Psicologia

Sognare ad occhi aperti: la cura dell’interiorità

Di Redazione - 4 Aprile 2022
È fondamentale distrarsi, sognare e… fantasticare. Le immagini preparano le nostre decisioni, mentre le lotte interiori, le titubanze non trovano mai la via d’uscita.
Raffaele Morelli, La vera cura sei tu, 2017

Fior fiore di esercizi ci insegnano come aumentare le prestazioni rimanendo sempre concentrati sui nostri obiettivi lavorativi e familiari. E se lasciare andare i nostri pensieri abituali, di tanto in tanto e magari un po’ di più, facesse bene?

Lo psicologo e neuroscienziato Michael C. Corballis ha addirittura dedicato un libro all’argomento,La mente che vaga, stravolgendo l’opinione comune che nella sana distrazione vede un nemico.
Corballis, a grandi linee, afferma che avere la testa fra le nuvole è una forma di riposo o di rilassamento che serve a recuperare energie o lucidità. Addirittura favorirebbe l’empatia, ovvero la capacità di mettersi nei panni degli altri. Genera anche un senso di continuità alla vita muovendoci avanti e indietro nel tempo. Favorisce l’invenzione di storie, leggende, poemi, romanzi perché è alleata della fantasia. Secondo lo psicologo imparare a vagare con la mente ci aiuta a mettere in discussione la casualità del pensiero e a sfornare idee brillanti.

E c’è persino chi elogia la noia come il premio Nobel Joseph Brodsky, che la definisce la nostra finestra sull’infinità del tempo. In fondo elogiare la distrazione è un po’ mettere in discussione l’attivismo senza freni perché essere perennemente concentrati non è forse un altro modo per risultare eternamente produttivi? Sarà anche vero che i sogni ad occhi aperti non si esaudiscono ma a volte celano soluzioni sorprendenti perché assurde… ed è quella la chiave. Oppure non celano proprio nulla… e anche questa è un’altra chiave.

Non ci concediamo mai la possibilità di fare qualcosa che non abbia uno scopo. Eppure è proprio lì il potere della nostra creatività: quando facciamo qualcosa solo per il gusto di farla, senza secondi fini, tutta la nostra interiorità si nutre, si mette in modo, ci svela segreti e verità nascosti.

La creatività è l’intelligenza che si diverte.
(Albert Einstein)

L’importanza della noia e della distrazione

ragazza che sorride guardando fuori dalla finestra

Credit foto
©Pexels

La scienziata inglese esperta in problemi dell’infanzia Teresa Belton afferma che la noia sia importantissima per i bambini, matrice della fantasia e della creatività, quella più libera e indipendente. Come fa a dirlo? Studiando le biografie di artisti e scrittori famosi, vissuti in epoche in cui l’iper-attività dei bimbi era ancora sconosciuta. Ma il pensiero più interessante della Belton è il suo elogio della noia a prescindere. La scienziata è convinta che si tratti di un valore di per sé, indipendentemente dai risultati. Ci rende più creativi? Benissimo. Non lo fa? Benissimo. Addirittura la definisce una forma d’arte il cui scopo tuttavia non è l’espressione ma la relazione. Perché è grazie alla noia se impariamo a selezionare, ad amare e comprendere, nel mondo al di fuori di noi, le cose che per noi hanno un valore, un significato.

Eppure il concetto di noia e distrazione sembra cambiato. Perché se un tempo i momenti di noia consentivano di ritagliarsi spazi vuoti, oggi tendono a essere riempiti con connessioni varie. Ed ecco che il vuoto, punto di partenza per viaggi in mondi fantastici, è diventato uno spazio virale in cui si esplorano mondi preparati da altri. E’ un bene o un male? Forse entrambe le cose.
Sta di fatto che sognare ad occhi aperti, per quanto poco produttivo sia, è una peculiarità umana (forse anche animale, chissà) da non sottovalutare. Probabilmente alleata delle molteplici forme espressive artistiche, che apparentemente non hanno alcuno scopo ma che oltre il velo celano qualcosa di intangibile e molto profondo.

Nell’articolo “Elogio della distrazione“, Elena Stancanelli scrive:

L’arte non esisterebbe senza i sognatori a occhi aperti, né esisterebbero la scienza, la filosofia. Non esisterebbe il pensiero, senza la possibilità di una sintassi del pensiero, i cui salti e inciampi sono quel buchi appunto, quei silenzi. Un giorno, forse, le macchine impareranno anche questo, a sabotarsi da sole. Ma almeno all’inizio, quando arriveranno buone buone a lavare i pavimenti e assistere il nonno, noi saremo ancora quelli che scrivono le poesie e guardano fuori dalla finestra. Cioè quelli che perderanno. Ma ballando sotto la pioggia.”

La vita è un avvincente intreccio di equilibri e squilibri, luce e buio, bianco nero e sfumature, e ognuno di noi abbia il diritto di viversela a modo proprio. E con questo elogio della distrazione, della noia, dei sogni ad occhi aperti o della testa fra le nuvole, non si vuole sminuire l’importanza della concentrazione, dell’immaginazione creativa e via dicendo, ma offrire alla cosiddetta “passività” un’opportunità. Perché troppo spesso sopravvalutiamo ciò che appare “costruttivo”, “utile”, “produttivo” a discapito di ciò che semplicemente è. Senza scopo.





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