Il tempo estivo scorre secondo un ritmo diverso rispetto al resto dell’anno, complici le giornate più lunghe, le vacanze così a lungo attese e la voglia (o il bisogno) di leggerezza e divertimento. Per qualche settimana, è più facile posare l’agenda, abbandonare il carico mentale vicino alle scarpe in entrata e tornare con la mente a quelle cose che da adulti avevamo quasi dimenticato: tuffarci in acqua senza pensare a niente, giocare a carte fino a tardi, rincorrere un pallone in spiaggia con gli amici fin tanto che si vede ancora dove si mettono i piedi.
Perché poi arriva settembre, e quella sensazione che l’estate fosse una breve parentesi in una vita fatta di impegni e obblighi, fino all’anno successivo.
Ma se invece fosse il contrario? Se la leggerezza che viviamo in vacanza e che ci nutre e fa stare così bene non fosse un’eccezione da dover giustificare, ma un bisogno umano fondamentale che abbiamo semplicemente smesso di ascoltare per il resto dell’anno? Cosa cambierebbe nella nostra vita se queste parentesi diventassero affermazioni, o un mantra da ripetere ciclicamente quando ne abbiamo bisogno?
Perché abbiamo ancora bisogno di giocare da grandi?
Il gioco è stato limitato per molto tempo a un affare da bambini: è solito lasciare il suo posto ai doveri, alle responsabilità, alla serietà, come se la coesistenza fosse impossibile. Eppure, se ci pensiamo bene, l’apprendimento è strettamente legato al gioco: impariamo a muoverci, a parlare, a interagire col nostro ambiente tramite il gioco. Ma ha anche una grande influenza sul nostro benessere psicofisico.
Cosa succede se smettiamo di giocare da adulti
Lo psichiatra americano Stuart Brown, fondatore del National Institute for Play, ha dedicato decenni allo studio del comportamento ludico negli adulti, arrivando a una conclusione che fa riflettere: la privazione di gioco produce effetti simili alla privazione di sonno. Nella sua ricerca intitolata Consequences of Play Deprivation, il Dr. Stuart Brown afferma: “Le conseguenze della privazione del gioco in età adulta sono: mancanza di un coinvolgimento vitale nell’esistenza; ridotto ottimismo; la sensazione di essere bloccati nella routine, con scarsa curiosità o immaginazione esplorativa per cambiare la propria situazione; la predilezione per soluzioni temporanee di fuga – come alcol, esercizio fisico eccessivo (o altre compulsioni) – e la percezione di sé come vittime della vita anziché come suoi artefici.”

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I benefici del giocare da grandi
Da un punto di vista neurobiologico, il gioco sembra stimolare la neuroplasticità, attiva le funzioni legate alla creatività, al problem solving, ma anche ai circuiti cerebrali legati al piacere e alla ricompensa (quelli della dopamina, per intenderci). Durante il gioco, il cervello produce anche endorfine, che riducono lo stress e il dolore, e favorisce il rilascio di ossitocina quando il gioco è condiviso con altre persone, rinforzando sia i legami sociali che il senso di appartenenza. Il gioco ha quindi un ruolo importante per il nostro benessere psicofisico: è la ricetta segreta degli ormoni della felicità, ma anche dei legami sociali armoniosi.
Quando giocare da adulti diventa cura di sé
Ridere, correre, giocare, ballare, divertirsi senza uno scopo produttivo, solo per il piacere di farlo è una coccola per il nostro sistema nervoso. E in effetti, quando giochiamo sentiamo di mollare la presa, di lasciarci andare, di staccare la spina. Sono tutte espressioni che usiamo per illustrare quella sensazione di rilascio che ci pervade quando usciamo dalla modalità del fare, o peggio, dalla modalità “allerta”. Ma ciò che si attiva dentro di noi in questi momenti in cui ci diamo il permesso di vivere l’istante completamente è una sensazione di “flusso” (flow in inglese), così come definì lo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi quello stato in cui siamo totalmente immersi in ciò che stiamo facendo. È un’esperienza totale, “ottimale”, simile al superamento della dualità tra mente e corpo. E in effetti, nello stato di flusso avviene un allineamento dell’essere molto particolare.
E secondo gli studi del Dr. Csíkszentmihályi, uno dei massimi ricercatori nel campo della psicologia positiva, le persone sono più felici quando sperimentano maggiormente questo stato di flusso. A questo punto è lecito chiedersi se giocare da adulti non sia proprio un elemento fondamentale per la felicità!
Il gioco, antidoto ai pesi della vita
Il flow di Mihály Csíkszentmihályi è per definizione privo di conseguenze reali e uno dei modi più naturali e accessibili è tramite il gioco, ed è per questo motivo che giocare è così terapeutico, perché non è legato all’efficienza, alla produttività. Si muove in un universo parallelo dove il fallimento nel gioco non ha conseguenze negative nella quotidianità; ciò permette di vivere questa dimensione con maggiore leggerezza e piacere. E presenza. Perché ci si permette di essere totalmente presenti nell’esperienza mentre la viviamo.
→ Leggi anche: La creatività come rimedio a un mondo che pesa troppo sulle spalle e sul cuore
Potremmo definire questa esperienza immersiva quasi come mindfulness istintiva, con tutti i benefici del caso sul sistema nervoso. Non stupisce quindi che l’estate, e più precisamente il tempo delle vacanze, sia un catalizzatore di questi stati interiori: durante le vacanze, il gioco è socialmente accettato e legittimato. Possiamo essere meno efficienti, meno produttivi. Ma è utile ricordare che al nostro benessere serve più che una parentesi di qualche settimana all’anno per funzionare al meglio delle sue capacità.

