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Non Siamo Più In Grado Di Vivere La Morte Dei Nostri Cari

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Quando accade un fatto così doloroso come la morte di un nostro caro ci sentiamo smarriti, non solo per l’evento in sé ma soprattutto perché abbiamo dimenticato il modo di vivere la morte.

La morte infatti, va vissuta per poter essere elaborata e digerita. Altrimenti diviene un peso psichico giornaliero che ci accompagna per tutta la vita.

Ciò che non viene elaborato ci perseguita giorno dopo giorno sotto forma di malessere, malattia e disagio. Fuggire da ciò che ci spaventa non risolve nulla, al contrario rende tutto più complicato, difficile e ingarbugliato. Saremo sempre prigionieri di ciò che non abbiamo affrontato.

La Meravigliosa Lettera Di Carl G. Jung Sul Significato Della Vita

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Jung e il significato della vita

Spesso sono gli eventi tragici a ricordarci del significato della vita e forse è proprio la morte ad adempiere al meglio a questo compito ingrato. Ma qual è il senso della vita se ogni esistenza è chiamata a finire? Come comprendere e affrontare il lutto e la morte, sapendo che presto o tardi ognuno di noi verrà travolto dalla Grande Falciatrice?

→ Leggi anche : Il lutto è un rito di passaggio.

Se la morte è parte integrante della vita, temere la morte ci porta a vivere a metà

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Come Cambierà La Tua Vita Se Lascerai Posto Alla Meraviglia

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meraviglia

“Io continuo a stupirmi. È la sola cosa che mi renda la vita degna di essere vissuta.”
(Oscar Wilde)

Stupore, ammirazione, incanto,… Chiamala, se vuoi, meraviglia.

La meraviglia è la mia meditazione preferita: non puoi meravigliarti se non sei nel qui e ora, non puoi sentire la poesia del mondo se non sei centrato in te e metti a tacere la mente, non puoi vedere la bellezza che ti toglie il fiato se non c’è pace in te.

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Certo, la meraviglia è sfuggente, dura solo un’istante, ma nello stesso tempo è eternità.

Dia de los Muertos: la ricorrenza messicana che insegna a vivere la morte con spensieratezza

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C’è una ricorrenza in Messico che ha conquistato in breve tempo il mondo intero, stiamo parlando del Dia de los Muertos, il giorno dei morti messicano, che ricorre più o meno nello stesso periodo della commemorazione dei defunti cattolica, sebbene duri più a lungo, approssimativamente dal 25-28 ottobre al 2-3 novembre. Ogni giornata è dedicata a diverse tipologie di defunti: il 28 ottobre ai morti per incidente o cause violente, il 29 ai morti per annegamento, il 30 alle anime solitarie o dimenticate, il 31 ai mai nati o morti prima del battesimo, l’1 novembre ai bambini morti, l’1 e il 2 novembre al ritorno dei defunti sulla terra. L’atmosfera è completamente diversa dalla commemorazione cattolica perché i morti, in Messico, appaiono tutt’altro che tristi e sconsolati. Si dice infatti che in questo speciale momento dell’anno possano raggiungere i propri cari seguendo la scia di profumo dei Cempasùchil, fiori originari del Messico i cui petali arancioni e gialli in questa occasione vengono cosparsi ovunque.

Genitori di bimbi mai nati: quando l’amore trasforma il dolore

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aborto spontaneo

Fino al 25-30% delle gravidanze si concludono con un aborto spontaneo, così viene definita l’interruzione involontaria di gravidanza entro le 20 settimane dal concepimento, per cause che possono andare da anomalie cromosomiche dell’embrione a malattie croniche della madre come il diabete, i disturbi tiroidei o l’ovaio policistico.

Capita spesso durante le primissime settimane, a volte pure senza che la donna se ne renda conto, confondendo la perdita di sangue dovuta all’aborto con il ciclo mestruale arrivato stranamente tardi; ma per chi sa che non vedrà mai nascere quella piccola vita che portava in grembo, è un dolore atroce che lascerà una profonda cicatrice.

Il lutto è un rito di passaggio, ecco come superarlo.

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Il lutto è una tappa che attraversiamo tutti nella vita e porta con sé cambiamenti profondi capaci di cambiare per sempre le persone che devono affrontarlo. Non stupisce quindi che sia considerato da molte tradizioni come vero e proprio rito di passaggio, e non solo per la persona che compie il suo ultimo viaggio, ma anche per le persone che devono affrontare il dolore della perdita.

Se la morte è dolce per chi se ne va, può invece risultare molto dura per chi rimane, semplicemente perché le lezioni che ci porta ad imparare sono profonde e spesso difficili da elaborare, anche se molto preziose.

Quando muoiono i genitori un pezzo in più di te è dall’altra parte del filo

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Una delle più grandi paure comune agli esseri umani è la morte. Se si tratta poi della morte dei propri genitori è addirittura devastante. Coloro che sono per noi amore, protezione, donatori di fiducia illimitata, vengono a mancare e il nostro mondo interiore crolla in un istante. Se vissuto nell’infanzia, un dolore del genere è in grado di modificarci addirittura geneticamente, pensate alla potenza distruttiva che può avere. E’ un vuoto che si insinua nell’inconscio e ci porta a pensieri di solitudine profonda, di colpa, di inadeguatezza.

L’arte di saper lasciar andare: la tecnica del palloncino

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Liberarsi da un attaccamento con la tecnica del palloncino

Non per tutti è facile lasciar andare. Sto pensando in questo momento alle persone, più che alle cose, e in particolare alla morte di una persona cara. Lasciar andare vuol dire accettare che le strade si separino e che ognuno continui per la propria. E accettare vuol dire liberare l’altro da tutti quei legami sia fisici, che emotivi, che di pensiero, che lo tengono legato a noi stessi.
Per alcuni, l’uscita di una persona cara dalla propria vita lascia un vuoto incolmabile e chi se ne va diventa paradossalmente ancora più presente di quando c’era fisicamente, proprio a causa della sua assenza.

Reincarnazione: quando l’anima sopravvive al corpo e sceglie nuovi involucri in cui vivere

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reincarnazione

reincarnazione

Secondo la teoria della reincarnazione le nostre anime tornano sulla Terra più volte reincarnandosi in corpi fisici attraverso il cosiddetto ciclo di morte rinascita. Lo scopo è lo sviluppo spirituale. A crederci sono in molti: induisti, taoisti, giainisti, buddisti, anche se questi ultimi rivisitano la teoria a modo loro.

Cani che vegliano i loro padroni defunti

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Conoscete Hachiko?

Hachiko
Hachiko

È il protagonista di una storia commovente, dalla quale alcuni anni fa è stato tratto un drammatico film; era un cane che, dopo aver perduto il padrone, pur sapendo che non sarebbe più potuto tornare, non si rassegnò a quella ingiusta morte e per 10 lunghi anni, tutti i giorni, rimase ad attenderlo di fronte alla stazione della sua città, con pazienza.

Di Hachiko ce ne sono tantissimi, animali che riescono, soltanto con la loro silenziosa presenza, a raccontarci il loro dolore, perché quando il loro umano compagno viene portato via è come se il cuore del cane, ancora in vita, andasse in pezzi scatenando un dolore immenso.