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“Dorotea”, un libro in grado di trasformare la morte in un’alleata di vita

Di Elena Bernabè - 7 Luglio 2026

Mentre lavoravo al mio ultimo libro “Dorotea, edito da GDL Edizioni e L’Arte di Essere Edizioni, ho scelto di dedicarmi con cura alla mia interiorità. Per “cura” intendo un atteggiamento interiore focalizzato sulla concentrazione, sull’ascolto rispettoso di ciò che si sente e sulla fiducia nel fluire degli eventi. La cura è amorevole, delicata, gentile, ma allo stesso tempo implica fermezza, impegno e direzione. Prendersi cura di sé e degli altri significa restare presenti a ciò che si prova e a ciò che si è. E questa presenza richiede consapevolezza, confini chiari e una ricerca costante della propria verità. Con questo intento del cuore è nato “Dorotea”.

Intento del libro

copertina del libro

Questo lavoro è stato intenso, a tratti doloroso, ma anche straordinario. Ho attraversato e scavato nelle zone più oscure della mia interiorità, riuscendo a far emergere preziose tracce di saggezza. Una storia che ho custodito a lungo nel cuore e che ora ha preso forma in un libro che sta iniziando il suo viaggio nel mondo.

Ho scritto queste pagine per celebrare le soglie. Di ogni tipo. Le considero il mio biglietto da visita, l’ingresso alla mia scrittura, uno strumento per entrare in contatto con se stessi. Mi piacerebbe che arrivasse alle imprese funebri, ai reparti di ostetricia, ai malati, a chi ha perso la speranza, a chi si sente sempre al limite. In tutti quei luoghi preziosi dove la soglia non viene respinta, ma accolta.

Grazie a questo progetto ho compreso di essere una “scrittrice delle soglie”: mi è naturale abitare i confini emotivi, miei e altrui, dare forma all’invisibile e accompagnare i passaggi delicati dell’esistenza. Da sempre. Ogni mia scelta, esperienza e formazione mi ha condotta a questa consapevolezza. Scrivere “Dorotea” è stata una forma di terapia, uno specchio che mi ha portata fin qui.

Il libro non ha quindi uno scopo in senso stretto: è stato piuttosto un mezzo, un percorso di cura interiore, un’ancora nei momenti di tempesta.

La mia direzione nella vita è quella di sostare sulla soglia, scrivendo lettere personalizzate, elogi funebri, testi di addio, meditazioni e dialoghi interiori. Per accompagnare passaggi, cambiamenti, rinascite e perdite. Sono qui per condividere il confine, creando testi che possano diventare riti di passaggio, strumenti per vivere con più pienezza ciò che accade.

Dorotea mi ha preso per mano, conducendomi a diventare sua umile messaggera nel mondo.

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Le domande che hanno mosso la storia di “Dorotea”

copertina del libro

Non desidero raccontare la trama del libro: credo appartenga al lettore scoprirla. Piuttosto, sento importante condividere il percorso che mi ha portata alla scrittura, fino a dare valore a ogni singola frase.

“È possibile attraversare un lutto con serenità?”
“Il dolore della morte è sempre insopportabile?”
“È concesso provare anche gioia in un momento di passaggio così delicato?”

Sono queste le domande che hanno fatto nascere la storia di Dorotea. Le risposte restano aperte. La scrittura, nel tempo, mi ha portata a interrogativi nuovi, diversi da quelli iniziali, e ogni domanda ha guidato la mia mano più in profondità dentro me stessa.

La ricerca interiore ha inevitabilmente generato anche una ricerca esteriore. Negli ultimi anni ho frequentato due luoghi di studio particolari, poco conosciuti: gli archivi parrocchiali e quelli di Stato. Spazi silenziosi, quasi sacri, che custodiscono la memoria degli antenati, la storia del nostro paese, segreti dimenticati e verità sepolte. Anche da queste stanze intrise di passato nasce il mio ultimo libro. Foglio dopo foglio, documento dopo documento, le mie domande si sono moltiplicate, come i certificati ingialliti sovrapposti nel tempo.

La scrittura non nasce per dare risposte, ma per aprire nuove domande.

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Il libro può essere immaginato come un fiore sbocciato

girasole-al-tramonto

Credit foto
©Pexels

I fiori tornano sempre, a ogni primavera. Non sono mai identici, ma condividono la stessa radice, si somigliano e si confondono con quelli dell’anno precedente.

Quando un fiore rifiorisce, porta con sé speranza e bellezza: è un ponte tra passato e presente, una promessa di vita. Ogni anno ritorna rinnovato, giovane, eppure porta con sé un’energia antica, già conosciuta. È vita che si rigenera dopo il suo appassire, ed è proprio questo a renderla necessaria.

