Ci sono momenti di passaggio della vita che richiedono tempo, concentrazione, dedizione. Il rischio, altrimenti, è quello di non viverli appieno. E ciò che non attraversiamo davvero tende a riemergere nel tempo, sotto forma di inquietudine, rabbia o dolore non elaborato.
“Ciò che non affronti nella coscienza, riemerge nel destino”
Carl Gustav Jung
La morte di un nostro caro è una di queste prove della vita. Dinnanzi al trapasso, la sofferenza e lo smarrimento sono così intensi da indurci, spesso, a voler fuggire, a non riuscire a rimanere con presenza nel saluto. Ma così facendo perdiamo un’occasione preziosa per attraversare in modo costruttivo il dolore.
Uno degli strumenti più importanti che ci aiutano a stare nel saluto è l’elogio funebre.
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Che cos’è un elogio funebre

Il termine “elogio” deriva dal latino “elogium”, ovvero “iscrizione” e dal greco “eulògion”, vocabolo composto da “eu” (buono) e “logion” (motto). In età romana vi era l’abitudine di comporre un “elogium”, uno scritto che elogiava un defunto, da apporre sulla tomba in suo onore. Le parole, già allora, erano considerate preziose per poter attraversare la sofferenza: dare una forma alle emozioni tramite il linguaggio, scritto o orale, permette di essere presenti alla nostra interiorità, di prestarle ascolto, di non fuggire. La scrittura, in modo particolare, custodisce la memoria, ci costringe a dedicare tempo a ciò che proviamo, a trasformarlo, a connetterci con un’energia particolare che abita dentro di noi e nel mondo.
Un elogio funebre, quindi, è un atto di cura verso se stessi e il defunto, un ultimo legame terreno, una promessa di memoria, un inno a ciò che non si può vedere.
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Perché è importante comporlo anche ai nostri giorni
Quello che sta emergendo è il desiderio di rendere personalizzato il saluto ai nostri cari defunti. Non perché si voglia prendere il posto del sacerdote o del celebrante del rito funebre, ma perché le persone sentono la necessità di rendere il saluto terreno un momento di passaggio creato su misura, che ricordi in modo sincero la persona che ha oltrepassato la soglia. Non è più raro partecipare a un funerale e ascoltare alla fine del rito una musica non religiosa, cantata in chiesa o portata al suo interno con le casse perché era la musica preferita del defunto, o vivere un brindisi finale dopo la cerimonia sugli scalini all’entrata della chiesa, o ancora prendere parte a un vero e proprio buffet di saluto. Ascoltare, poi, la lettura di un solo o di vari elogi funebri sembra essere diventata una consuetudine diffusa.
Questo non vuol dire che il rito funebre si stia trasformando in un rito non religioso o, peggio ancora, in qualcosa di superficiale accogliendo interventi personalizzati. Significa solo che divenire parte attiva nel costruire il saluto finale al caro defunto aiuta a non farsi travolgere dal dolore, lo si vive con maggiore consapevolezza, proprio perché non si fugge, s’impara a stare nella sofferenza donandole una forma.
Scrivere e leggere durante il rito funebre un elogio permette due movimenti interiori fondamentali per vivere qualsiasi momento di passaggio: la scrittura aiuta a elaborare le emozioni, la lettura a condividerle.
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I benefici di un elogio funebre
Non sempre si trovano le forze interiori per scrivere o leggere un elogio funebre o per rendere il saluto un gesto personalizzato. In un momento di smarrimento così intenso ognuno è chiamato a dare ascolto al proprio sentire, senza pretendere altro da sé. C’è chi percepisce la necessità di scrivere un testo di memoria e di leggerlo in chiesa, chi vuole solo comporlo ma lasciare ad altri la lettura, chi invece desidera introdurre un elogio funebre durante il rito ma preferisce che siano altri, professionisti o non, a prendersi carico di questa parte del saluto, chi ancora non sente di voler aggiungere nulla al rito classico. Non esiste una via migliore di un’altra, dipende dal vissuto intimo di ogni persona; vissuto che va rispettato, soprattutto in un momento della vita così delicato.
Per chi percepisce il desiderio di introdurre nel saluto anche un elogio funebre i benefici sono tanti.
- Scrivendolo, le parole rendono il dolore più fluido. Scorrendo, l’emozione fa il suo corso, non rimanendo intrappolata nell’interiorità delle persone.
- Pensare a cosa scrivere, ricordando il caro defunto, rende il nostro legame con lui più forte, più percepibile.
- Impariamo a relazionarci con chi non c’è più, trovando una via di comunicazione diversa.
- Ricapitoliamo la vita del defunto, lo salutiamo, gli rendiamo omaggio.
- Le parole hanno il potere di mettere ordine al caos, di provare a dare una forma a ciò che non ha forma.
- Leggere ad alta voce l’elogio in chiesa permette di condividere con gli altri il dolore ma anche il ricordo. La presenza del defunto è viva.
- La lettura si fa portavoce di emozioni, parole e vissuti che vanno a vibrare con chi l’ascolta andando a formare un’energia condivisa toccante e densa di empatia. La connessione tra i presenti è percepibile come in poche altre occasioni.
- Lo scritto può essere riletto negli anni, portando sollievo, una dolce nostalgia, ricordi e soddisfazione.
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Come scrivere un elogio funebre

Non esiste una metodologia per scrivere un elogio funebre. Fortunatamente, è ancora un ambito senza regole, che segue solo il vissuto dei cari che lo vogliono comporre e leggere. Bisogna però tenere a mente alcuni consigli di buon senso: un elogio non deve essere eccessivamente lungo (bastano alcuni minuti di lettura) e non deve cadere nel ridicolo, utilizzando termini consoni alla situazione e ricordando aneddoti impropri.
Durante le giornate di veglia basta prendersi del tempo da soli, in una condizione di ascolto interiore. E iniziare a scrivere pensando al caro defunto chiedendosi cosa si vuole comunicare con quello scritto: un saluto a lui? Un ricordo di chi era? Si vuole trasmettere un messaggio mediante la sua vita e morte? Avere ben chiaro l’intento permette di non perdersi durante la composizione.
L’inizio di un elogio dovrebbe racchiudere in sintesi lo scopo dello scritto, la frase conclusiva rafforzarla con più enfasi. Pensate che il vostro caro defunto si trovi proprio davanti a voi, per l’ultima volta: avete l’occasione di donargli le ultime parole, di raccontare ai presenti la sua vita.
Non serve creare uno scritto degno di un poeta, bastano frasi semplici, pochi ricordi, cercare di racchiudere in un testo l’essenza della sua persona.
Potete affidarvi anche ad altri per poter comporre l’elogio, ad amici, famigliari, anche professionisti scrittori che possono aiutarvi a trovare le parole giuste in un momento di smarrimento così grande.
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Le parole di un elogio restano
Sono i piccoli gesti quotidiani che nutrono la nostra esistenza: i riti personali che mettiamo in atto ogni giorno, le attenzioni, gli sguardi attenti, le presenze autentiche, il tempo impiegato bene. L’elogio funebre è un piccolo ma prezioso gesto, in grado di far vivere il dolore in modo costruttivo, è un attivarsi per trasformare la sofferenza, un tentativo di dare senso alla vita.
Le parole di un elogio restano. Per far vivere i morti nei nostri cuori.
Articolo di Elena Bernabè
Scrittrice di elogi funebri, storie di guarigione, dialoghi introspettivi, meditazioni
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