L’ora più buia è quella che precede l’alba e questa affermazione vale anche per il nostro viaggio interiore nella ruota del Tempo, rappresentata dallo zodiaco. Dopo il tempo dello Scorpione che ci ha invitati a tuffarci con coraggio nella nostra oscurità più profonda, stiamo volgendo lo sguardo lentamente verso il solstizio d’inverno e il momento della rinascita, il tempo in cui risorgerà il Sole, il tempo in cui riemergerà la coscienza dal suo viaggio interiore.

Ma prima di giungere a questa tappa importante, ci ritroviamo ad attraversare un altro momento che ha molto da insegnarci: la Luna della Quercia. Quest’anno, il volto del nostro satellite giungerà alla pienezza questo lunedì 30 novembre, alle ore 10:31 quando si troverà nella costellazione dei Gemelli, e anche se non potremo osservarla alle nostre latitudini, la luna attraverserà di nuovo il cono d’ombra della Terra, offrendo al mondo una nuova eclissi penombrale.

La lunazione precedente, pregna dell’energia dello Scorpione congiunta a quella del Toro, ci ha portato a toccare le fondamenta della nostra interiorità, a prenderne coscienza e a volte a destrutturare pattern obsoleti o nocivi. Ora che abbiamo lavorato e smembrato alcune parti di noi, che ci siamo separati da pesi morti come ci ha insegnato Madre Natura mentre si ricopriva di un fitto mantello di foglie abbandonate dagli alberi, possiamo prepararci a ricostruirci, a rimembrarci.

Attraversare il dolore per lasciarcelo alle spalle

È in questa fase di ricostruzione che capiremo il motivo per il quale la Luna della Quercia si chiama anche Luna del Dolore. In effetti, ora siamo invitati a chinarci su ciò che resta di noi dopo questo lungo processo interiore di destrutturazione. Ai nostri piedi ci sono schegge di vita, frammenti vissuti ai quali possiamo dare un senso nuovo, ma per giungervi occorrerà osservarli con attenzione, con presenza, ed è questa fase di consapevolezza che può a volte essere dolorosa.

Aprire gli occhi su un tempo vissuto a metà o che ci è scivolato tra le dita può lasciare l’amaro in bocca, ma questo gusto amaro può trasformarsi in medicina e diventare un prezioso antidoto per l’anno che verrà.

Come possiamo trasformare queste esperienze dolorose?

Non si tratta di una domanda facile perché implica avere il coraggio di non fermarsi di fronte a loro: ciò che viviamo, nel bene e nel male, può diventare un muro; ma se smontiamo questo muro, mattone dopo mattone, prendendo coscienza di ciò di cui era fatto, questi mattoni, o meglio, i frammenti di queste esperienze, potranno diventare un ponte che ci permetterà di andare oltre l’esperienza dolorosa, di costruire qualcosa di buono per noi, di genuino ed autentico, e di proseguire lungo il nostro cammino con le spalle e il cuore più leggeri.

Ecco che per superare il dolore, dobbiamo attraversarlo con coraggio, con fiducia in noi, e soprattutto con pazienza, ascoltando le nostre sensazioni, emozioni ed intuizioni. Attraversare il dolore non significa armarsi e lottare, ma accogliere il cambiamento che opera in noi, farlo con gentilezza, per poi lasciare andare il dolore.

I doni della quercia: forza, coraggio, accoglienza

La tenacia, la forza, il coraggio, la determinazione che questa operazione di rimembranza selettiva del nostro vissuto ci chiede sono le qualità che possiamo ritrovare nella simbologia della quercia, di cui questa Luna prende il nome. La quercia è un albero maestoso, longevo, forte e molto ben radicato alla terra. Si racconta che le sue radici si sviluppano nel terreno ad immagine della sua chioma, come a ricordare che così com’è in alto, così è in basso. Inoltre ospita una moltitudine di creature tra animali ed insetti che lei nutre e protegge.

Un’altra sua particolarità è quella di non spogliarsi mai del tutto durante l’inverno, di riuscire a mantenere, anche se in quantità minore rispetto al suo massimo splendore, un poco di fogliame. Questo è significativo perché gli alberi perdono le foglie nella misura in cui la loro capacità di trarre nutrimento dal terreno si riduce. La quercia è quindi in grado di riuscire a tenere duro durante la lunga stagione fredda e di saper trarre, anche nei momenti più duri, il nutrimento necessario per attraversare il tempo del silenzio.

L’azione della quercia in natura va oltre la sopravvivenza individuale perché la sua vita è collegata ad altre, sia attraverso il suo apparato radicolare che la connette agli altri alberi, che per il riparo che lei diventa per le quasi 500 specie di animali ed insetti che trovano riparo sia nel fogliame ai suoi piedi che nel suo tronco e tra le sue fronde. La quercia è generosa e la sua energia la porta ad espandersi verso l’esterno, a condividere ciò che è, ciò che dà; e così è anche l’energia di questo periodo influenzato da Giove, il grande benefattore che governa il sagittario dove sosta il Sole, oltre a Mercurio che governa i Gemelli dove sorgerà la Luna.

Possiamo quindi trarre un importante insegnamento da questo albero maestoso: anche nelle condizioni più avverse possiamo trovare una fonte di sostentamento, ed è questo che può aiutarci ad andare avanti.

Segui l’energia della Luna della Quercia: dalla terra al cielo

La forza della quercia, simbolo di questa Luna, può traghettarci dal buio della nostra interiorità verso l’esterno, come il seme che dopo aver messo radici profonde si slancia lentamente attraverso la terra verso l’alto per vedere la luce. È questa fase ascensionale che questa lunazione vuole attivare in noi, ricordandoci che il lavoro di distruzione fatto in precedenza ha senso quando si inserisce in un contesto più ampio volto alla ricostruzione, ed il primo passo da compiere in questo senso è l’attenzione alle fondamenta, al porre basi solidi e sane.

“Ricostruire” e “ricostruirsi” sono le parole chiavi di questo momento, parole che possono fare eco ad un bisogno che sentiamo dentro di noi dopo un duro lavoro introspettivo che in alcuni casi può davvero averci fatto toccare il fondo. Tuttavia, ora è giunto il tempo di risalire, di prendere con noi ciò che conta davvero e di lasciare decadere i progetti che non ci porteranno mai da nessuna parte, le idee impossibili da incarnare, i sogni fasulli, le emozioni esauste. Tutto questo peso può essere affidato alla terra così che diventi fonte di nutrimento, il concime dal quale nasceranno i fiori di domani.

Se la primavera ci sembra ancora lontana, è ora però di preparare il terreno. Prepariamoci ora, perché manca poco al sorgere dell’alba.

“E quindi uscimmo a riveder le stelle.”
(Dante Alighieri, Ultimo verso dell’Inferno)

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
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