La fonte della nostra infelicità è spesso da cercare dentro di noi, e più precisamente nelle nostre resistenze interiori. Più necessitiamo di portare un cambiamento nella nostra vita perché la realtà che ci siamo costruito intorno ci sta stretta, e più un perverso meccanismo ci impedisce di muoverci e portare a termine quell’azione necessaria a portarci fuori dalla nostra prigione dorata fatta di routine, noia, insoddisfazione e frustrazione.

Per fortuna, una parte di noi si attiva con intelligenza per fare appello ad un aiuto esterno, aiuto che spesso non riconosciamo come tale se cerchiamo di identificarlo in una persona precisa invece che come un processo, un “qualcosa” che succede mentre interagiamo con l’altro. Inserendo nella nostra realtà questo “altro” scelto con “incosciente consapevolezza”, ci diamo una possibilità di rompere gli argini e attuare quel cambiamento di cui abbiamo così tanto bisogno, andando finalmente oltre quelle resistenze disfunzionali.

Sarà indolore? Dipenderà da noi e dalle nostre scelte: resisteremo con forza, ancora e ancora, oppure apriremo gli occhi e accoglieremo il cambiamento?

Quando i problemi ci aiutano a rimetterci in movimento

Il rischio che corriamo quando una parte di noi teme il cambiamento, è quello di congelarci sulle nostre posizioni, di cristallizzarci a tal punto da impedirci di cambiare, di seguire il flusso della nostra vita, se non con l’intervento di qualcosa (o qualcuno) che ci scuota come un terremoto, con l’effetto di rimescolare tutte le carte in tavola.

È la crisi benefica, quella che ci permette di uscire da uno stato in cui tutto sommato non ci possiamo lamentare ma che non ci rende felice perché quella realtà che abbiamo costruito non ci corrisponde nemmeno un po’, e viviamo da comparsa in quella messa in scena che finirà soltanto alla nostra morte.

L’agente della nostra crisi, facendoci crollare tutto addosso, ci obbliga a muoverci, o almeno così richiederebbe il nostro istinto di sopravvivenza, ma spesso facciamo resistenza credendo in bugie che ci raccontiamo per evitare di cambiare, perché questo significherebbe accettare di aver fatto in passato quella serie di scelte che ci avevano allontanato da noi stessi.

“Siamo irresistibilmente attratti da chi ci creerà i problemi che ci servono per la nostra evoluzione personale.”
Alejandro Jodorowsky

Facciamo resistenza perché ci siamo affezionati all’immagine della realtà, perdendo di vista la vita vera. Ecco perché occorre rompere l’immagine, riuscire a mandarla in frantumi e accettare di guardare al di là dello specchio. Ovviamente, se già facciamo resistenza all’aprire gli occhi sulla realtà virtuale nella quale ci siamo invischiati, figuriamoci riuscire a rompere lo specchio; che fare allora? Andare in cerca di un aiuto, una persona che riuscirà a bypassare i sistemi d’allarme delle nostre resistenze e che ci darà quello scrollone di cui abbiamo bisogno per tornare in movimento.

Siamo noi a scegliere gli agenti della crisi nella nostra vita

Per evitare di raggiungere il punto di cristallizzazione perenne che ci impedirebbe di effettuare qualsiasi cambiamento utile alla nostra evoluzione (e fioritura personale), la nostra intelligenza ci spinge all’incontro con gli agenti della crisi, gli attori del periodo della nostra vita che vivremo come una sfida; vestendo i panni degli antagonisti, essi creano gli ostacoli necessari per aiutarci a uscire da quella pericolosa routine che finirebbe per fagocitare ogni desiderio di rinnovamento utile alla vita stessa, ogni tentativo di esplorazione di nuovi orizzonti, ogni impulso creativo.

Questi agenti della crisi ci aiutano in una maniera semplice ed efficace, rispondendo all’assurda, ma fin troppo umana, inclinazione a dare valore a ciò che si perde: usando il principio di scarsità per fare leva sui nostri reali desideri, i nostri antagonisti ci spingono a capire cosa conta davvero per noi e ad uscire dalla nostra bolla di vetro per difendere ciò che ci è caro.

È spingendoci fuori dalla nostra zona grigia, fatta di abitudini e sentimenti vissuti a metà, che ci aiutano a capire cosa conta davvero per noi, a cosa non siamo disposti a rinunciare perché è troppo importante per noi e cosa dobbiamo lasciarci alle spalle. Scegliendo i nostri agenti della crisi, ci obblighiamo senza rendercene conto a prendere posizione, ad agire nella nostra vita invece che subirla.

Se prima vivevamo da semplice comparsa quasi sempre dietro le quinte, in un ultimo tentativo di riprendere le redini in mano ci cerchiamo un antagonista per aiutarci a diventare protagonista della nostra realtà. Cerchiamo l’azione esterna che causerà la nostra re-azione. È questo movimento da attore passivo ad attivo che forse cerchiamo quando attiriamo nella nostra vita quelle determinate persone che ci causano problemi su problemi.

Una parte di noi sa che non faranno parte del nostro cammino per sempre e che la loro presenza riveste un significato particolare per noi; il guaio è quando tentiamo di includere questi agenti della crisi dentro la nostra zona grigia, provando a farli entrare nella nostra routine e rifiutando di vedere che loro sono qui, a tempo determinato, per aiutarci ad uscire dal circolo perverso che “ci fa male ma non troppo”. E no, non sono loro a dover entrare in maniera permanente nella nostra piccola bolla evitandoci così di uscire allo scoperto!

Loro sono la goccia che serve a far traboccare il vaso, sono il colpo di vento che fa crollare il castello di carte, sono l’antagonista che distrugge l’immagine della realtà alla quale ci eravamo affezionati e che rifiutavamo di lasciar andare.

Riducono in piccoli frammenti lo specchio per spingerci a guardare il mondo e non più il suo riflesso. È vero, a volta fa molto male, ma quel dolore è causato dalle nostre resistenze perché trattenere ciò che deve sparire e non fa parte di noi fa male, fa molto più male che accettare di lasciar andare; e la crisi serve a questo: è un ponte tra uno stato e l’altro, è il momento intermedio tra uno stato giunto alla sua completezza e un nuovo inizio.

Agli agenti della crisi spetta il compito di tracciare una linea netta tra passato e presente; a noi spetta quello di andare avanti e di non di rimanere incastrati nel nostro limbo interiore.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in discipline Bio-Naturali
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