Henry Van Dyke, pastore della Chiesa presbiteriana, scrittore, insegnante universitario e diplomatico americano di origine olandese, in un suo famoso racconto narra di un quarto Re Magio, Artaban.

Questo suo libro, scritto nel 1896 e tradotto in 19 lingue, riesce ad esprimere in poche parole i più profondi significati del Cristianesimo universale.

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Si narra che i Magi Gaspare, Baldassare e Melchiorre, mentre scrutavano la volta celeste, scoprirono una nuova stella che segnalava della nascita del Re atteso da secoli e decisero così di partire. La vide anche Artaban, che abitava a Ecbatana e vendette tutti i suoi beni per acquistare uno zaffiro, un rubino e una perla da portare in dono al Re.

Radunò tutti per raccontar loro della sua scoperta e convincerli a partire con lui alla volta di Gerusalemme ma rimase solo.

Queste le sue parole tratte dal libro di Van Dyke:

“Ascoltatemi dunque, amici: io vi dirò della nuova luce e della nuova verità che sono giunte a me attraverso i più antichi di tutti i segni. Noi abbiamo investigato insieme i segreti della natura e studiato le virtù risanatrici dell’acqua, del fuoco e delle piante; abbiamo letto i libri delle profezie in cui il futuro è oscuramente predetto in parole difficili a comprendersi: ma la dottrina più alta è la conoscenza delle stelle.”
“A me ed ai miei tre compagni Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, studiando il cielo, è stata mostrata la chiave che dischiude il significato della antiche tavole: vedemmo una nuova stella che brillò per una notte e poi disparve. Se la stella splenderà di nuovo, essi mi aspetteranno dieci giorni al tempio e poi partiremo insieme per Gerusalemme a vedere ed adorare Colui che è promesso e che sarà Re di Israele. Ho venduto la mia casa ed i miei possedimenti ed ho comprato questi tre gioielli – uno zaffiro, un rubino ed una perla – per portarli come tributo al Re. Volete voi venir con me in pellegrinaggio per avere insieme la gioia di trovare il Principe degno di essere servito?”
I suoi amici lo guardarono con stupore e disapprovazione; un velo di dubbio e di diffidenza si stese sui loro volti e ognuno, adducendo la propria scusa, se ne andò”.

Montato in sella al suo cavallo Vasda, attraversò boschi, guadò fiumi, s’inerpicò per colline e montagne, quando a un certo punto trovò un moribondo sulla strada. Artaban lo ristorò e gli diede erbe medicamentose; quando si riebbe, l’uomo lo ringraziò e gli disse che il Re sarebbe nato a Betlemme e non a Nazareth, per via del censimento.

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Il Magio si rimise in cammino verso il Tempio dove doveva trovarsi con gli altri Tre Magi a mezzanotte; arrivò però all’alba e non li trovò, poichè erano partiti lasciandogli un messaggio: «T’abbiamo aspettato sino alla mezzanotte… seguici attraverso il deserto».

Artaban, allora, vendette lo zaffiro per approntare una carovana e riprendere il viaggio affrontandoil deserto in solitudine. Giunse a Betlemme dopo tre giorni che i suoi compagni avevano deposto ai piedi del Re oro, incenso e mirra ed erano ripartiti.

Il villaggio pareva deserto; da una casetta sulla strada udì una debole voce di donna: vide una giovane madre che lo ospitò, ristorandolo e parlandogli di tre stranieri, vestiti come lui, giunti dall’Oriente poco prima, guidati da una stella al luogo dove stavano Giuseppe, la sua sposa e il Bambino. Essi l’avevano adorato lasciandogli in omaggio ricchi doni; ma poi erano spariti misteriosamente, come pure, in segreto, la notte successiva scomparve la Famiglia di Nazareth, dirigendosi forse in Egitto.

Improvvisamente irruppero nel villaggio i soldati di Erode che volevano uccidere tutti i primogeniti; Artaban si pose sulla soglia della porta, dicendo che in quella casa non c’erano bambini e offrendo al capitano il suo rubino per andarsene.

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Sgomento e disperato per aver offerto ad altri anche il secondo dei suoi doni destinati al Re, Artaban si diresse allora verso l’Egitto.

Dopo trentatrè anni di peregrinazioni, lacero ed esausto, ma ancora in cerca del Re, tornò per l’ultima volta a Gerusalemme nel periodo della Pasqua.

La città santa brulicava di gente, venuta dalle terre più lontane alla festa del Tempio. Egli, imbattutosi in un gruppo, domandò la causa del tumulto e dove andavano tutti. Gli risposero che stavano andando al luogo detto Golgota dove Gesù di Nazareth, uno che ha compiuto cose meravigliose e che il popolo ama, era stato condannato perché si è detto figlio di Dio.

Artaban seguì la moltitudine, quando, una fanciulla trascinata da un gruppo di soldati gli si avvicinò scongiurandolo in ginocchio di avere pietà di lei. Il vecchio, non possedendo che la perla, la consegnò alla sventurata per il suo riscatto.

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Improvvisamente si udì un boato: la terra sussultò, il cielo si oscurò. Artaban e la fanciulla si rifugiano sotto le mura; egli, esanime, si appoggiò alla spalla della ragazza ed esalò esanime.

Una flebile voce si fece udire: «In verità in verità ti dico, che ogni volta che tu hai fatto ciò ai tuoi simili, ai miei fratelli, tu l’hai fatto a me».

Un grande respiro di sollievo gli uscì dalle labbra. Egli aveva finito il suo lungo viaggio. I suoi doni erano stati veramente graditi e, finalmente, aveva trovato il Re.

Sarah Catalano
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