Un turista americano viaggia a Calcutta, con il solo scopo di visitare un famoso saggio. Il turista si sorprese di vedere che il saggio viveva in una stanza molto semplice ma piena di libri. Gli unici mobili erano un letto, un tavolo e una panca.

— Dove sono i suoi mobili? — chiese il turista.
E il saggio gli chiese a sua volta: — e dove sono i tuoi?
— I miei? — Sorpreso, il turista risponde — Ma io sono qui solo di passaggio!
— Anche io … — concluse il saggio.

L’attaccamento, la fonte della nostra sofferenza

coppia in gabbia

Questa storiella ci mostra con semplicità uno dei pilastri più importanti della saggezza buddista. Il desiderio è considerato come una fonte di infelicità interiore e sofferenza. Se da una parte il desiderio è legato all’attaccamento – infatti il distacco emotivo è anche chiamato “non-attaccamento” – possiamo capirne meglio il senso andando alla radice della parola “desiderio”.

Dal latino de-, “in mancanza di”, e sidus, “stella” , “desiderio” rappresenta una “mancanza di stelle”, un sentimento che qualcosa di importante nella nostra vita manchi, questo darebbe il via ad una ricerca spassionata per colmare tale vuoto. Il desiderio, la passione sarebbero quindi all’origine del dolore, spingendoci in una ricerca infinita per colmare un vuoto che non ha confini, motivo per il quale la saggezza buddista ci invita a disfarcene per vivere una vita più consapevole, equilibrata e felice.

Cos’è il distacco emotivo e in cosa consiste

Il distacco emotivo è quella capacità di non farsi travolgere emotivamente dagli eventi e consiste nel rimettere noi stessi al centro della nostra vita, senza attaccamenti a persone, oggetti o idee perché l’attaccamento è fonte di frustrazione, ansia e infelicità, e nasce dalle nostre insicurezze.

Quando siamo attaccati a qualcosa o qualcuno, riponiamo fuori di noi il nostro potere personale perché inconsapevolmente, pensiamo di non essere in grado di reggerlo, Ci sbarazziamo della nostra responsabilità nei confronti della  felicità per dare voce alle nostre insicurezze. Questo significa che la nostra vita, la nostra felicità, non dipendono più direttamente da noi ma da quel “centro” esterno al quale siamo legati; ciò significa che siamo in balia degli eventi. La vita ci sembrerà allora capricciosa nei nostri confronti, facendoci passare dall’ira più nera alla felicità più totale, come se fossimo su una nave in mezzo alla tempesta. Questo passare da un estrema all’altro è fonte di grande sofferenza, è quindi importante riprendere il timone della nostra nave e dirigersi verso acque più calme per andare nella direzione che noi, e non gli altri, abbiamo scelto per la nostra vita.

E tu, quale carota segui?

Hai presente il fattore che per far avanzare l’asino gli fa dondolare una carotina proprio davanti al muso? L’asino non decide dove andare, segue la carota perché quello è tutto ciò che vuole, lì sta tutto il suo mondo. Chi tiene la carota decide del percorso dell’asino, della sua vita. In parole povere, la vita dell’asino dipende da una carota. Non ti sembra assurdo? Basterebbe che smettesse di seguire quella carota per andare dove vuole lui…

cavallo e carota

Ma aspetta, forse anche noi abbiamo una carota davanti al naso?

Ora capisci quanto la legge del distacco emotivo è importante: ripone nelle tue mani la direzione della tua vita, ogni tua azione è dettata dalla tua volontà, è un atto consapevole mosso da un pensiero centrato ed equilibrato, ti permette di essere sceneggiatore e protagonista allo stesso tempo del tuo passaggio sulla Terra. Vivere una vita serena dipende da te, è una tua responsabilità.

Il non-attaccamento e la via della compassione autentica

Quando si parla di distacco emotivo, abbiamo tendenza a pensare ad una persona fredda, distante, praticarlo però non significa essere egoisti o privi di empatia ma semplicemente che non ci identifichiamo con le nostre emozioni e che scegliamo come agire con consapevolezza e centratura. Infatti, le emozioni hanno tendenza a farci dire o fare cose di cui possiamo pentirci. Ciò non significa quindi non provare emozioni, ma semplicemente non identificarci con esse e non lasciare che siano loro a dettare le nostre azioni. In ogni momento, in ogni parola detta, in ogni azione, siamo presenti in noi stessi. Non siamo “distanti” dalle persone ma al contrario, siamo totalmente qui e ora. Se parlo con una persona, non vago con la mente, non lascio le mie emozioni parlare per conto mio. Io sono presente con lei, e essere presente con gli altri è uno dei più grandi doni che possiamo fare.

dalai lama
Il Dalai Lama Tenzin Gyatso.

