Alcuni hanno paura dell’altezza, altri di prendere l’aereo, altri ancora di ragni o insetti vari. Ma c’è anche chi ha paura di amare, per definire questo problema è stato coniato anche un termine – Philofobia (dal greco philos, amore, amicizia e fobia, paura) – davvero l’amore può far paura?

Per comprendere quali possono essere le cause della Philofobia è bene cercare di capire anzitutto in cosa consiste la paura di amare in psicologia. Non tutti la sperimentano come una esplicita paura fobica associata ad ansia e stati di agitazione; altri si ritrovano semplicemente soli, con relazioni insoddisfacenti alle spalle o opportunità affettive perdute senza riuscire a comprendere pienamente il perché. La paura dell’intimità emotiva può rappresentare un problema per molte persone, alcune la vivono con sofferenza, altre passano di “fiore in fiore” in maniera apparentemente spensierata. In entrambi i casi però il rischio è quello di ritrovarsi, presto o tardi, dolorosamente soli, soprattutto nella seconda metà della vita.

“Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte”.

(Fabrizio Caramagna)

Non amare per paura di sentirsi “invasi”

donna sola pensierosa
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La paura di sentirsi invasi o sopraffatti dalla vicinanza con l’altro è molto diffusa fra le persone che hanno paura di innamorarsi. Esse temono, più o meno inconsapevolmente, che una maggiore vicinanza emotiva col partner le porterà a fondersi nell’altro e a perdere la propria individualità. Le motivazioni di questa paura possono essere diverse a seconda della personalità e della storia individuale di ognuno. Alcune persone, ad esempio, temono di sentirsi rifiutate o ridicolizzate dagli altri e portano questi timori fobici anche nelle relazioni intime in cui tendono a sentirsi inibite, preoccupate, come se procedessero sempre col freno a meno tirato, per evitare di “scoprirsi” troppo

Altri sono per natura più portati all’introversione, tendono a sentirsi troppo “invasi” dalla presenza degli altri, le relazioni sociali sono per loro fonte di stress e fatica e per tollerarle hanno bisogno di potersi periodicamente “ricaricare” chiudendosi in sé stessi, nel proprio bozzolo di solitudine. Nei rapporti affettivi possono avere molta difficoltà ad immaginare di preservare i propri spazi e finire quindi con l’evitare di stringere relazioni intime vivendo in fantasia il desiderio di una relazione amorosa.

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La paura di sentirsi vulnerabili

La paura di amare può sottendere spesso anche il timore che, lasciandosi coinvolgere sentimentalmente, questo farà emergere aspetti deboli, vulnerabili della propria personalità. Queste persone possono vivere le emozioni di affetto, tenerezza e amore come segni di “debolezza”: sperimentarle significa per loro percepirsi come persone vulnerabili, difettose, inette e subire così un drastico calo della propria autostima. Vivono allora un confitto paradossale che non sanno come risolvere: aprirsi al sentimento significa sentirsi svalutate, ma per mantenere una sufficiente autostima devono rimanere “tutte d’un pezzo” apparentemente indifferenti alle questioni affettive. Potrebbero accumulare conquiste e, forse, cuori spezzati senza mai coinvolgersi in una relazione appagante e duratura.

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Paura di perdere la persona amata

Alcune persone hanno difficoltà a lasciarsi andare nelle relazioni intime perché non riescono a liberarsi dal passato. Coloro che hanno alle spalle una storia di perdite traumatiche possono subirne le conseguenze negative in termini di stress, ansia e paura anche nelle relazioni successive. Questo accade se una perdita traumatica – a causa della dirompenza dell’evento, di elementi della personalità individuale e di fattori di contesto – non è stata elaborata e risolta. Ogni nuovo legame intimo allora verrà vissuto, paradossalmente, come una nuova minaccia, come preludio di una nuova possibile perdita. Per evitare di esporsi nuovamente a questa esperienza dolorosa, le persone possono evitare di coinvolgersi troppo e rompere le relazioni proprio quando stanno diventando più profonde creando spesso sconcerto e frustrazione nel partner. Il motivo della loro fuga non è una mancanza di interesse ma, al contrario, l’insorgere di un coinvolgimento affettivo che le spaventa e le fa sentire in pericolo: il bisogno di proteggersi prevale allora dolorosamente sul bisogno di intimità.

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Superare la paura di amare

Per affrontare e superare la paura di amare è importante anzitutto riconoscere di avere un problema e ripartire da sé. Ecco alcuni spunti per riflettere.

  1. L’importanza di amare sé stessi. La capacità di provare sentimenti di profondi verso un’altra persona e di trarre da questo gratificazione e serenità, dipende in grande parte dalla capacità di amare anzitutto sé stessi. Non si tratta di adularsi, ma di essere in grado di prendersi cura di sé, sapersi confortare, spronare o tranquillizzare nei momenti di difficoltà. Per fare questo è importante saper dare un nome alle emozioni che si provano: è il primo passo per poterle tollerare e gestire sia con sé stessi che nella relazione con l’altro.
  2. Fusionalità o abbandono: che aspettative avete sull’amore? A volte si hanno aspettative irrealistiche sull’amore: che per volersi bene non si debba litigare mai, che amarsi significhi annullarsi per l’altro o dimostrarsi gelosia e possessività. Queste fantasie di “esclusività” alimentano il timore che l’amore debba essere un “prendere o lasciare” senza sfumature o mezzi termini. L’amore sano è quello che dura anche grazie agli scontri e alle differenze reciproche.
  3. Un percorso di psicoterapia può essere una buona “palestra”. Se la paura di amare blocca la costruzione di relazioni soddisfacenti, un percorso di psicoterapia può essere di beneficio per affrontare gli aspetti non risolti della propria personalità e della propria storia abituandosi ad esprimere aspetti emozionali profondi nel rapporto dialogico con un’altra persona.

“Essere amati profondamente da qualcuno ci rende forti, mentre amare profondamente ci rende coraggiosi”.

(Lao Tzu)

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Cristina Rubano

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Psicologa, specialista in Psicologia della Salute e Psicoterapeuta. La sua attività di psicologa si unisce all'interesse per ambiti e settori variegati tra loro. Trova che la saggezza e lo spirito delle culture orientali possano insegnare molto alla frenesia della mente occidentale, ha fatto esperienza di tecniche di meditazione e collabora con associazioni che si occupano di diffondere questa pratica. Da diversi anni conosce e pratica il Training Autogeno – il così detto “yoga occidentale” – e svolge corsi di addestramento a questo e ad altri metodi di rilassamento. Si occupa inoltre di psicologia dell'alimentazione, sia in ambito clinico che di prevenzione e promozione del benessere psicologico. Le piace pensare alla sua non solo come una professione d’aiuto, ma una competenza messa al servizio della realizzazione delle persone affinché possano ampliare le proprie capacità di scelta, raggiungere i propri obiettivi e intravederne sempre di nuovi. “La felicità è una cosa nella quale ci si deve esercitare, come col violino”. (John Lubbock) Il suo sito web è www.cristinarubano.it