Psicologia

Le cose che fanno stare meglio mentre si affronta un lutto

Di Elena Bernabè - 1 Aprile 2022

Vita e morte non sono due estremi lontani l’uno dall’altro. Sono come due gambe che camminano insieme, ed entrambe ti appartengono. In questo stesso istante stai vivendo e morendo allo stesso tempo. Qualcosa in te muore a ogni istante. Nell’arco di settant’anni la morte arriverà a compimento. In ogni istante continui a morire, e alla fine morirai davvero.
(Osho)

Quando la morte si fa viva nelle nostre vite tutto si trasforma. Veniamo derubati della nostra quotidianità, delle nostre certezze, del nostro quieto vivere. La morte ha il potere di stravolgere la nostra esistenza in pochissimi attimi, soprattutto se riguarda i nostri cari. E siccome viviamo in una società che non educa l’individuo ad approcciarsi alla morte ma, al contrario siamo stati cresciuti temendola, allontanandola il più possibile e rifiutandola, ogni volta che abbiamo a che fare con essa risultiamo impreparati, indifesi, disorientati.

Quand’ero ragazzo era un fatto corale. Moriva un vicino di casa e tutti assistevano, aiutavano. La morte veniva mostrata. Si apriva la casa, il morto veniva esposto e ciascuno faceva così la sua conoscenza con la morte. Oggi è il contrario: la morte è un imbarazzo, viene nascosta. Nessuno sa più gestirla. Nessuno sa più cosa fare con un morto. L’esperienza della morte si fa sempre più rara e uno può arrivare alla propria senza mai aver visto quella di un altro.
(Tiziano Terzani)

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Come affrontare la morte?

mano che porta una candela accesa
Credit foto ©Pexels

Ognuno vive il lutto in modo diverso a seconda della propria storia, della persona che è venuta a mancare e del legame con quella persona, della modalità di approcciarsi alla vita. Non esiste una via migliore dell’altra per affrontare la morte: esiste solo quello che sentiamo essere la via più sana per noi. Spesso, però, condizionati dalla società, dalla religione, dal ruolo che abbiamo avuto fino a quel momento o semplicemente dalla paura, non sappiamo più cosa è meglio per noi in quella situazione così difficile e ci ritroviamo a resistere al dolore, a fuggirvi, a non essere onesti con noi stessi.

Abbiamo così voluto pubblicare un post sulla nostra pagina Facebook ponendo ai nostri lettori la seguente domanda: “Qual è la cosa che vi ha fatto stare meglio mentre affrontavate un lutto?“. Una domanda semplice dal potere immenso poiché solo chi ha vissuto da vicino la morte di una persona cara può descrivere cosa, in quel momento, lo ha aiutato ad affrontare il dolore per la perdita. E, condividendo la sua risposta con gli altri, aiuta in automatico chi sta vivendo ora un lutto, lo consiglia fornendogli varie tipologie di risposte, lo fa sentire meno solo, rispecchiandosi nella modalità di reazione simile a qualcun altro.

Le risposte al nostro post sono state tantissime e tutte emotivamente molto toccanti, tanto da aver deciso di scrivere un articolo sulle cose, spesso molto concrete, che fanno stare meglio mentre si affronta un lutto e che riescono ad aiutare a viverlo nel modo più sano possibile. Le abbiamo raggruppate per poter dare sostegno a chi sta soffrendo per la morte di un proprio caro. Ecco dove le persone hanno trovato la forza interiore per un momento così intenso:

