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Lo Spleen di Baudelaire: quando il male di vivere parla al nostro cuore

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donna triste sulla spiaggia
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Nella prima sezione della sua opera I fiori del male, Baudelaire colloca quattro componimenti dedicati allo Spleen. Questo concetto, molto affine al male di vivere trattato da altri grandi poeti, utilizza un termine inglese analogo all’omologa parola greca splēn: milza. Quest’organo, secondo gli antichi, era sede delle emozioni umane negative, quelle riferibili a malinconia, tedio, vuoto interiore, irrequietezza e ansia.

Lo Spleen nelle poesie di Baudelaire non identifica un’emozione singola, puntuale; ma uno stato psicologico e fisico che abbraccia l’intera personalità dell’individuo, un “male di vivere” complesso e sfaccettato in grado di deformare e distorcere il modo in cui si percepisce la realtà, sia quella esterna, che quella interna a sé stessi. Vediamo allora, attraverso i versi di Baudelaire, le diverse sfumature possibili del significato dello Spleen.

“Se mi ami non piangere”, la toccante poesia di Sant’Agostino

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Quando una persona a noi cara lascia il corpo il vuoto che percepiamo è grande, forte, dirompente. Oltre alla sensazione di vuoto che proviamo per la sua assenza ci viene naturale pensare a tutta la vita che non potrà più vivere, a tutte le esperienze che non potrà più fare, alle persone che non potrà più abbracciare e questo pensiero ci rattrista, ci fa arrabbiare, ci addolora.

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Quando muore un cane: la poesia da dedicargli

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Solo chi condivide la propria vita con un cane sa quanto amore, quanta pienezza e quanto calore può essere in grado di donare questo nostro amico a quattro zampe.

E quando muore un cane, il nostro amico cane, si apre un vortice nella nostra interiorità, avvertiamo una mancanza profonda, un senso di abbandono forte e potente. E’ come se anche un pezzo di noi se ne fosse andato insieme a lui, come se si fosse portato dietro un prezioso frammento del nostro cuore. E la sua silenziosa presenza diviene ora rumorosa, dolorosa, penetrante.

Quando Muore Un Gatto A Noi Caro La Nostra Anima Si Mette In Viaggio Con Lui

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Ragazzo insieme ad un gatto vicino alla finestra
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Il gatto è un animale misterioso. Arricchisce le nostre giornate con il suo silenzio, con la sua delicatezza e con il suo intuito sempre acceso. Anche se diviene un animale domestico non perde mai il suo collegamento con la natura che lo richiama a sé più volte nel corso della sua vita.

Ragazzo insieme ad un gatto vicino alla finestra
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La sua presenza è essa stessa un dono per l’uomo. Solo osservandolo si possono cogliere i più grandi insegnamenti di vita: il suo istinto diviene per noi un grande maestro che ci mostra soluzioni, modi di vivere, azioni coraggiose e rischi che vale la pena prendere.

Sentire La Mancanza Di Una Persona: Cosa Fare

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Donna solitudine
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Sentire la mancanza di una persona è una condizione che può fare molto male. Ci si sente vuoti, tristi, malinconici e, spesso, è una mancanza che non si può colmare perché la persona che ci manca è lontana o non vuole vederci o ancora non è più in vita.

“Un giorno, tre autunni”. Un proverbio cinese usato quando ti manca qualcuno così tanto, che un giorno pesa come fossero tre anni.
(Anonimo)

Possiamo vivere tante mancanze: quelle riguardanti persone oppure animali ma anche luoghi e climi. Sono le mancanze del cuore, quelle che ci riportano ad un ricordo del passato e che, rievocandole, le facciamo entrare in noi. Proprio come scrive la scrittrice Lailly Daolio “il mancarsi è già un appartenersi”.

A Te, Che Sei Andato Via Troppo Presto

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Quando accade un avvenimento doloroso come la perdita prematura di un amico, di un familiare o anche solo di un conoscente la morte ci mette alle strette e ci costringe a guardarla negli occhi.

Se possiamo accogliere con più naturalezza la morte di un anziano, giunto alla fine della propria vita, vivere quella di un giovane ci scuote e ci destabilizza. Siamo tristi per la vita che avrebbe avuto ancora davanti e perché il suo morire ci ricorda che l’esistenza ha una scadenza, che riguarda tutti noi e che non dipende dall’età.

La Lettera Che Avrei Voluto Scriverti Dopo Aver Lasciato Questa Vita

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Questa è la lettera che avrei voluto scrivere per te. Immagina che da lì dove sono ora sia riuscito a mandarti questo ultimo messaggio. Leggilo col cuore, così potrai sentirmi vicino a te.

“Nessuno di noi vivrà per sempre, lo sappiamo tutti; ma sapere non significa comprendere e stai comprendendo questa lezione ora che non puoi più prendermi la mano, sentire la mia voce. È vero che i miei occhi si sono chiusi per sempre su questo mondo ma si aprono su qualcosa di ancora più vasto. Sono qui anche se tu non puoi vedermi, sono nell’aria, nel profumo dei fiori, nei raggi di sole. Sono intorno a te.

Non Siamo Più In Grado Di Vivere La Morte Dei Nostri Cari

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Quando accade un fatto così doloroso come la morte di un nostro caro ci sentiamo smarriti, non solo per l’evento in sé ma soprattutto perché abbiamo dimenticato il modo di vivere la morte.

La morte infatti, va vissuta per poter essere elaborata e digerita. Altrimenti diviene un peso psichico giornaliero che ci accompagna per tutta la vita.

Ciò che non viene elaborato ci perseguita giorno dopo giorno sotto forma di malessere, malattia e disagio. Fuggire da ciò che ci spaventa non risolve nulla, al contrario rende tutto più complicato, difficile e ingarbugliato. Saremo sempre prigionieri di ciò che non abbiamo affrontato.

La Meravigliosa Lettera Di Carl G. Jung Sul Significato Della Vita

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Spesso sono gli eventi tragici a ricordarci del significato della vita e forse è proprio la morte ad adempiere al meglio a questo compito ingrato. Ma qual è il senso della vita se ogni esistenza è chiamata a finire? Come comprendere e affrontare il lutto e la morte, sapendo che presto o tardi ognuno di noi verrà travolto dalla Grande Falciatrice?

→ Leggi anche : Il lutto è un rito di passaggio.

Genitori Di Bambini Senza Battito: Quando L’Amore Trasforma Il Dolore

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Fino al 25-30% delle gravidanze si concludono con un aborto spontaneo, così viene definita l’interruzione involontaria di gravidanza entro le 20 settimane dal concepimento, per cause che possono andare da anomalie cromosomiche dell’embrione a malattie croniche della madre come il diabete, i disturbi tiroidei o l’ovaio policistico.

Capita spesso durante le primissime settimane, a volte pure senza che la donna se ne renda conto, confondendo la perdita di sangue dovuta all’aborto con il ciclo mestruale arrivato stranamente tardi; ma per chi sa che non vedrà mai nascere quella piccola vita che portava in grembo, è un dolore atroce che lascerà una profonda cicatrice.