“L’anima si nutre d’estasi come la cicala di rugiada” disse un giorno lo scrittore e Premio Nobel per la letteratura Anatole France, facendo eco alla sensazione di molti di noi che percepiscono nel canto delle cicale l’arrivo della bella stagione e della leggerezza che caratterizza l’estate, con le sue giornate calde e soleggiate che invitano al dolce far niente, al vivere attimi di piacevolezza, magari cullati dalla brezza mentre si sonnecchia sotto l’ombrellone.
Eppure se rappresenta per noi la colonna sonora dell’estate, la cicala ci offre anche un’opportunità preziosa di connetterci con la natura e con noi stessi.
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La cicala nella natura e nel mito: cosa rappresenta?
La vita della cicala incuriosisce, affascina l’essere umano sin dall’alba dei tempi per la particolarità della sua esistenza divisa tra mistero e canto, segreto e metamorfosi.
Platone raccontò nel Fedro il mito della nascita delle cicale: “Si dice che un tempo le cicale erano uomini, di quelli vissuti prima che nascessero le Muse; quando poi nacquero le Muse e comparve il canto, alcuni di loro restarono così colpiti dal piacere che cantando non si curarono più di cibo e bevanda e senza accorgersene morirono. Da loro in seguito ebbe origine la stirpe delle cicale, che ricevette dalle Muse questo dono, di non aver bisogno di nutrimento fin dalla nascita, ma di cominciare subito a cantare senza cibo né bevanda fino alla morte, e di andare quindi dalle Muse a riferire chi tra gli uomini di quaggiù le onora, e quale di esse onora. […] Per molte ragioni, quindi, a mezzogiorno bisogna parlare e non dormire.”
Secondo lo scrittore egiziano Orapollo, la cicala simboleggiava l’iniziazione ai Misteri ed in effetti una fibula a forma di cicala era indossata tra i capelli degli iniziandi ai Misteri Eleusini. Plinio Vecchio invece affermò che le cicale si nutrivano esclusivamente di rugiada, facendone un simbolo di purezza.
Se la narrazione mitologica incanta per la sua poetica suggestione, nemmeno la realtà manca di fascino! Infatti, la cicala è una creatura antica, la sua apparizione risale a 264 milioni di anni fa.

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Se conosciamo la cicala principalmente per il suo canto che culmina con la sua morte a fine estate, questo ci porta a credere, come nella favola di La Fontaine, che la sua vita sia breve. Ma è solo perché ignoriamo la sua esistenza nascosta sotto terra.
La pazienza invisibile del cambiamento
Alla fine dell’estate, le cicale depongono le loro uova alla base dei tronchi degli alberi prima di morire. Quando le uova si schiudono, le larve si fanno strada nel terreno fino alle radici, delle quali si nutrono. Resteranno lì, nascoste allo sguardo, per molto tempo (fino a 17 anni!), prima di emergere in superficie dove la loro vita culminerà nel canto e nella loro unica stagione di riproduzione.
Il frinire che riempie il silenzio dei pomeriggi estivi è in realtà un canto d’amore, che permette al maschio di attrarre una femmina e così dare continuità al ciclo della vita. Questo canto durerà all’incirca 6 settimane e soltanto se le temperature raggiungeranno almeno i 22-25 gradi. Infatti vi è un curioso metodo per misurare la temperatura ambientale basato sul canto della cicala: più il frinire è veloce e più la temperatura è elevata.
La vita, affascinante e misteriosa, di questo insetto è portatrice di un simbolismo profondo che richiama alla mente non soltanto l’immensa pazienza che la cicala dimostra nell’attraversare le diverse fasi della sua lenta evoluzione, ma anche i concetti di rinascita, rappresentati dalla muta ninfale che, tale il corpo fisico, viene lasciato indietro per dar spazio all’emergere di una nuova vita più evoluta.
La percezione antica e condivisa ancora oggi che la cicala si dedichi esclusivamente al canto, dimenticandosi dei bisogni fisiologici come il nutrirsi, ne ha fatto un simbolo potente di purezza, di dedizione alla celebrazione della vita nella sua essenza più elevata e spirituale.
Alla luce di una comprensione più profonda della vita di questo curioso insetto, la fiaba “la cicala e la formica” potrebbe assumere sfumature decisamente diverse!
Il canto della cicala come vibrazione del presente
Il canto della cicala è per molti di noi il suono dell’estate, la colonna sonora di ricordi, emozioni e sensazioni connessi alle vacanze, ai momenti di svago, a tutti quei momenti in cui ci diamo (finalmente!) il permesso di lasciarci andare, di abbandonare per un attimo i pensieri e le preoccupazioni al piede dell’ombrellone.

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È la musica di sottofondo perfetta per l’ozio positivo.
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Il potere del ritmo naturale nella nostra vita
L’ozio positivo, creativo o terapeutico che dir si voglia, ha un’importanza fondamentale per il nostro benessere psicofisico. Anche se la società della performance lo etichetta spesso e ingiustamente come “pigrizia”, esso rappresenta un momento prezioso per ricaricare le batterie e promuovere la creatività.
Stacchiamo la spina, impostiamo la modalità aereo sul cellulare, respiriamo. Lasciamo la mente vagabondare sognando ad occhi aperti, con serenità e senza sensi di colpa, mentre il canto delle cicale ci culla, accompagnandoci verso una fugace rêverie. E mentre fantastichiamo con lo sguardo perso nell’azzurro, a chiederci quanto profondo può essere il cielo, il canto della natura ci ancora al presente, al momento che stiamo vivendo.
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Estate, luce e metamorfosi: cosa ci insegna la cicala
La stagionalità di questo suono della natura ci ricordo inconsciamente il trascorrere del tempo e delle stagioni, l’impermanenza dell’esistenza.

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Questa piccola creatura trascorre gran parte della sua vita sotto terra prima di emergere in superficie sotto forma di ninfa, simboleggiando un viaggio di evoluzione e scoperta attraverso i regni ctoni, nascosti, nella profondità del grembo di Madre Natura. Poi, la sua evoluzione naturale la spinge verso l’alto, verso il mondo della luce dove lascerà il vecchio corpo (la muta) per rinascere a nuova vita e dedicare questa breve ed intensa fase della sua esistenza al canto d’amore, alla celebrazione della vita, permettendo ad un nuovo ciclo di esistenza di nascere.
La vita manifesta della cicala rappresenta quindi una breve parentesi della sua esistenza, eppure, è la più intensa e vivace, vitale e fragile allo stesso tempo. In queste ultime settimane che la separano dal trapasso, essa celebra la vita cantando più che può, godendo di ogni istante, come a ricordarci incessantemente:
“L’estate è solo una stagione, un frammento di un ciclo più grande. Godi di ogni istante di gioia, di ogni attimo di pace, di ogni raggio di sole e celebra la vita con bellezza! Fai di ogni attimo un istante di eternità, di pura gioia e celebrazione!”
Fonti e approfondimenti:
• La cicala: simbolo dell’immortalità e della fragilità dell’anima
• Mito della cicala
• Come imparare l’arte dell’ozio in vacanza per stare meglio tutto l’anno