  • Dedicare tempo al volontariato ha rappresentato un sollievo alla sofferenza. Tante persone hanno trovato un senso alla propria vita impiegando le proprie giornate nella cura disinteressata dell’altro.
  • Frequentare un Gruppo di Auto Mutuo Aiuto (GAMA). Condividere le difficoltà con altre persone in lutto, e sostenersi a vicenda, ha reso più celere l’elaborazione del lutto stesso. La condivisione del dolore fa pesare meno il dolore stesso. In questo modo si creano anche amicizie sincere che non hanno bisogno di maschere per stare insieme.
  • In tanti hanno trovato sollievo nella natura: nell’ascoltare il rumore del mare, nel passeggiare nei boschi, nel camminare la mattina presto in campagna per “spegnere” la mente, nell’occuparsi dell’orto, dei fiori, della cura delle piante. Sappiamo bene quanto il contatto con la natura e con i lavori manuali necessari alla sua manutenzione siano una cura anche per la nostra anima che, silenziosamente, mastica e digerisce le emozioni grazie ad un tempo lento, attento e saggio.
  • Le pause durante la giornata in solitudine dove poter piangere tutte le lacrime che vogliono scorrere, per far uscire il dolore. Riuscire a ritagliarsi spazi di sfogo nella propria quotidianità, senza sforzarsi di volerli soffocare o rifiutare, aiuta la sofferenza a sciogliersi, a non trasformarsi in sintomi fisici. Voler stare da soli, per alcune persone, può essere l’unica cura ad un dolore così grande.
  • C’è chi trova sollievo nell’intraprendere un viaggio. Non un modo per fuggire ma per viaggiare insieme alla persona defunta: due viaggi diversi, in due dimensioni diverse, ma insieme. Alcune persone hanno intrapreso cammini famosi (come quello di Santiago) oppure hanno semplicemente deciso di andare in montagna o al mare per alcuni mesi. Può essere una soluzione per vivere più lentamente, per dedicarsi alle proprie emozioni, per guardarsi dentro.
  • Adottare gatti, cani o conigli. Molte persone hanno sentito questo impulso non per sostituire una vita con un’altra, ma per iniziare a dedicarsi alla cura della vita stessa, dei più deboli e fragili, dei più vicini al mistero dell’esistenza. Chi vive con animali domestici sa quanto possano essere empatici nei momenti di sofferenza dell’uomo: in molti casi sono i nostri cani e i nostri gatti ad averci dato la forza per affrontare un lutto, grazie alla loro presenza silenziosa ma vera, grazie al loro venire da noi quando piangiamo, per consolarci.
  • Affidarsi alla preghiera e al sostegno di un parroco o di un monaco buddista, dedicarsi ai riti della propria religione, avvicinarsi alla fede.
candela accesa
Credit foto ©Pexels
  • Dedicarsi all’arte, alla musica, alla poesia, alla danza, alla scrittura. Ognuno dovrebbe trovare il proprio canale di espressione e, in questi momenti di sofferenza così importanti, immergersi completamente nella sua arte, per elaborare il dolore, per toccarlo, per trasformarlo.
  • Riprendere gli studi o le passioni lasciate anni prima possono essere la spinta per alleviare il dramma della perdita del proprio caro.
  • Un percorso di psicoterapia può aiutare a comprendere il dolore e a trasformarlo.
  • Vivere con maggiore consapevolezza e concentrazione le piccole cose di ogni giorno, per assaporarle al meglio, per imparare a stare nella lentezza, per essere grata alla vita di poterle vivere ancora, per poterle gustare anche per chi non c’è più.
  • Recarsi al cimitero e parlare con il nostro caro delle nostre emozioni è un modo per sentirlo vicino. Anche scrivergli una lettera, per chi ama scrivere, è una meraviglioso via per comunicare con chi non c’è più e per imparare a sentirlo più con il cuore che con la mente.

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  • Avere l’intento di sognarlo prima di addormentarsi. I sogni aiutano a “vedere” ancora chi non c’è più, ci trasmettono messaggi importanti, ci portano a sperimentare una dimensione più vicina al mondo della morte.
  • Scegliere di ringraziare per aver avuto tanto amore dal nostro caro, anziché disperarsi per quanto ci manca. Questo atto di gratitudine lo si può fare in tantissimi modi: facendoci testimoni della sua vita, portando il suo esempio agli altri attraverso racconti o azioni concrete, rimanendo concentrati su ciò che durante la giornata ci ha fatto stare bene.
  • Continuare a fare alcune cose che facevamo insieme a lui o a lei, come bere il caffè nella stessa ora di prima o fare una passeggiata nel luogo di sempre. Un modo per sentirlo vicino, per parlargli, per cercare segni della sua presenza invisibile, per portarlo nel cuore e rivivere ciò che ci faceva stare bene insieme.
  • Il riposo aiuta ad elaborare le emozioni, a non trattenerle, ci permette di dedicarci alla nostra interiorità e di far trascorrere il giusto tempo del dolore.
  • Scegliere di frequentare per quel periodo solo persone che sanno capirci e sanno farci stare a nostro agio. Abbiamo un grande lavoro interiore da svolgere e impiegare energie vitali per difenderci dagli altri è un modo per farci accrescere stanchezza, nervosismo, sofferenza.
  • Leggere libri particolari che ci fanno entrare in contatto con la morte e con le diverse teorie a riguardo per aprire la nostra mente a diverse possibilità. I nostri lettori consigliano i libri di Brian Weiss che parlano di reincarnazione.

Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.

Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli
al confronto. Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.

Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,
è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
Non piangere più, se veramente mi ami!

Sant’Agostino





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