Quando amiamo profondamente qualcuno, cerchiamo una felicità condivisa da entrambi; e in questa equazione, tentiamo di mantenere un certo equilibrio: “voglio che l’altro/a sia felice assieme a me e anch’io voglio essere felice assieme a lui/lei”. Poi, succede che qualcuno, per un motivo o l’altro, decida di uscire da questa equazione ed è proprio in questo caso che riusciamo a capire se ciò che proviamo per l’altro è amore o possessione.

L’amore condizionale dice: “ti farò felice finché risponderai ai miei bisogni”

Prendiamo il caso dei figli. Li ami dal giorno in cui vieni a sapere che diventerai mamma o papà, li vedi crescere, camminare nei tuoi passi e poi arriva il giorno in cui il piccolo, ormai adulto e responsabile, ti annuncia di voler mollare il nido.

Alcuni genitori tarperanno loro le ali per mantenerseli vicini: avranno talmente paura di perderli che preferiranno sacrificare il sogno del figlio, preferiranno rinunciare a vederlo felice che accettare di non essere più il punto focale del suo mondo.

→ Leggi anche: “Famiglia narcisista. Come riconoscerla e smettere di soffrire”

E così, quell’amore che doveva mettere le ali finisce per impedire a chi si ama di prendere il volo; l’amore rimane ad un livello egoistico: l’amore è talmente legato “materialmente” all’altro che vederlo andare via significherebbe vedersi privati della felicità che la sua presenza ci porta. Quell’amore mostra allora il suo vero volto: è un amore condizionale, legato a quanto l’altro è in grado di renderci felici e rispondere ai nostri bisogni, e poco importa se la nostra felicità soffoca la sua.

“L’amore è di lasciare che coloro che amiamo siano perfettamente se stessi e non volerli forzare ad adattarsi alla nostra stessa immagine.”
(Thomas Merton)

L’amore egoistico nella coppia è il nemico dell’evoluzione

Ed eccoci arrivati al punto cruciale: l’amore viene scambiato per la capacità dell’altro a rispondere alle nostre necessità. Ti ho illustrato l’amore condizionale prendendo come esempio l’amore provato per i figli ma la stessa dinamica è valida anche nelle relazioni di coppia. In questo tipo di amore, si teme che l’altro possa cambiare perché andrebbe a compromettere l’equazione.

La relazione rimane statica e si vede di cattivo occhio l’evoluzione dell’altro. La sua libertà viene percepita come un pericolo per noi: “se lui/lei cambia o se ne va, chi provvederà ai miei bisogni? Chi mi renderà felice?

Ti meriti un amore

In una relazione di questo tipo, si scambia l’altro per un pozzo dal quale attingere ciò che ci serve per essere felici (in questo caso, l’amore) e qualora non riuscisse più a rispondere al nostro bisogno, ecco che la fiamma si affievolisce e si spegne. Si cerca quindi di evitare ogni tipo di cambiamento perché metterebbe in pericolo la nostra felicità, anche se ciò significa impedire all’altro di essere felice a sua volta. E questo è ciò che uccide l’amore.

“Il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.”
(Dalai Lama)

Quando l’amore condizionale ed egoistico evolve, diventa autentico

L’amore egoistico e condizionale è una tappa dell’evoluzione che può portarti verso l’amore autentico: quello in cui sei felice quando l’altro lo è, anche se questo significa che può esserlo senza di te. Perché se assieme a te l’altro è profondamente infelice, anche tu lo sei: non ti basta la sua presenza oppure che colmi le tue lacune, non è più un amore materiale che si riposa solo su ciò che l’altro può fare o essere per te; l’amore condiviso, autentico, diventa un crescere assieme.

→ Leggi anche: “Non ho bisogno di te, ecco perché ti amo!”

L’amore autentico si nutre di questa crescita, e non più della capacità dell’altro a colmare i nostri bisogni perché se siamo giunti a questo punto, significa che abbiamo imparato ad essere autonomi, ad amare noi stessi, a considerare la libertà, nostra e dell’altro, come un bene inalienabile e a riconoscerla come il carburante che permette alla coppia di evolvere.

“Paradossalmente, la capacità di stare soli è la condizione prima per la capacità d’amare.”
(Erich Fromm)

Ma se per qualche ragione o in qualche momento della nostra vita, la nostra evoluzione interferisce con la felicità dell’altro, perché magari le strade intraprese si allontanano l’una dall’altra o per qualsiasi altro motivo, ci renderà più felice rispettare la libertà dell’altro e permettergli di essere felice, anche senza di noi, che incatenarlo alla nostra vita privandolo di fatto della sua libertà e quindi della possibilità di essere felice.

“L’amore è una meta che si raggiunge in due, a condizione di aver trovato la strada da soli.”
(Massimo Gramellini)

L’amore è riuscire a volere la felicità dell’altro, è rispettare la sua libertà, è riconoscere che il suo bene è importante tanto quanto il nostro. Quel tipo di amore va ben oltre la coppia e l’intesa amorosa e intima: si estende, si espande, è talmente grande che non ha bisogno di occhi per vedere né di braccia per trattenere, anzi! Riesce ad abbracciare il mondo che l’altro rappresenta e, senza farlo né prigioniero, né sovrintendente della sua felicità, riesce a lasciarlo andare se è questo che desidera, mentre l’amore, lui, forse sotto un’altra forma, resta.

“Amore non è amore se muta quando scopre
un mutamento o tende a svanire quando l’altro si allontana.
Oh no! Amore è un faro, sempre fisso che sovrasta
la tempesta e non vacilla mai.
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma, impavido, resiste al giorno estremo del giudizio.”
(William Shakespeare)

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it