Benessere

La scrittura terapeutica: quando le parole curano. Intervista ad Alessandra Perotti

Di Redazione - 17 Giugno 2026

Scrivere è un gesto semplice e alla portata di tutti. Ogni giorno annotiamo promemoria, liste della spesa, pensieri o appunti, spesso senza soffermarci sul valore che questa pratica può avere per il nostro benessere. Eppure la scrittura non è soltanto uno strumento organizzativo o comunicativo: può diventare un mezzo prezioso per esplorare le proprie emozioni, acquisire maggiore consapevolezza e favorire la crescita personale. Per approfondire il tema della Scrittura Terapeutica, abbiamo intervistato Alessandra Perotti, Writer Coach, Editor e Ghostwriter.

Alessandra Perotti

1. Alessandra, cos’è la scrittura terapeutica?

La scrittura terapeutica è una pratica di ascolto, consapevolezza e trasformazione che utilizza le parole come strumento per entrare in contatto con ciò che viviamo, sentiamo, ricordiamo e spesso non riusciamo a esprimere ad alta voce; scrivere è comunque sempre un modo per dare forma all’esperienza interiore: emozioni, paure, ferite, passaggi difficili, desideri, domande rimaste sospese. Quando scriviamo, portiamo fuori da noi ciò che era confuso e rimettiamo ordine; tutto quello che ci appare frammentato, il più delle volte si unisce in un disegno che non avremmo immaginato. Il dolore, certo, non si risolve, ma lo comprendiamo meglio.

La pagina diventa un luogo, una dimensione, in cui possiamo incontrarci con sincerità. Scrivere non cancella ciò che è accaduto, ma può cambiare il nostro modo di stare dentro quella stessa storia. Può aiutarci a ritrovare un senso.

Per me la scrittura terapeutica è questo: un atto di cura verso di sé. Per questo il mio mantra è “Scrivere è vivere”.

Alessandra Perotti

2. Quali sono i suoi benefici?

I benefici della scrittura terapeutica sono molti e agiscono su diversi livelli: emotivo, mentale, narrativo e persino relazionale.

Scrivere aiuta prima di tutto a fare chiarezza. Quando viviamo un momento difficile, spesso i pensieri si sovrappongono, le emozioni sembrano confuse, la mente continua a tornare sugli stessi punti. La scrittura permette di fermare questo movimento, di distinguere ciò che proviamo da ciò che pensiamo, ciò che temiamo da ciò che desideriamo davvero.

Un altro beneficio importante è la possibilità di dare voce alle emozioni. Scrivere ci autorizza a sentire, senza doverci subito correggere o giustificare.

La scrittura terapeutica aiuta anche a prendere distanza. Ciò che ci ferisce può essere osservato da una prospettiva diversa. Quando una storia resta solo dentro di noi pesa; quando la scriviamo, possiamo dialogare con il vissuto.

C’è poi un beneficio legato all’identità. Raccontare la propria storia significa riconoscere i passaggi attraversati, le risorse attivate, le parti di sé che forse erano rimaste in ombra. La scrittura ci ricorda che non siamo solo ciò che ci è accaduto: siamo anche il modo in cui scegliamo di narrarlo, comprenderlo e trasformarlo.

Scrivere può diventare un gesto di libertà. Ci restituisce la possibilità di scegliere parole nuove per parlare di noi, e a volte proprio da quelle parole nasce un inizio inaspettato.

una donna che scrive a mano

3. Si può iniziare un percorso in autonomia oppure è meglio affidarsi a professionisti formati in questo ambito?

Si può certamente iniziare anche in autonomia. La scrittura è uno strumento accessibile e semplice: bastano un quaderno, una penna e la disponibilità ad ascoltarsi. Scrivere liberamente, annotare pensieri, emozioni, ricordi, lettere mai inviate, domande interiori può essere già un primo passo molto potente.

Però va fatta una distinzione importante. La scrittura può aprire porte profonde. A volte porta in superficie emozioni intense, ricordi dolorosi, nodi irrisolti. Per questo, quando si attraversano momenti particolarmente delicati, traumi, lutti, crisi importanti o sofferenze che sembrano difficili da contenere, è preferibile affidarsi a professionisti formati. Non solo writer coach come nel mio caso, ma anche psicoterapeuti (io collaboro in maniera costante con la dr.ssa Roberta Bombini, medico e psicoterapeuta).

Un percorso guidato offre metodo, protezione e gradualità. Il professionista accompagna il processo, aiuta a non perdersi dentro ciò che emerge. La scrittura terapeutica non deve mai diventare una forzatura o un’esposizione brutale al dolore; deve essere un cammino rispettoso e sostenibile. Per questo non è ammessa improvvisazione.

Il mio consiglio è questo: iniziare con semplicità, ascoltando i propri tempi. Se la scrittura porta sollievo, chiarezza e presenza, può diventare una pratica personale preziosa. Se invece fa emergere sofferenze troppo intense, allora chiedere supporto è un gesto di responsabilità e cura verso di sé.

4. Può consigliare 5 libri che parlano della scrittura terapeutica?

donna che scrive

Sì, ci sono testi molto importanti per chi desidera avvicinarsi alla scrittura come pratica di cura, consapevolezza e trasformazione.

Il potere della scrittura. Come mettere nero su bianco le proprie emozioni per migliorare l’equilibrio psico-fisico” di James W. Pennebaker, è un testo fondamentale per chi vuole avvicinarsi all’argomento: Pennebaker racconta delle ricerche che hanno portato a comprendere l’importanza dello scrivere per affrontare momenti di difficoltà, disturbi da ansia e stress, traumi veri e propri.

Di Duccio Demetrio, Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé. Ci aiuta a comprendere il valore autobiografico della scrittura: raccontarsi non è solo ricordare, ma ricomporre il senso della propria vita.

Medicina narrativa. Onorare le storie dei pazienti” di Rita Charon, ormai un classico. La prospettiva adottata è quella di chi raccoglie le storie dei pazienti. Non solo, si affronta il modo in cui la narrazione può supportare la relazione tra il medico e il malato. La scrittura e la narrazione non sono l’espressione del solo punto di vista del malato ma una parte del processo di cura.

Mi permetto di citare due miei titoli: Scrivere per guarire. Manuale di scrittura terapeutica, pubblicato da Editrice Bibliografica. È un testo a cui tengo molto perché nasce proprio dal desiderio di accompagnare le persone dentro una scrittura capace di trasformare: “90 giorni di scrittura terapeutica”, un percorso di scrittura che si snoda attraverso riflessioni ed esercizi.

Sono libri diversi tra loro, ma accomunati da una visione: la scrittura può diventare uno strumento di rinascita.

donna che scrive

Credit foto
© Pixabay

5. C’è un augurio particolare che vorresti far giungere alle persone che vogliono iniziare un percorso di scrittura terapeutica?

Sì. Il mio augurio è che possano avvicinarsi alla scrittura senza la paura di non essere capaci.

Molte persone pensano: “Non so scrivere”, “Non troverò le parole giuste”, “La mia storia non interessa”, “Non voglio riaprire certe ferite”. Ma la scrittura terapeutica non chiede perfezione. Chiede solo ascolto. Auguro a chi inizia percorsi di scrittura terapeutica di concedersi il diritto di scrivere anche in modo imperfetto.

E soprattutto auguro a ogni persona di scoprire che dentro la propria storia, anche quando sembra spezzata, esiste ancora una possibilità di senso. Scrivere può aiutarci a ritrovarla.

Perché scrivere è vivere. E, qualche volta, è anche ricominciare.

Alessandra Perotti, Writer Coach, Editor e Ghostwriter





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