La scrittura terapeutica è uno strumento semplice ma potente che ognuno di noi può utilizzare ogni giorno per elaborare emozioni rimaste sospese, sciogliere blocchi interiori e ritrovare chiarezza. Tra gli esercizi più efficaci c’è la scrittura di una lettera emotiva, che permette di dare voce a ciò che è rimasto inespresso.
Le emozioni trattenute sottraggono energia vitale.
Quando non riusciamo a vivere un’emozione accade un movimento interiore rilevante: qualcosa dentro di noi si blocca e si trasforma in rigidità, del corpo e della mente. La fatica e la stanchezza diventano le nostre compagne quotidiane: non riusciamo a scorgere la direzione dell’esistenza, i passi da compiere, la lucidità del pensiero ci abbandona.
Tutto questo accade perché non si lasciano le emozioni libere di scorrere. Come un corso d’acqua bloccato dalla chiusura di una diga: la corrente si ferma, ci si sente in trappola, incapaci di proseguire il cammino.
Eppure le emozioni hanno così tanto da dirci.
Il tuo intelletto può confonderti, ma le tue emozioni non ti mentiranno mai.
(Roger Ebert)
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Cosa sono le emozioni e perché è così importante viverle

Il termine “emozione” entra nel vocabolario italiano grazie alla parola francese “emotion” che deriva a sua volta dal latino “emovere” (“movere” rimanda al verbo “muovere” e il prefisso “e” significa “fuori”). Un’emozione, quindi, è un vissuto che si muove verso l’esterno, una reazione affettiva che altera uno stato di quiete.
L’emozione arriva per farci capire che qualcosa dentro di noi si è mosso. Un turbamento originato da un accadimento, un ricordo, una preoccupazione. Le emozioni non emergono mai dal nulla: hanno sempre una radice, spesso invisibile alla nostra consapevolezza.
Quando proviamo gioia, paura, rabbia o sorpresa abbiamo la possibilità di dialogare con la parte più autentica di noi stessi. Spesso, però, questo prezioso dialogo non s’instaura mai, per mancanza di tempo, d’attenzione, perché non siamo allenati all’ascolto interiore. Non è solo un’occasione persa di conoscersi a fondo: è l’origine del blocco energetico. Non vivendo un’emozione la reprimiamo e, trattenendola giorno dopo giorno, andiamo a formare un accumulo interiore di non detti, non trasformati, non vissuti. Il corpo, il nostro più grande messaggero, s’irrigidisce, diveniamo schiavi della stanchezza, ci sentiamo smarriti, soli, incompresi, anche da noi stessi.
L’emozione è movimento. Il suo scopo è quello di vivere attraverso il corpo e la mente, fluire per liberare energia, mostrarsi per renderci consapevoli dei nostri moti interiori. Può essere paragonata a un fiore che sboccia, si manifesta nel mondo e poi appassisce, perché ha compiuto il suo corso. Un seme, però, che non viene seminato in un terreno fertile, non annaffiato e curato, rimane sterile e non vive. Tanti semi sterili ammucchiati rendono la terra non vitale. Le sottraggono energia.
Esistono molti motivi che ci portano a bloccare il flusso emotivo: ragioni sociali, familiari, intime. Le emozioni nascono proprio per scardinare queste motivazioni che sono diventate nel tempo delle prigioni, per vederle e sganciarsi dagli automatismi di sempre, per compiere un prezioso viaggio nella propria interiorità. Possiamo paragonarle alla pioggia estiva che arriva per dissetare un terreno arido lasciato a se stesso. Sono, quindi, una benedizione, un sostegno a risolvere questioni antiche, un motivo per fermarsi e ascoltarsi davvero.
Non dimentichiamo che le piccole emozioni sono i grandi capitani della nostra vita e che obbediamo a loro senza saperlo.
(Vincent Van Gogh)
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Scrivere per dare voce alle emozioni

