Spiritualità

Reincarnazione: quando l’anima sopravvive al corpo

Di Redazione - 16 Luglio 2024

Secondo la teoria della reincarnazione le nostre anime tornano sulla Terra più volte reincarnandosi in corpi fisici attraverso il cosiddetto ciclo di morte-rinascita. Lo scopo è lo sviluppo spirituale. A crederci sono in molti: induisti, taoisti, giainisti, buddisti, anche se questi ultimi rivisitano la teoria a modo loro.

Se la reincarnazione classica è una trasmigrazione di anime individuali, per il buddismo, che nell’anima non crede, è una trasmigrazione di stati mentali. Nel buddismo è più corretto parlare di rinascita perché a ritornare sulla Terra è un’energia generata dalle volizioni mentali inconsce di ciascuno di noi. Queste energie mentali formano il karma, che non è individuale ma impersonale. Quindi se agisco secondo il cuore questo atteggiamento crea nella mia mente, e nel destino creato dalla mente stessa, un effetto positivo, viceversa se mi comporto male. Prospettiva che anziché renderci passivi, come accade spesso nell’Induismo, dove ci si sente predestinati a una certa condizione, ci rende attivi perché il Karma dipende da noi, dalla positività o negatività dei nostri pensieri. Il Futuro, in definitiva, è solo nelle nostre mani e dipende strettamente dalla mente che lo crea. Nel Buddismo siamo artefici del nostro destino.

“Le opere della vita precedente danno un orientamento alla vita attuale; questo è ciò che gli Indù chiamano karma.”

Lev Tolstoy

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Reincarnazione e risurrezione

corpo di donna morto e anima che sale

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Se nella reincarnazione è l’anima a sopravvivere al corpo e a scegliere, di volta in volta, nuovi involucri in cui vivere, la risurrezione prevede il ritorno alla vita vera e propria dopo la morte, che è una sorta di lungo sonno. A seconda della tradizione di riferimento, il defunto può rivivere nello stesso corpo, in un altro corpo, oppure spirito e corpo rinascono in tempi diversi.

Nel Cristianesimo la teoria della risurrezione viene formulata per la prima volta nel Nuovo Testamento in Isaia (Isaia 26,19) e in Daniele (Daniele 12,2), passi in cui i profeti parlano di un Regno di Dio che si instaurerà quando il peccato sarà definitivamente sconfitto e la morte privata del suo dominio. Essa viene ribadita negli Atti degli Apostoli (Atti 4,2 e 17,32) e nelle Lettere di Paolo. L’argomento ritorna spesso e lo stesso concetto di morte viene riproposto più volte. Nel Nuovo Testamento e nella Tradizione cristiana si parla inoltre di salvezza delle anime di chi merita il Paradiso, eventualmente purificate attraverso un periodo al Purgatorio. In quest’ottica Cristo ritornerà alla fine dei tempi per pronunciare il Giudizio Universale, cui seguirà la risurrezione della carne, ossia dei corpi. Si intuisce quindi come la risurrezione c’entri ben poco con la reincarnazione.

La reincarnazione tra Antica Grecia e filosofia contemporanea

Sulla scia della tradizione orfica e pitagorica, Platone nel Menone fa riferimento alla reincarnazione:

“L’anima essendo immortale, essendo rinata più volte e avendo visto tutte le cose che esistono sia in questo mondo che nell’altro, ha conoscenza di tutte.”

Empedocle nelle “Purificazioni”, sulla scia di Parmenide, sostiene che nulla si crea e nulla si distrugge e che ogni cosa si trasforma sulla base dell’amore e dell’odio, pulsioni opposte da cui dipende l’aggregazione e la disgregazione dei quattro elementi. L’anima nascerebbe e morirebbe in un ciclo perpetuo grazie all’intervento di queste due forze.

La teoria della reincarnazione o metempsicosi da Platone passa ai neoplatonici e a successive correnti di tipo gnostico, esoterico ed ermetico del tardo ellenismo. La reincarnazione platonica ritorna anche in Plotino, Giamblico e Proclo, secondo i quali l’anima sarebbe destinata a questo ciclo di morte-rinasciata a causa di una colpa originaria, che va espiata.

In tempi più attuali la reincarnazione è stata frequente oggetto di discussione e studio: basti pensare alle teorie proposte da Rudolf Steiner (1861-1925), secondo il quale a reincarnarsi sarebbero solo il corpo eterico e astrale, non quello fisico. Essi accompagnerebbero l’Io in un periodo di sonno che anticipa le incarnazioni successive fino al definitivo ritorno allo spirito puro.

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anima che sfuma dal corpo

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Anche il chiaroveggente Edgar Cayce (1877-1945) ha affrontato l’argomento in oltre 2500 letture fatte a 1500 persone. Secondo lui le entità presenti sulla Terra sono quello che sono perché sono state quello che sono state. Ovvero il soggiorno terrestre sarebbe una sorta di lezione che ci insegna a vivere ma se gli insegnamenti non vengono appresi, ecco che l’anima ritorna sulla Terra per rifare le stesse esperienze, a volte persino nello stesso ambiente.
Oggigiorno gli individui che credono nella reincarnazione sono sempre più numerosi e persino alcuni medici ufficiali, in seguito ad esperienze di pre-morte, supportano tale teoria. Basti pensare al Dott. Raymond Moody (1944), che raccolse moltissimi casi di esperienze pre-morte.

Il Dott. Sam Parnia constatò nel corso della sua esperienza con persone sopravvissute ad arresti cardiaci, che il 20% di essi erano rimasti perfettamente coscienti nonostante il cervello non funzionasse. A dimostrazione che l’anima, o coscienza che dir si voglia, è sconnessa dal corpo fisico. Anche il Dottor Robert Lanza, uno degli scienziati più famosi al mondo, è convinto che esista la vita dopo la morte.

A studiare le persone che hanno testimoniato di aver avuto una vita precedente è stato invece il Prof. Jan Stevenson, che ha esaminato nel corso della sua carriera oltre 1600 casi fra cui il famoso bambino libanese Imad Elavar, che a soli 2 anni ricordava di aver vissuto nel villaggio di Khirby nella famiglia Bouhamzy. Le sue affermazioni risultarono corrispondere perfettamente alla realtà, come provò lo stesso Stevenson.

“Brevi sono stati i miei giorni fra voi
ma, per quanto la morte possa nascondermi,
io tornerò con la marea.
Sappiate dunque che tornerò dal grande silenzio.
Non dimenticate che sarò ancora tra voi.
Una breve interruzione, un momento di riposo sul vento e un’altra donna mi porterà.”

Khalil Gibran

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