Mentre lavoravo al mio ultimo libro “Dorotea“, edito da GDL Edizioni e L’Arte di Essere Edizioni, ho scelto di dedicarmi con cura alla mia interiorità. Per “cura” intendo un atteggiamento interiore focalizzato sulla concentrazione, sull’ascolto rispettoso di ciò che si sente e sulla fiducia nel fluire degli eventi. La cura è amorevole, delicata, gentile, ma allo stesso tempo implica fermezza, impegno e direzione. Prendersi cura di sé e degli altri significa restare presenti a ciò che si prova e a ciò che si è. E questa presenza richiede consapevolezza, confini chiari e una ricerca costante della propria verità. Con questo intento del cuore è nato “Dorotea”.
Intento del libro

Questo lavoro è stato intenso, a tratti doloroso, ma anche straordinario. Ho attraversato e scavato nelle zone più oscure della mia interiorità, riuscendo a far emergere preziose tracce di saggezza. Una storia che ho custodito a lungo nel cuore e che ora ha preso forma in un libro che sta iniziando il suo viaggio nel mondo.
Ho scritto queste pagine per celebrare le soglie. Di ogni tipo. Le considero il mio biglietto da visita, l’ingresso alla mia scrittura, uno strumento per entrare in contatto con se stessi. Mi piacerebbe che arrivasse alle imprese funebri, ai reparti di ostetricia, ai malati, a chi ha perso la speranza, a chi si sente sempre al limite. In tutti quei luoghi preziosi dove la soglia non viene respinta, ma accolta.
Grazie a questo progetto ho compreso di essere una “scrittrice delle soglie”: mi è naturale abitare i confini emotivi, miei e altrui, dare forma all’invisibile e accompagnare i passaggi delicati dell’esistenza. Da sempre. Ogni mia scelta, esperienza e formazione mi ha condotta a questa consapevolezza. Scrivere “Dorotea” è stata una forma di terapia, uno specchio che mi ha portata fin qui.
Il libro non ha quindi uno scopo in senso stretto: è stato piuttosto un mezzo, un percorso di cura interiore, un’ancora nei momenti di tempesta.
La mia direzione nella vita è quella di sostare sulla soglia, scrivendo lettere personalizzate, elogi funebri, testi di addio, meditazioni e dialoghi interiori. Per accompagnare passaggi, cambiamenti, rinascite e perdite. Sono qui per condividere il confine, creando testi che possano diventare riti di passaggio, strumenti per vivere con più pienezza ciò che accade.
Dorotea mi ha preso per mano, conducendomi a diventare sua umile messaggera nel mondo.
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Le domande che hanno mosso la storia di “Dorotea”

Non desidero raccontare la trama del libro: credo appartenga al lettore scoprirla. Piuttosto, sento importante condividere il percorso che mi ha portata alla scrittura, fino a dare valore a ogni singola frase.
“È possibile attraversare un lutto con serenità?”
“Il dolore della morte è sempre insopportabile?”
“È concesso provare anche gioia in un momento di passaggio così delicato?”
Sono queste le domande che hanno fatto nascere la storia di Dorotea. Le risposte restano aperte. La scrittura, nel tempo, mi ha portata a interrogativi nuovi, diversi da quelli iniziali, e ogni domanda ha guidato la mia mano più in profondità dentro me stessa.
La ricerca interiore ha inevitabilmente generato anche una ricerca esteriore. Negli ultimi anni ho frequentato due luoghi di studio particolari, poco conosciuti: gli archivi parrocchiali e quelli di Stato. Spazi silenziosi, quasi sacri, che custodiscono la memoria degli antenati, la storia del nostro paese, segreti dimenticati e verità sepolte. Anche da queste stanze intrise di passato nasce il mio ultimo libro. Foglio dopo foglio, documento dopo documento, le mie domande si sono moltiplicate, come i certificati ingialliti sovrapposti nel tempo.
La scrittura non nasce per dare risposte, ma per aprire nuove domande.
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Il libro può essere immaginato come un fiore sbocciato

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I fiori tornano sempre, a ogni primavera. Non sono mai identici, ma condividono la stessa radice, si somigliano e si confondono con quelli dell’anno precedente.
Quando un fiore rifiorisce, porta con sé speranza e bellezza: è un ponte tra passato e presente, una promessa di vita. Ogni anno ritorna rinnovato, giovane, eppure porta con sé un’energia antica, già conosciuta. È vita che si rigenera dopo il suo appassire, ed è proprio questo a renderla necessaria.
Dorotea accompagna il lettore in un movimento simile: quello del fiorire e anche dell’appassire, vissuti con grazia e consapevolezza. È come una gemma che ha trovato la propria direzione e ora desidera semplicemente essere donata al mondo.
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