflettere e ci dona entusiasmo nuovo, autentico, alla massima potenza.

Ogni occasione è persa” recita un famoso proverbio ed è proprio così poiché ciò che rifiutiamo di vivere non potrà mai più ritornare perché ogni evento e ogni emozione sono unici e non ripetibili, potranno assomigliare ad altro ma non saranno mai gli originali.

La Sindrome del Gemello Superstite: quando i concepimenti non si conoscono

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Chi è il gemello superstite?

Per spiegare il concetto in termini immediati si potrebbe definire come quella persona che viene al mondo “solo”, pur non essendolo stato durante il periodo della gestazione. Dentro alla pancia materna si era compagnia  di un fratello o di una sorella gemella (o forse entrambi) che non nascono e di cui non si conosceva nemmeno l’esistenza.

Accade spesso infatti che la gravidanza inizi gemellare e poi nelle prime settimane di gestazione uno dei due feti si riassorba non riuscendo a crescere e quindi a nascere. A volte, tramite l’ecografia, si evidenziano questi accadimenti. Più spesso invece, avvenendo nelle prime settimane di gravidanze, nessun controllo medico riesce a verificarli.

La Solitudine, Quando È Indesiderata

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Stare soli quando non è una scelta può essere un pesante fardello da portare, soprattutto in questo periodo di isolamento e distanziamento sociale durante il quale siamo separati dai nostri famigliari e dai nostri amici più cari, senza sapere quando ci potremo rivedere di nuovo, con genuina spensieratezza. In queste condizioni, la solitudine può lasciare un’impronta non indifferente sul nostro stato d’animo in quanto viene vissuta come un’imposizione, un’ ingiustizia.

La privazione prolungata di un contatto essenziale con l’altro può portare ad un deterioramento della qualità della vita soprattutto quando si ha un temperamento estroverso, portato alla vita sociale. Pensiamo per esempio ai giovani che si sentono smarriti in questo clima incerto, senza poter contare sul supporto reale e non virtuale dei propri pari.

Namasté, Il Meraviglioso Significato Del Saluto Che Arriva Dall’Asia

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Namasté” è una parola che è giunta fino a noi dalla lontana Asia.

In realtà è molto di più di una semplice parola: è un atteggiamento, un invito, un abbraccio, una carezza all’anima, un ringraziamento, una vera e propria celebrazione dell’altro.

Namasté: cosa significa e come si fa?

Può essere un saluto quando ci si incontra oppure un modo per accomiatarsi o ancora una modalità per ringraziare in modo particolarmente sentito.

Ad Andare Via Sono Capaci Tutti. E’ Restare La Grande Sfida

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In questi giorni sto praticando la meditazione Vipassana (in lingua pali il termine “Vipassana” vuol dire “guardarsi dentro“). E’ una tra le meditazioni più antiche derivante dalla tradizione buddista theravada.

Una meditazione semplice ma complessa nello stesso tempo. Per una, due o tre ore a seconda della nostra esperienza meditativa si sta seduti in una posizione dignitosa (piedi che toccano terra con tutta la loro pianta, schiena dritta, spalle rilassate, occhi chiusi) e ci si concentra sul respiro rimanendo immobili con tutto il corpo. E si osserva cosa accade dentro di noi: quali pensieri giungono, quali fastidi nel corpo, quali emozioni. Senza giudizi, senza alcun intervento da parte nostra, senza voler cambiare ciò che accade.

Bisognerebbe Meravigliarsi Almeno 50 Volte Al Giorno

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Una delle più grandi difficoltà odierne è riuscire ancora a meravigliarsi. Dinnanzi alle piccole cose, ammirando un’alba, ascoltando una parola, osservando un gesto.

Tutto il valore della vita ci sta sfuggendo tra le mani. Tutto è diventato scontato. E siamo alla ricerca continua del piacere, della bellezza e della meraviglia pensando di trovarlo in distrazioni continue, in luoghi lontani, in mille cose da fare, da sentire, da toccare, da mangiare. Il problema non è l’assenza di sorgenti di meraviglia ma la nostra incapacità a stupirci ancora.