La vita frenetica che ci ritroviamo a vivere, mentre ci destreggiamo tra impegni professionali e familiari, ci porta a dimenticarci che nelle 24 ore che compongono le giornate della nostra vita dovrebbe esserci un piccolo momento dedicato all’ascolto attento del silenzio, alla contemplazione di uno spazio vuoto che ci permetta di riconnetterci con la nostra interiorità, col nostro essere essenziale. Ma tant’è… ormai ci siamo abituati a riempire ogni singolo intervallo di tempo che ci rimane tra un impegno e l’altro, correndo e affannandoci come un criceto nella sua ruota, per poi stupirci a fine corsa che la nostra vita è già scivolata via… e non l’abbiamo nemmeno capita! La nostra vita è certo stata piena, colma, forse troppo in realtà ma allora cos’è mancato di così importante nell’aiutarci a comprendere il senso della nostra vita, del nostro essere?

Il vuoto, sono mancati lo spazio vuoto e i tempi morti.

Il silenzio e i “tempi morti” ti permettono di fermare il tuo tempo interiore

silenzio

Non abbiamo più il tempo di fermarci, e tante volte ci piace pensare che sia davvero così ma la maggior parte del tempo si tratta di una scelta: scegliamo di fare qualcosa in più invece di fermarci un attimo. Fermarsi, posarsi e essere presente sembra non essere conveniente perché ognuno di noi crolla letteralmente sotto alla lista delle cose da fare, e così finiamo per essere fagocitati, divorati dagli impegni; sacrifichiamo il nostro tempo e tutti i frammenti della nostra vita ad attività che, oltre a toglierci il respiro, ci tolgono le forze, ci spengono l’anima.

L’ironia della sorte vuole che siamo convinti di trovare la felicità in mezzo a questa confusione che ci risucchia le energie ostinandoci a cercavi un’ ipotetico angolo di paradiso che ci permetterà di sentirci realizzati, amati, in pace con noi stessi. Lo vogliamo con tutte le nostre forze ma non siamo disposti a fare l’unica cosa che ci permetterebbe davvero di goderci quel frammento di tempo che è la nostra vita, ovvero, contemplare il silenzio, fermare la mente, fermare il tempo interiore, non fare altro che essere, per un attimo soltanto contemplare ciò che siamo oltre i pensieri, le credenze, le aspettative sul futuro, rispettare i tempi morti per quello che sono, senza cercare di riempirli a tutti i costi, di dare loro uno scopo perché l’unica e fondamentale funzione dei tempi morti è la vacuità.

Non possiamo fermare il tempo del mondo, è vero, ma ciò che possiamo fare è fermare la percezione del tempo che scorre dentro di noi, sedendoci sulla rive di quel fiume che scorre senza sosta e osservarlo senza farci trascinare da lui, senza fare nulla, e accogliere il silenzio. Accoglierci, per un attimo.

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Il silenzio della mente ti permette di sentire la tua voce interiore

Il silenzio è una dimensione “magica”: l’unica in grado di catapultarci alla fonte del nostro essere autentico. Quando riusciamo a far tacere per un attimo i pensieri assillanti, le preoccupazioni, i ricordi non elaborati, le sofferenze mentali, ci permettiamo di accogliere dentro di noi uno spazio interiore che si apre alla possibilità, all’essenza della vita. Resistere alla tentazione di riempire questo tempo morto, questo spazio vuoto, non sarà di certo facile ma ci renderemo conto che è in questa vacuità che possiamo incontrare noi stessi, ed ecco che comprendiamo che non si tratta di uno spazio realmente vuoto, ma di uno spazio libero, di un tempo aperto all’infinito.

“Impara a metterti in contatto con il silenzio dentro di te e scoprirai che tutto in questa vita ha uno scopo.”
(Elisabeth Kubler-Ross)

Il vuoto non è più considerato come uno spreco di risorse, come una dimensione inutile, ma bensì come un varco, un’apertura verso un modo di essere, di sentire, di percepire la nostra identità autentica, la nostra realtà, in maniera più vera e completa e non più attraverso il binocolo dei meccanismi mentali che ci impediscono di sentirci realizzati. Non fuggiamo più da noi stessi, perdendoci di vista mentre passiamo da un’attività all’altra. Anzi, ci permettiamo di incontrarci, di ritrovare noi stessi nella pausa senza scopo, nell’inattività apparente.

È lì che il tempo si ferma. È in questo tempo morto, in questo spazio vuoto che possiamo diventare consapevoli del potere che ognuno di noi ha sulla sua vita, a prescindere dagli obblighi, dagli impegni, e da tutto il dolore che avremo potuto trascinarci dal passato.

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Lo spazio vuoto è la porta che si apre sulla tua anima

ascoltarsi

Il senso di vacuità inerente al tempo morto permette la comunicazione profonda col nostro essere e non è da considerarsi come una parentesi insignificante e senza utilità in quanto, accogliendo dentro di noi lo spazio vuoto, apriamo una porta che ci permette di entrare in contatto con l’energia del possibile, dell’inaspettato, e forse anche del miracolo dentro di noi, come lo è la ghianda che racchiude dentro di sé l’immagine di una foresta, di un infinito in potenza. Ed è lì, nel nostro profondo, passando attraverso lo spazio e il tempo di questa vacuità creata dal silenzio interiore, che possiamo raggiungere l’impulso di vita che cerca disperatamente di manifestarsi nell’azione concreta, allineata alle nostre aspirazioni più profonde: la risposta al “perché esisto?”. Nei tempi morti, possiamo percepire la vastità del nostro essere; ecco perché non sono realmente vuoti: sono tempi e spazi interiori aperti all’immenso.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it