Cento anni fa chi avrebbe mai pensato che toccando un vetro grande quanto il palmo di una mano avremo avuto la possibilità di conversare con qualcuno dall’altra parte del mondo, ascoltare musica, leggere centinaia di libri, guardare un film? Forse solo i folli, i visionari. Oggi tutto questo è realtà grazie alla capacità immaginativa di chi è riuscito a pensare fuori dagli schemi, ha creduto nei suoi sogni e ha lavorato duro per realizzarli. Ma tutto ciò è partito da un processo importante purtroppo molto snobbato: l’immaginazione, la creatività.

La creatività è indispensabile (anche nel settore scientifico)

Diversamente da ciò che si potrebbe pensare, il pensiero creativo si basa sulla realtà esperita in quanto ciò che si conosce diventa la materia prima delle nuove creazioni. Non si usa il passato come metro di paragone bensì come terreno fertile dal quale fare germogliare un’espressione nuova che deriva dalla nostra capacità di interpretare la nostra unicità attraverso un processo trasformativo.

Il pensiero creativo permette quindi di immaginare e creare ciò che non esiste ancora mettendo in relazione idee, concetti che appartengono a settori diversi, creando una rete di associazioni che permette di produrre nuove idee, nuovi concetti in grado di avere un impatto concreto sulla nostra vita risolvendo per esempio alcuni problemi che sembrano senza soluzioni.

Un esempio tra i tanti è quello della dott.ssa Michelle Khine, scienziata ed esperta in nanotecnologia, che ha salvato la sua carriera facendo appello alle sue doti creative per risolvere uno spinoso problema. Il suo settore necessitava di costosissime risorse per poter riprodurre schemi complicati che era allora impossibile riprodurre a piccola scala senza complicazioni. Nel momento di disperazione più buia, si è accesa per M. Khine una lampadina, assieme al ricordo di un suo gioco d’infanzia: lo Shrinky Dink, gioco in cui delle grandi pellicole colorate diventavano delle piccolissime lastre rigide dopo un breve passaggio in forno, mantenendo la precisione del disegno iniziale. La sua “scoperta” ha consentito progressi tecnologici in settori quali la ricerca biologica e la diagnostica medica ed è usata ancora oggi.

Il pensiero creativo si confronta ovviamente con numerosi problemi, motivo per il quale richiede di sviluppare delle importanti qualità, tra cui il coraggio, nell’osare scontrarsi con i limiti conosciuti; la determinazione e la disciplina per riuscire a superare il periodo di apprendimento da autodidatta che questo comporta; ma soprattutto richiede resilienza nel riuscire ad andare oltre i fisiologici fallimenti ed errori al quale questo processo può essere confrontato durante il suo sviluppo.

La creatività è alla base dell’evoluzione umana

Per quanto riguarda l’Italia, viviamo in un paese dal patrimonio artistico invidiato ovunque nel mondo e dove, allo stesso tempo, gli artisti e i creativi sembrano essere costretti al precariato, come se l’arte fosse storia passata, come se il pensiero creativo non avesse nessuna reale utilità. In realtà, le cose stanno diversamente perché tutto intorno a noi deriva dalla creatività: arte, tecnologia, scienza, infrastrutture, artigianato,… questi settori dipendono dalla capacità di pensare fuori dagli schemi, di andare oltre i limiti, di associare concetti lontani gli uni dagli altri per permettere ad un nuovo pensiero di vedere il giorno; ecco perché è necessario incentivare il pensiero creativo, promuoverlo assieme a tutto ciò che può sostenere la capacità immaginativa delle persone di tutte le età, discipline artistiche comprese.

La creatività è utile già solo per il fatto di spingere la mente umana fuori dagli schemi e contemplare il progresso e l’innovazione, incentivando in questo modo lo sviluppo delle connessioni neuronali e quindi del cervello. Anche se non è ancora stato possibile individuare la sede della creatività, è emerso che il processo creativo coinvolge diverse aree cerebrali che entrano in connessione tra di loro, permettendo lo scambio di informazioni. La creatività si baserebbe quindi sulla connessione di diversi aspetti ritenuti “ordinari”: ricordi, emozioni, esperienze messi in correlazione per produrre un nuovo pensiero e poi di conseguenza, delle nuove abilità.

Quando si parla di creatività si parla quindi della possibilità che ogni persona ha di immaginare, di innovare, di portare un cambiamento significativo allo status quo; non serve essere artisti per essere creativi, basta permettere al proprio genio, alla propria voce interiore di esprimersi, di dare la possibilità alla nostra mente immaginativa di farci vedere ciò di cui è capace.

Il processo creativo permette l’espressione del tuo pieno potenziale

Secondo il pensiero del psicoanalista  D. Winnicott, la creatività permette l’espressione del pieno potenziale della mente umana. Perciò, mettendo a tacere la propria vena creativa e/o artistica per rispondere a ciò che il pensiero della società odierna ritiene utile secondo i suoi standard, si rischierebbe di evirare brutalmente la propria personalità di un aspetto fondamentale che le permetterebbe di realizzarsi pienamente.

La creatività è l’espressione di ciò che siamo: emozioni, idee, esperienze passate, applicato al mondo; è anche il canale attraverso il quale è possibile dare sfogo al dolore, trasformarlo invece di reprimerlo. In questo modo il processo creativo trasforma il dolore in risorsa utile dal quale partire, permette di usarlo per creare qualcosa di diverso ed unico che abbia un significato profondo; così la creatività diventa parte integrante del processo di guarigione e permette di godere dell’esistenza in maniera più equilibrata e sana.

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La creatività permette ad ognuno di noi di manifestare la sua unicità

Siccome l’espressione creativa è un processo individuale, personale, che si basa sul vissuto e il sentire di ogni singola persona, essa costituisce una pratica utile nel permetterci di riconoscere il nostro valore, la nostra unicità, di dare voce alla nostra identità profonda e di comprendere quanto ogni singolo individuo sia realmente importante e quanto possa contribuire, in base alle sue possibilità, all’evoluzione della nostra umanità; ci fa capire quanto la nostra vita abbia senso e possa portare qualcosa di bello, utile o prezioso nel mondo che ci circonda.

Possiamo permetterci di essere autentici mentre creiamo ed è spesso questo che ci fa sentire appagati, che ci fa provare la sensazione che la nostra vita ha un senso. E se questa non è  felicità, di sicuro vi contribuisce.

Nel mondo, milioni di persone vivono senza un solo lampo di creatività. E la creatività è una delle esperienze estatiche più grandi che si possano provare. Ma le loro menti sono così stanche… essi non vivono una vita di abbondanza, le loro energie sono spente.
(Osho)

Fonti

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline bio-naturali
www.risorsedellanima.it