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Alcune pratiche per riportare il gioco nella vita quotidiana
Non dobbiamo aspettare l’estate prossima per ritrovare leggerezza, spensieratezza e l’esperienza di flusso. Se il gioco è fondamentale per il nostro benessere psicofisico e per i legami sociali, possiamo darci il permesso di dedicare un po’ del nostro tempo libero per reintrodurre il gioco come forma di cura di sé.
Praticare un’attività fisica non competitiva
Ballare liberamente in casa, andare in bicicletta senza una meta definita, nuotare senza cronometro, fare un’attività che ci dà piacere ma senza un obiettivo ci toglie di dosso l’ansia di prestazione e ci permette di vivere il momento appieno, solo per il piacere di viverlo. Serve a qualcosa? No. Ed è proprio per questo motivo che è così prezioso.
Improvvisare
Improvvisare attraverso giochi di espressione, che introducono teatralità, giochi di ruolo, introduce la componente dell’imprevedibilità e stimola fortemente la creatività. Ci permette di essere veri, autentici, spontanei senza dover essere efficienti o produttivi. Ci permette di mollare le redini, di lasciare andare il controllo.
Coltivare un hobby manuale solo per il piacere
Dipingere, disegnare, costruire modellini, cucinare in modo sperimentale e creativo sono attività che ricordano i giochi da bambini. Cambiano solo gli strumenti, ma la gioia e il piacere di plasmare con le proprie mani restano identici a quelli di una volta.
Rallentare il tempo delle vacanze anche a casa
Riservare un pomeriggio a settimana a un’attività priva di agenda, senza obiettivi né valutazione dei risultati, replicando in piccolo quella sospensione del giudizio che le vacanze rendono possibile su larga scala può aiutare a prolungare il senso di benessere sperimentato durante le vacanze.
Portarsi la gioia dentro, attraverso il gioco

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Forse la lezione più importante che l’estate ci offre è il senso di legittimazione del gioco, dell’ozio, del divertimento non produttivo. La stagione più luminosa dell’anno accende i riflettori su quei ricordi d’infanzia in cui trascorrevamo più tempo all’aperto coi compagni di gioco e ci chiama a riviverli a modo nostro, perché giocare ci aiuta ad abitare il presente, già per il semplice motivo che siamo più presenti a noi stessi quando ci lasciamo andare a qualche attività divertente.
Quindi, sfatiamo un mito: chi gioca da adulto non regredisce all’infanzia, ma riattiva in sé una funzione umana legata all’esplorazione, alla sperimentazione, alla connessione con gli altri e con il proprio ambiente. E lo fa sospendendo il giudizio e la necessità di efficienza. E questo, nella nostra società, è estremamente prezioso perché ci ricorda che siamo umani, e non macchine.
Ci ricorda che la nostra vita ha valore e dignità perché siamo, e non perché facciamo. Quant’è bello riscoprirlo attraverso il gioco?
→ Leggi anche: L’importanza dell’ozio creativo per bambini e adulti
Fonti e approfondimenti:
• TEDx Talk. Stuart Brown: Play is more than fun.
• Dr. Stuart L. Brown, Consequences of Play Deprivation, National Institute for Play
• Donald Wood Winnicott, Gioco e realtà, Armando Editore, 2006.
Autrice, operatrice in DBN e Core Shamanism




