Cos’è il Natale? La sua origine si perde nella notte dei tempi in quanto festa pagana antecedente il Cristianesimo. In ambito religioso la ricorrenza cade il 25 dicembre, data in cui si è soliti collocare la nascita di Gesù sebbene nei vangeli non sia citata. Nella “Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano (1941)” si legge infatti: “fu assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del sole invincibile).”

In effetti sembra che i cristiani abbiano optato per il 25 dicembre influenzati da precedenti tradizioni che in questa data celebravano il ritorno del Sole, subito dopo il Solstizio d’inverno, momento in cui il Sole raggiunge la massima distanza angolare dal piano dell’equatore terrestre. Ma cosa accade a Natale? Il buio raggiunge l’apice e la luce inizia a fare capolino. Segna quindi le nozze della notte con il giorno, del buio e della luce che si intrecciano a dimostrazione che l’uno non esiste senza l’altro. La morte del Vecchio Sole, come si legge su ilcerchiodellaluna, incontra la nascita del Sole Bambino (alias Gesù); il Dio Agrifoglio, Re dell’Anno Calante, viene sconfitto dal Dio Quercia, Re dell’Anno Crescente.

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I Celti celebravano il Solstizio d’Inverno con la festa di Yule, o Farlas, che simboleggia la morte-nascita. Ricorrenza molto sentita perché decretava il ritorno della luce e quindi la promessa della futura primavera, dopo il periodo di oscurità compreso tra Samhain e il Solstizio. In questo stesso periodo dell’anno nasceva Horus, divinità solare degli antichi Egizi che, guarda caso, prendeva vita dal corpo quasi smembrato di Osiride, simboleggiando pertanto la morte-rinascita. Si dice che anche gli antichi egizi fossero soliti decorare alberi con frutti e simboli solari in quest’occasione. Dopo di loro molti altri popoli condivisero i festeggiamenti del Sole bambino e il culto arrivò anche a Roma, dove veniva celebrato con riferimento al dio Mitra.

I rituali da fare prima e durante il Natale

Fin dall’antichità si celebravano, in questa fase dell’anno, rituali che avevano la funzione di stimolare la rinascita. In effetti il rito non ha un semplice ruolo simbolico come lo intendiamo oggi, ma assolve a una funzione magica perché incoraggia attraverso alcuni gesti il cambiamento nella realtà materiale. Questo perché agisce come la magia simpatica, per cui “celebrando su una parte appartenente a una persona o cosa un rito magico, si determina un effetto che dalla parte si trasferisce all’intera persona o cosa pur assente e distante dall’evento magico.”

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Molti popoli antichi ritenevano, sentendosi parte del cosmo, che le loro azioni per quanto piccole potessero influenzare la realtà circostante, compresi i cicli dell’universo. Ecco perché i rituali di passaggio (e non solo) erano una consuetudine diffusa.

La natura è ottima consigliera per quanto riguarda i rituali e l’atteggiamento da adottare in questo periodo dell’anno che precede il Natale. Osservandola ci accorgiamo che è in pausa e anche noi, seguendo il suo esempio, dovremmo ritagliarci del tempo per il riposo dedicandoci ad attività rilassanti piuttosto che a celebrazioni iper-attive, che cozzano con lo spirito autentico del Natale. Anche una giornata dedicata al benessere, qualche ora trascorsa a leggere un buon libro o a meditare sono rituali in sintonia con questa fase.

Per quanto concerne i rituali natalizi, un’alternativa solstiziale al classico albero consiste nel decorarlo con quadretti, disegni o piccole sculture raffiguranti il Sole, come a volerne incoraggiare il ritorno.

Candele accese, luci e un saluto mattiniero al Sole, anche prima di Natale, contribuiscono ad alimentare speranze stimolando il ritorno della luce. Funzione propiziatoria la svolge poi il falò, che può essere acceso con un pezzo grosso di quercia a cui si lega, come suggerisce ilcerchiodellaluna, un intreccio di rametti di “tasso (a indicare la morte dell’anno calante), agrifoglio (l’anno calante stesso), edera (la pianta del dio solstiziale) e betulla (l’albero delle nascite e dei nuovi inizi)”, uniti con nastro rosso al ciocco. “Una volta che il fuoco è acceso osserviamo le sue fiamme e meditiamo sulla rinascita della luce e sulla nostra rinascita interiore. Accogliamo le nostre speranze, i nostri sogni per il futuro e salutiamo questa luce dicendo: “Benvenuta, luce del nuovo sole!”. Brindiamo con vin brulè e consumiamo dolci, lasciando una parte del nostro festino per la Madre Terra. Più tardi le ceneri del ciocco potranno essere sparse nel nostro giardino o nei vasi delle piante che teniamo in casa per propiziare la salute e la fertilitá della vegetazione.

Il rito dell’albero di Natale

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Addobbare l’albero di Natale oggigiorno è una consuetudine decorativa, in realtà si tratta di un vero e proprio rito. Innanzitutto la scelta dell’abete non è casuale in quanto sempreverde che porta speranza anche nei momenti più duri e cupi dell’anno. A ciò si aggiunge la simbologia fallica dell’albero associata all’abbondanza, fertilità e vitalità, qualità cui si poteva attingere (o lo si può fare tutt’oggi) dedicandosi alla decorazione. Le luci dell’albero natalizio simboleggiano il ritorno della luce, che dopo Natale inizia a prevalere progressivamente sul buio; vischio, frutta, candele, cornucopie decorative simboleggiano luce, fertilità e abbondanza. La carta colorata simboleggia le offerte dei magi d’Oriente mentre le palle di vetro colorate, tipiche di alcune regioni tedesche, aggiungono luce all’albero simboleggiando pertanto il ritorno del Sole.

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it