Frequentiamo spesso corsi di formazione, conferenze e seminari per poterci arricchire interiormente. Ma ci dimentichiamo che i maestri più importanti, gli alberi, sono sempre a nostra disposizione. Pronti a svelarci i segreti della vita.

Andiamo così a ricercare in luoghi lontani ciò che l’albero vicino a casa potrebbe raccontarci con semplicità, umiltà e gentilezza. Solo osservandolo. Con gli occhi della presenza.

Ammirare gli alberi è come aprire le porte della verità. Quella verità che ognuno di noi vuole afferrare. Basta sedersi accanto ai loro tronchi o vicini alle radici o anche solo guardandoli da lontano accomodati in uno stato di contemplazione.

Non serve prendere appunti. L’albero è un maestro d’altri tempi che insegna emozionando, facendo nascere intuizioni in chi lo osserva, mostrandosi in tutta la sua nudità. Non si prepara mai la lezione da impartire, la sua esperienza è antica, primitiva, risiede nelle radici e scorre nella sua linfa.

Non basta andare a lezione da lui una volta ogni tanto, è importante seguirlo quotidianamente ed esercitarsi ad afferrare i suoi messaggi, ad interrogarlo come un oracolo, a sentirlo sussurrare. Se ci si impegna molto si riesce anche a scorgere i suoi profondi occhi. Che ci guardano amorevolmente.

E quando lo avremo accarezzato abbastanza, osservato in tutte le sue sfaccettature, respirato in ogni giornata e visto in ogni stagione allora lo sentiremo parlare. Non con le parole dell’uomo ma con codici che solo la nostra anima potrà decifrare.

E la lezione che finalmente potremo apprendere da lui sarà più o meno questa.

L’albero lascia andare le sue foglie quando è il momento di lasciarle andare. Non resiste, non le controlla, non cerca di tenerle con se. Si abbandona al vuoto che arriva, si fa spogliare, non cerca altri abiti per proteggersi. Si ferma. E si fa travolgere dalla mancanza. Perché sa essere l’unico modo per poter avere, in primavera, altre foglie, altri fiori, altri frutti. Ha fiducia, una fiducia millenaria, nella natura e nei suoi cicli. E sa che l’inverno giunge non per punirlo ma per rinnovarlo. 

L’albero danza insieme al vento. Fa ondeggiare i rami, la sua chioma oscilla come i lunghi capelli dell’uomo, le foglie si fanno trasportare dall’aria. L’albero sa che il vento giunge per portarlo a danzare al suo ritmo, per ripulirlo da ciò che è secco, per farlo sentire vivo accarezzando ogni sua più piccola parte. Se resistesse al vento, si spezzerebbe. Farebbe una gran fatica a rimanere rigido, a controllare ogni minimo movimento. E alla fine, il suo controllo sul vento fallirebbe comunque. L’albero sa che il vento è il suo più grande alleato: solo lui gli permette di muoversi. Non ha paura del suo movimento, ne è estasiato. Per questo balla una danza gioiosa e armonica.

L’albero sa cambiare colore ad ogni stagione. Lo fa naturalmente, seguendo la natura e le sue leggi. Non ha preferenze di colore e non spreca energie preziose per cercare di ritornare ai colori del passato. L’albero sa che ogni sfumatura è unica ed inimitabile e che si trova proprio lì il mistero della sua presenza in questo mondo. Ecco perché, come il più bello dei pavoni, si mette in mostra ed esibisce ogni suo meraviglioso cambiamento.

L’albero vive nel silenzio. Quando nasce, quando cresce, quando cambia lo fa in assoluta assenza di rumore. Eppure, con la sua maestosità, è il più grande oratore. Perché sa parlare con gli spiriti della natura, con le anime degli uomini. Il suo è un invito incessante a vivere nel silenzio. Della mente, della voce, delle distrazioni. Solo nel silenzio possiamo ascoltare la voce del nostro maestro interiore.

L’albero accoglie tra i suoi rami, nel suo tronco e vicino alle sue radici qualsiasi essere vivente. E si fa casa per loro. Non respinge, non seleziona, non ostacola, non controlla, non obbedisce a nessuna legge se non quella della natura. Che poi è la sua unica legge interiore.

L’albero che si vive vicino ad altri alberi crea una foresta. E in quella foresta si forma la vita. Non potrebbe formarla da solo. L’albero sa che una sana distanza e un’altrettanta sana vicinanza sono i pilastri di una buona esistenza. Sa vivere però anche da solo. Si affida completamente al disegno divino che lo ha portato a stare in solitudine o a vivere in gruppo. E celebra ogni decisione dell’universo.

L’albero mettendo in relazione radici, tronco e rami simboleggia il legame tra terra e cielo. Lui sa che senza un’unione tra queste dimensioni non può esserci una vita equilibrata. Tutto di lui è in comunicazione e niente viene dimenticato. Neppure le radici che giacciono nascoste. Anche l’invisibile ha un ruolo chiave nella sua esistenza.

L’albero beve dalla pioggia, dai temporali, dalle tempeste. Sa che qualche suo ramo può spezzarsi, che parecchie sue foglie possono staccarsi da lui ma conosce il potere depurativo e rigenerante della pioggia. Non potrebbe vivere, crescere e cambiare senza i suoi amati temporali. Li affronta nudo, senza protezione, non può ricercare un rifugio: è costretto a viverli completamente. Può accadere di bruciarsi, di sradicarsi, di morire. Ma si è dissetato. E questa è una delle sue missioni di vita.

L’albero ha la capacità di riunire tutti gli elementi naturali: aria, acqua, terra e fuoco. Non cerca preferenze, allontanamenti o fughe. Da nessuno degli elementi. Sa che l’equilibrio tra opposti, l’unione dei diversi, l’intreccio dei complementari porta all’armonia. E accoglie tutto.

L’albero s’inchina alla potatura di alcune sue parti. Sa che la mutilazione è necessaria alla sua fioritura. Per questo non si oppone, non critica, non si dispera. Ma si abbandona fiducioso.

I semi che un albero può donare al mondo sono davvero infiniti. Ognuno potrà cogliere e coltivare dentro di sé quello che più lo emoziona.

Inchiniamoci allora dinnanzi ad ogni albero che incontriamo e facciamoci travolgere dagli innumerevoli messaggi di vita che vuole trasmetterci!

Elena Bernabè

Autrice del libro “Alla conquista delle stelle”