Non tutti siamo nati per stare bene in mezzo alla gente. C’è chi si sente in pace solo con se stesso. Esistono tanti individui che sentono forte questo bisogno di solitudine, sono le persone solitarie.

Nella nostra società si tende a vedere un problema in ogni condizione e, in questo caso, si fa di tutto per togliere queste persone (bambini, adolescenti, adulti o anziani) dalla loro solitudine desiderata. Non comprendendo questa loro esigenza la riteniamo inopportuna, da risolvere, da trasformare. E facciamo di tutto per riuscire a smuoverli dal loro rimanere da soli. Se solo riuscissimo a capire che la solitudine fa parte della loro essenza e che non abbiamo nessun diritto di volerla cambiare, riusciremmo a viverla come un dono sacro da proteggere e custodire.

Chi sono le persone solitarie?

Corrono come se avessero il fuoco sotto il sedere in cerca di qualcosa che non si trova.Si tratta fondamentalmente della paura di affrontare se stessi, si tratta fondamentalmente della paura di essere soli.
Invece a me fa paura la folla.
(Charles Bukowski)

I solitari sono spesso persone schive, che parlano poco, apparentemente timide, sempre in ascolto di se stessi e del mondo, preferiscono rimanere in compagnia della natura, non amano la folla, i rumori, le troppe parole, chi non riesce a rimanere nel silenzio.

Spesso sono considerate persone con difficoltà di relazione ma in realtà sono solo individui molto sensibili che non riescono a recitare una parte solo per scambiare parole con l’altro, preferiscono rimanere nel loro centro di pace e far entrare in quel centro solo chi riesce a rispettarlo, a non volerlo cambiare, solo chi è in grado di vederne la meraviglia.

Da bambini rivelano subito il loro lato più solitario apparendo spesso in disparte, facendo parlare più il silenzio che la voce, cercando la compagnia degli animali e non dei propri simili.

Da adulti rimangono taciturni, dimostrano essere dei grandi ascoltatori e dei profondi osservatori, si ritirano spesso nella loro solitudine per pensare, per rilassarsi, per rigenerarsi.

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Le persone solitarie non amano le distrazioni, vogliono inoltrarsi nelle profondità delle relazioni, dei pensieri, delle emozioni, non perdono tempo a fare rumore. Ecco perché spesso diventano artisti: perché sanno inoltrarsi nella propria interiorità ed emergere con i tesori più preziosi per potersi realizzare.

I soli sono individui strani
con il gusto di sentirsi soli fuori dagli schemi
non si sa bene cosa sono
forse ribelli forse disertori
nella follia di oggi i soli sono i nuovi pionieri.
(Giorgio Gaber)

Rispettare la loro voglia di solitudine

tazza di te appoggiata
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Non è facile riuscire a rispettare l’esigenza di solitudine dei solitari. E’ faticoso sostenere il loro silenzio, la loro lentezza d’azione, la mancanza di amici. Eppure il dono più grande che possiamo far loro è di accoglierli nella loro completezza. Stare da soli per loro non è una fuga, una pena o una realtà faticosa: è il loro modo di essere e costringerli al contrario può solo farli sentire inadeguati, non compresi, problematici.

La loro solitudine è anche una fatica perché costringe chi li ama a guardarsi dentro, a non cadere nella distrazione, a non cercare nel mondo quello che si trova solo nella nostra interiorità. Proprio per questo ogni solitario è un maestro per chi lo incontra, non tanto per le sue parole, per le attività che compie, per il lavoro che svolge ma per il suo essere autentico che mette alla prova chiunque lo vive da vicino.

La solitudine è per me una fonte di guarigione che rende la mia vita degna di essere vissuta. Il parlare è spesso un tormento per me e ho bisogno di molti giorni di silenzio per ricoverarmi dalla futilità delle parole.
(Carl Gustav Jung)

Cerchiamo allora di rispettare i solitari, di brindare al loro silenzio, di onorarlo, di arricchirci grazie anche alla loro assenza. E quando uno di loro ci chiama per la nostra compagnia sentiamoci onorati: l’affetto di un solitario è il più autentico di tutti, non vuole colmare un vuoto ma arricchirlo di bellezza!

Elena Bernabè Scrittrice