Quando proviamo un’emozione è buona abitudine fermarsi e dialogare con essa. Tentare di reprimerla oppure reagire con azioni, pensieri o parole al suo manifestarsi sono vie di fuga non costruttive, in grado d’innescare sintomi fisici, stanchezza mentale, disorientamento. Il blocco emotivo si trasforma spesso in un blocco vitale.
La rabbia, la gioia, la tristezza sono messaggeri di ciò che si muove dentro di noi. Quando appaiono nelle nostre giornate è bene fermarsi e compiere due passi interiori. Il primo è quello di accorgersi che un’emozione è venuta a farci visita, l’altro è darle attenzione mediante tante direzioni possibili: l’arte, la meditazione, il silenzio, il dialogo con chi può aiutarci a comprendere meglio il nostro mondo psichico.
La via che io prediligo è la scrittura. Sono tanti e sempre di più gli studi intrapresi che evidenziano i benefici della scrittura: grazie alla parola scritta ci si rende consapevoli delle proprie emozioni che vengono lasciate libere di scorrere. Il flusso energetico ritorna a essere più vitale, il corpo si rilassa, la mente si libera.
Le emozioni trovano nella scrittura una forma. Peschiamo dentro di noi un vissuto e lo ricamiamo di senso, lo rendiamo degno di attenzione, lo trasformiamo in arte. Grazie alle parole pensate che diventano tracce visibili muoviamo le mani, le antenne della nostra interiorità, e deponiamo in esse il potere della vita. Possono generare storie, riflessioni, poesie. I nostri vissuti diventano personaggi, le paure possono finalmente trovare voce, le gioie vanno a scandire il ritmo della narrazione, i dolori vengono condivisi, compresi, trasformati.
La scrittura richiede tempo, presenza, motivazione e direzione. Non è un semplice passatempo o un hobby, è un percorso di cura della propria interiorità. Ecco perché dovrebbe essere coltivata in ogni momento della vita, dalla fanciullezza all’adolescenza, dall’età adulta fino alla vecchiaia. La capacità di guardarsi dentro è un’abilità umana da praticare con costanza, soprattutto nei momenti di crisi.
Non c’è niente di speciale nella scrittura. Devi solo sederti davanti alla macchina da scrivere e metterti a sanguinare.
(Ernest Hemingway)
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Scrivere una lettera per lasciare andare un’emozione sospesa

In passato si scrivevano lettere a mano per comunicare con chi era lontano. Quei fogli erano intrisi di vita, di emozioni, di speranza. Alcuni adolescenti, soprattutto ragazze, mantengono ancora questa forma di scrittura, in modo particolare tra amiche o con i primi innamoramenti. I ragazzi sanno bene quanto questa forma di comunicazione è preziosa e che non esiste apparecchio elettronico in grado di comparare l’esperienza di scrivere e ricevere una lettera scritta a mano.
In pochi sanno, però, che scrivere una lettera ha un potere curativo rilevante. Ai benefici della scrittura si sommano quelli della natura della lettera scritta a mano. Rivolgendoci a qualcuno o a qualcosa entriamo in contatto con il destinatario stesso della lettera, anche se è un’emozione o una persona cara defunta.
Compiere quest’azione a mano non è fattore secondario. Si mettono in moto processi neurologici, emotivi e mentali che non potrebbero attivarsi utilizzando il computer. Il movimento dello scrivere a mano è stato studiato nel tempo e si è visto che riesce a mettere in comunicazione la nostra parte più intima con il mondo, fatto che accade in modo minore utilizzando i dispositivi elettronici. La nostra calligrafia parla di noi, delle nostre emozioni, di un gesto unico e inconfondibile.
La forma della lettera, poi, è un rivolgersi a qualcuno di molto preciso, è un mettere a nudo il proprio vissuto, un invito a guardarsi dentro insieme. Nella lettera non si può fuggire, è uno spazio di condivisione, è un dono che si fa agli altri e a noi stessi. Emergono ricordi, turbamenti, sorrisi, lacrime, è uno spazio vivo dove il cuore detta, la mano ascolta e traduce.
Prendiamo l’abitudine di scrivere alle nostre emozioni, di chieder loro perché sono giunte a noi, di lasciarle libere di esprimersi tramite la nostra mano. Non è un gioco da bambini. O forse sì, è ciò che i bambini sanno fare meglio: ascoltarsi, far vivere la propria emozione e passare al gioco successivo.
Scrivere una lettera a qualcuno o a una nostra emozione è come entrare nel misterioso mondo dei sogni dove tutto emerge per potare simboli, immagini, intuizioni.
Scrivere non è niente più di un sogno che porta consiglio.
(Jorge Luis Borges)
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Un piccolo esercizio per dare voce all’interiorità

Trova un momento della giornata tranquillo, senza distrazioni e impegni imminenti.
Prendi carta e penna. Oppure un diario che racchiuderà le vostre lettere emotive.
Se ti aiutano ascolta una melodia rilassante, accendi una candela e un incenso.
Rilassati. E pensa a chi o a che cosa vorresti rivolgere la tua attenzione.
La rabbia? Un vuoto lasciato da qualcuno? Un sintomo fisico? Una persona in particolare?
Qual è il tema di questo tuo periodo? Dedicagli attenzione. Ogni questione che attira la tua energia è carica di emozioni.
Tieni bene in mente queste tre domande:
1- Perché sei arrivata?
2- Qual è il messaggio che vuoi farmi giungere?
3- Cosa accade se ti ascolto?
Inizia a scrivere per dieci minuti senza fermati, non preoccuparti delle regole grammaticali o della forma di ciò che scrivi. Ciò che si deve creare è un flusso.
Alla fine saluta il destinatario della tua lettera come se salutassi un vecchio amico.
Conserva il tuo scritto per rileggerlo in futuro.
Articolo di Elena Bernabè
Scrittrice di elogi funebri, storie di guarigione, dialoghi introspettivi, meditazioni, lettere
Scrivimi se vuoi essere aiutato in un percorso di scrittura consapevole: elenabernabe.scrittrice@gmail.com




