Il Presepe secondo Igor Sibaldi: un Rito utile per la Crescita Individuale

Ogni anno in prossimità del Natale il nostro paese è un pullulare di bellissimi presepi, simboli della Natività di Gesù, ispirati ai 180 versetti dei Vangeli di Matteo e Luca, in cui si narra come sia avvenuta questa nascita al tempo di re Erode, in quel di Betlemme, un piccolo borgo noto per aver dato i natali anche al re David. In realtà non tutti gli elementi che compongono il presepe sono fedeli a queste descrizioni, alcuni, si ritiene derivino dai Vangeli apocrifi e persino da altre tradizioni.
Nel presepe tradizionale si possono ammirare statuine realizzate in diversi materiali che riproducono i vari protagonisti, contestualizzate in un ambiente più o meno realistico. Gli elementi immancabili sono la grotta o la capanna, Giuseppe e Maria, i Re Magi, i pastori, le pecore, il bue, l’asinello, gli angeli, Gesù, la mangiatoia. La statua di Gesù dovrebbe essere collocata nella mangiatoia a mezzanotte tra il 24 e il 25 dicembre, orario della sua nascita simbolica. I Magi raggiungono invece Gesù il giorno dell’Epifania.
presepe-simbologia
Il presepe per come lo conosciamo oggi sarebbe comparso nel 1223 quando San Francesco d’Assisi lo realizzò a Greccio. Esso è carico di simboli, pensiamo per esempio al mantello azzurro di Maria, simbolo del cielo, al manto di San Giuseppe che rappresenta con le sue tonalità dimesse l’umiltà, e ancora al bue e all’asinello che deriverebbero dal protovangelo di Giacomo e da una profezia di Isaia. Secondo alcune interpretazioni il bue rappresentava gli ebrei, l’asino i pagani.
Nei Vangeli canonici non si fa riferimento alla grotta o stalla e alcuni ricercatori ritengono che questa informazione sia stata estrapolata dai Vangeli apocrifi. Comunque sia, l’immagine della grotta è carica di significati simbolici, in quanto simbolo cosmico e mistico, è qui infatti che si trovano le acque primordiali grazie alle quali si può avviare la rinascita a nuova vita. Porfirio a tal proposito scrisse: “Gli antichi consacravano davvero opportunamente antri e caverne al cosmo, considerato nella sua totalità o nelle sue parti“. I Magi invece simboleggerebbero i 3 popoli del mondo allora noto, Europa, Asia e Africa ma in origine, a quanto pare, erano più di 3.
Il presepe secondo Igor Sibaldi
presepe
L’interpretazione del presepe fornita da Igor Sibaldi è molto interessante perché il ricercatore propone una chiave di lettura iniziatica, potenzialmente utile a tutti noi, un vero e proprio insegnamento tra le righe, anzi tra le statuine.
Prima di addentrarci nelle sue teorie, cerchiamo di capire a grandi linee cos’è l’iniziazione. Il termine deriva dal latino “initiatio” e significa “inizio”, difatti si riferisce a un insieme di riti culturali o religiosi che consentono a chi li pratica di uscire da uno status e di entrare in un altro status, in modo radicale. Praticamente si tratta di una morte rinascita non fisica ma interiore. Per Sibaldi il presepe è proprio un rito di iniziazione.
Iniziamo da Giuseppe, protettore della nascita di Gesù, colui che deve custodirla pur non capendo bene cosa sta accadendo. La Madonna a sua volta non capisce quanto accade ma lo intuisce mentre il Bambino Gesù simboleggia il nuovo nato, dentro ognuno di noi. In realtà anche la Madonna e Giuseppe sono noi, e così il bue e l’asinello, provenienti dalla tradizione iniziatica egiziana, cui si ispirò San Francesco nella realizzazione del suo primo presepe tridimensionale. Non a caso il Santo, due anni prima di dare vita al primo presepe della storia, fece un viaggio in Egitto, paese che amava molto, innamorandosi di uno schema di iniziazione originario proprio di qui.
In tale ottica il bue simboleggia la dea Hathor, donna con corna bovine o disco solare, propiziatrice dell’iniziazione, grande madre universale, dea dell’amore, della gioia, generatrice del sole, mentre l’asinello rappresenta il dio Seth, divinità del caos, del disordine, del deserto e delle tempeste, rappresentata sotto forma di capra, asino o sciacallo, colui che pone gli ostacoli agli iniziati, che li intralcia.
A che serve un nemico che crea problemi? Il suo ruolo non è affatto negativo perché favorisce il compiersi dell’iniziazione che altrimenti non avrebbe luogo. Il coraggio è indispensabile quanto la paura, ecco perché in alcune tradizioni si fa riferimento alla collaborazione tra luci e ombre, tra Yin e Yang, tra bene e male. Possono rimanere nemici per l’eternità oppure allearsi portando alla cosiddetta conciliazione degli opposti. In parole semplici, l’iniziazione per compiersi ha bisogno sia di colui che crea problemi che di colei che aiuta a risolverli.

Importantissima anche la grotta, simbolo universale che oltre a rappresentare il centro della Terra, farebbe riferimento al centro spirituale della nascita e rinascita, indispensabile perché avvenga l’iniziazione. Gesù ancora bambino è colui che salva il mondo, la parte nuova di noi stessi, l’iniziato. Il presepe nel complesso simboleggia pertanto la rinascita e il fatto stesso di crearlo è un rito iniziatico sebbene ovviamente il percorso dell’iniziazione richieda più tempo.

Laura De Rosa

mirabilinto.com

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Laura De Rosa

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avatar Articolo scritto da Laura De Rosa il 04/12/2017
Categoria/e: Primo piano, Rassegna Etica.



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