Benessere

Decluttering: fare spazio in casa per liberare la mente

Di Sandra Saporito - 24 Gennaio 2022

La tua casa parla di te. Questo è un concetto fondamentale della psicologia dell’abitare che riconosce nel nostro spazio abitativo non soltanto un luogo fisico che segna un confine tra esterno ed interno ma soprattutto una proiezione della nostra interiorità.

Il modo in cui riempi la tua casa può svelare il modo in cui ti relazioni col mondo, con gli oggetti, con le persone. Tuttavia, se il tuo sentire influenza il modo in cui arredi la tua abitazione, vale anche il contrario: la casa può influire sulla tua psiche, motivo per il quale il decluttering può essere un’ottima pratica per liberare sia il tuo spazio personale che la tua mente.

Leggi anche —> Space-clearing: 8 modi per eliminare il superfluo e recuperare l’essenziale

Il decluttering: cos’è e come funziona

La pratica del Decluttering è una pratica che deriva dal Feng Shui, la complessa arte geomantica taoista che risale al Neolitico e che ha per scopo quello di permettere all’energia universale, o Chi, di fluire in maniera armoniosa negli edifici per incentivare la salute, la serenità e la prosperità di chi ci vive. Il flusso di energia, per essere armonioso, non dovrebbe essere né troppo veloce né troppo lento, o peggio ancora congestionato, motivo per il quale gli accumuli di oggetti inutili che fanno stagnare il Chi sono evitati.

Il decluttering, termine inglese che indica infatti l’eliminazione degli accumuli caotici, disordinati, rappresenta il primo passo per permettere all’energia di fluire in maniera benefica nella tua casa e aiutarti a vivere con maggiore benessere e serenità.

Più spazio e ordine, meno stress e pensieri negativi!

L’arte del decluttering si fonda su alcuni principi per riordinare la casa:

La semplificazione. Tornare all’essenziale aiuta a non disperdere energia mentale e fisica, tempo e altre risorse preziose. Meno cose a cui pensare, meno stress.
La riduzione. Scegli in funzione delle tue reali necessità, valuta, pondera a mente riposata e col cuore tranquillo ciò che vuoi davvero tenere con te. Gli oggetti devono adattarsi a te, non il contrario!
L’eliminazione. Regala (o vendi) ciò che non vuoi più tenere, butta via ciò che non puoi/vuoi riparare, ricicla quando è possibile.

Ecco alcune domande per aiutarti a decidere cosa tenere o eliminare

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Ho usato questa cosa negli ultimi 6 mesi o la userò entro un anno? (Domande a trabocchetto: nel caso di un cambio di casa, la porterei con me? Se la perdessi, la ricomprerei?)
Se non ha una reale utilità oppure tieni oggetti senza avere un’idea precisa di cosa farne, rischi che questa iniziale risorsa venga sprecata per inutilizzo. Le risorse seguono la stessa legge dell’acqua: per essere buone, devono “circolare” e non stagnare per cui fai che gli oggetti siano funzionali ai tuoi impegni invece di inventarti impegni supplementari per poterli usare.
Mi piace, mi dà gioia, oppure mi sento in dovere di tenerla anche se non la uso? (Domanda supplementare: in dovere verso chi?)
È ovvio che dovrai conservare tutto ciò che è di natura fiscale/legale/finanziaria ma puoi eliminare ciò che non ti piace e/o non ti rispecchia e tenere in casa tua soltanto gli oggetti significativi. Questo renderà il tuo spazio personale più confortevole e ti comunicherà maggiore senso di sicurezza e realizzazione. Perché tenere in entrata quel quadro che ti ricorda quella zia che ti faceva sempre sentire inadeguato/a? Elimina senza sensi di colpa, la casa è tua!
Posso provvedere alla sua pulizia/manutenzione/ordino facilmente?
(Domanda di riserva: mi scoccia occuparmi periodicamente di questo oggetto?)
Tendiamo naturalmente a procrastinare ciò che ci risulta spiacevole per cui se sai che un oggetto rischia di soffrire di disattenzione e noncuranza, è meglio liberartene.

Attenzione a queste due trappole!

Ci sono due categorie di oggetti che potranno metterti in difficoltà e che meritano maggiore attenzione nel tuo processo di decluttering

L’abbondanza disfunzionale: la trappola del “può sempre servire

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Alcune persone accumulano in maniera compulsiva tutto ciò che passa loro tra le mani. Ciò che spesso gli altri eliminano finiscono così per riempire ogni angolo della loro casa, dal garage a sotto il letto, passando per sotto, sopra (e dietro) i mobili, con la convinzione che “un giorno potrà tornare utile”.

Poi passano i mesi, gli anni, gli accumuli aumentano e quando qualcosa serve davvero purtroppo non si sa più dove cercare: le risorse si trasformano in sprechi. Se prevenire i bisogni è una strategia utile e funzionale, l’abbondanza disfunzionale e tossica indica una relazione conflittuale con il senso di vuoto e può fare eco ad una ferita passata legata alla carenza o mancanza di qualcosa di essenziale per il proprio benessere.

Per riuscire a fare un decluttering che duri nel tempo, potrebbe essere utile capire a quale vuoto si sta tentando di porre rimedio con quest’abbondanza disfunzionale, cosa rappresenta, cosa simboleggia?

Il decluttering e il “lutto” degli oggetti affettivi

Può capitare di tenere in casa alcuni oggetti inutili, rotti, scaduti, di cui potremmo fare a meno ma che teniamo perché ci siamo in qualche modo affezionati: non è un vecchio orologio rotto che custodiamo in realtà ma il ricordo del nonno, i vestiti da neonati ci riportano a quegli anni meravigliosi, ecc. È naturale avere qualche oggetto in casa al quale si è molto affezionati. Il problema sorge quando questo tipo di accumulo influenza la funzionalità della casa e il benessere di chi vi abita, ancorandolo al passato e impedendogli di vivere qui ed ora.

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In questo caso può essere utile prendere consapevolezza che non riempiamo la nostra casa soltanto di oggetti, ma di momenti e affetti che imprigioniamo in cimeli. Ecco perché è così difficile liberarsene: si ha paura di perdere, assieme all’oggetto, il ricordo e l’affetto che abbiamo impresso all’interno.

Questo comportamento è il riflesso del pensiero magico che crea una relazione intima che trascende la materialità: l’oggetto diventa una sorta di porta che ci mette in relazione con il passato o una persona lontana: tenendo l’orologio rotto, si ha l’impressione di avere il nonno vicino; per questo motivo gli oggetti affettivi sono così diversi dagli altri: non sono “cose”, sono dei pezzi di vita. O almeno, è spesso così che le percepiamo. Quando l’accumulo diventa eccessivo può indicare una proiezione della nostra difficoltà a lasciare andare, del nostro bisogno di aggrapparci alla materia (o al passato) per non soffrire.

La separazione di un oggetto affettivo comporta una forma di lutto e come tale necessita dei suoi tempi, del rispetto delle sue fasi per metabolizzare il dolore che questa può comportare. In questo modo, il decluttering diventa parte del processo di elaborazione.

Fonti:

• Anna Cozzi, Feng Shui: L’Armonia e L’Equilibrio nello Spazio, Simonelli Editore, 2016.
I tre principi del decluttering: in che modo sono utili alla percezione di noi stessi
• Karen Kingston, Libera la tua mente con il Feng Shui, Red Edizioni, 1998.

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice e operatrice in Discipline Bio-Naturali
www.risorsedellanima.it





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