Dorotea accompagna il lettore in un movimento simile: quello del fiorire e anche dell’appassire, vissuti con grazia e consapevolezza. È come una gemma che ha trovato la propria direzione e ora desidera semplicemente essere donata al mondo.

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L’importanza dell’elogio funebre nella storia

mano che scrive

Dorotea nasce da me. O forse sono io a essere nata da lei.
Quando si scrive una storia, i confini tra autore e personaggio diventano sottili. A volte questo è complesso, altre volte è un dono. Dipende da quanto si è presenti a questa fusione. La protagonista ha una sua identità, distante e insieme vicina alla mia. O forse è meglio dire riemersa, richiamata da una memoria che non è solo individuale ma anche collettiva. Le ho però donato una mia attitudine: il bisogno di abitare le soglie e di celebrarle in molte forme.

Tra queste, il desiderio di diffondere il valore dell’elogio funebre: scriverlo, leggerlo, custodirlo. Da tempo vengo chiamata da amici, familiari e anche sconosciuti a comporre lettere d’addio, spesso lette durante il rito funebre. Per me rappresentano uno dei momenti più profondi del passaggio, in cui il dolore può essere attraversato con presenza. Anche Dorotea scrive, legge e accompagna la creazione di questi testi: saluti terreni verso l’Oltre, atti di cura e trasformazione, momenti di meditazione e preghiera.

Scrivendo questa storia ho compreso ancora più chiaramente la mia direzione: scrivere significa aprire porte dove sembravano esserci solo muri.

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Dove nascono le idee di “Dorotea”

Sono i miei passi a scrivere, prima ancora delle mani. Camminando, anche l’interiorità si muove. Le idee arrivano in forma di intuizioni, ricordi e comprensioni che nascono proprio dal movimento. Dorotea è stata scritta camminando, molto, in luoghi diversi o percorrendo gli stessi sentieri più volte. Da sola, accompagnata, sotto il sole o nel freddo. Ogni ritorno portava nuove tracce. Ad ogni passo percepivo la sua presenza, come se mi guidasse verso scoperte e coraggio.

Scrivere un libro è sempre una sfida vertiginosa: si è continuamente in bilico tra il custodirlo e il condividerlo. Ma nel movimento qualcosa si scioglie, e si trova la forza per proseguire, anche nei percorsi più complessi.

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Il legame tra Dorotea e la luna

Il plenilunio è la fase della madre

Credit foto
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Dorotea ha imparato molto dalla luna, dalle sue fasi e soprattutto dal suo scomparire. Nelle notti di luna piena mi sono spesso rivolta a lei, come se la sua massima espressione fosse un messaggio universale. Anche la luna, come i fiori, raggiunge il suo culmine per poi svanire lentamente. Forse è proprio questo il senso della bellezza: apparire nella pienezza e poi ritirarsi, donarsi e dissolversi.

Questo libro è un po’ come la luna, un po’ come un fiore: nello scriverlo ho donato tutto ciò che avevo. Il suo scopo è la bellezza, da condividere e moltiplicare.

Nella storia ho voluto rendere omaggio a questa “sorella del cielo”, misteriosa e luminosa insieme. Anche io mi riconosco in questa dualità: vicina e distante, piena e vuota, luce e ombra.

Un libro per il lettore che vuole scendere nei propri abissi

La storia di Dorotea è un invito a toccare con mano la morte, il cambiamento, il vuoto interiore. Una narrazione dolce ma spietata, morbida ma anche ruvida. Uno sposalizio degli opposti che chiede di celebrare in ogni attimo dell’esistenza i confini della vita, le soglie che riescono a manifestare la verità, i limiti come fusione del tutto. Un libro adatto a chi cerca risposte sulla vita, a chi vuole porsi domande nuove, a chi ha intenzione di ampliare lo sguardo sul mondo.

Un augurio ai lettori

Auguro a Dorotea incontri sinceri, sguardi emozionati e pensieri che si accendono. Le auguro di essere accolta e anche messa in discussione. Auspico per lei una vita reale, lontana da me, nelle case, nei viaggi, nei luoghi più diversi, nelle mani curiose e negli sguardi attenti. La “donna della soglia” saprà prendersi cura di chi la incontrerà.

Buona lettura!

Articolo di Elena Bernabè

Scrittrice di elogi funebri, storie di guarigione, dialoghi introspettivi, meditazioni, lettere

Scrivimi se vuoi essere aiutato in un percorso di scrittura consapevole: elenabernabe.scrittrice@gmail.com





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