“Molte forme di compassione sono mischiate con un senso di desiderio o di attaccamento. L’amore che i genitori provano per i figli, per esempio, è spesso mescolato con i loro bisogni emotivi e per questo non può essere definito realmente “compassionevole”. Nel matrimonio, per citare un altro caso, il legame tra uomo e donna – soprattutto all’inizio, quando ancora non ci si conosce profondamente – è più attaccamento che amore autentico. Il nostro desiderio per l’altra persona può essere così forte da farcela apparire perfetta, mentre inevitabilmente avrà anch’essa i suoi difetti e le sue imperfezioni. Quando c’è un forte attaccamento, sviluppiamo inoltre la tendenza ad esagerare anche le più piccole qualità positive dell’altro e così, così quando il suo atteggiamento cambia, rimaniamo sorpresi e contrariati e di conseguenza modifichiamo anche il nostro atteggiamento. Questo genere di dinamica è indice che l’amore è sorto più in risposta a un bisogno personale che da un genuino desiderio di prenderci cura dell’altra persona. La vera compassione, infatti, non è una semplice risposta emotiva, ma un impegno consapevole, basato sulla ragione. Per questo, se autentica, la compassione non viene meno neppure se il comportamento degli altri diventa negativo.”
— Dalai Lama

Il presente è il momento in cui tutto è possibile

A cosa ci attacchiamo prevalentemente? Oltre alle persone, ci attacchiamo alle idee, a degli ideali che, per la loro natura “perfetta”, non raggiungeremo mai. Alla frustrazione di non riuscire a toccare con il dito le stelle, si aggiunge il fatto che ci perdiamo ciò che è reale e presente, un po’ come se a furia di guardare in cielo, ci perdessimo i tesori della Terra. La nostra mente ci proietta in un mondo irraggiungibile mentre la nostra vita scorre come un fiume. Alla fine ci ritroviamo con un pugno di mosche in mano e le scarpe rotte, logore, rendendoci conto che il nostro tempo ci è sfuggito di mano.

Deepak Chopra

Questo non significa che non bisogna avere sogni o obiettivi, anzi! Semplicemente significa che se la meta è l’unica cosa che conta e non sei in grado di goderti il viaggio, se provi serenità e piacere solo quando raggiungi il tuo obiettivo, o peggio ancora, quando arrivi al traguardo ti rendi conto che in realtà non era quello che volevi e ti rimetti in viaggio alla velocità della luce, devi renderti conto che c’è qualcosa che non va e che in quel modo, non sarai mai felice.

Cosa fare per praticare il distacco emotivo

La buona notizia è che non ti serve null’altro che te stesso/a per farlo, la cattiva è che, come per ogni percorso di crescita interiore, ci vuole tempo e disciplina – quindi se cadi, non mollare e rialzati –.

Per cominciare, puoi già prendere coscienza dei desideri che decidono della direzione della tua vita: in poche parole, quale “carota” stai seguendo? Già questo piccolo esercizio ti dirà molto su te stesso/a. Il distacco emotivo è un lavoro sulle emozioni quindi dovrai osservarti attentamente ed accettare di non essere le tue emozioni ma di avere delle emozioni. Lasciale scorrere come l’acqua, non reprimerle. Se temi di essere sommerso/a da un fiume in piena, canalizzale, dà loro una forma – le discipline artistiche come la danza, la pittura, il canto, ecc. sono degli ottimi canali – e lascia che le acque poi si tranquillizzino. Questo esercizio ti aiuterà ad essere emotivamente più equilibrato e a ragionare con tutta la tua testa, condizione indispensabile per capire qui e ora dove sei e cosa vuoi fare realmente della tua vita.

Non si comincia un giro del mondo su un colpo di testa improvviso se ciò che si vuole è godersi il viaggio, giusto? Quindi se vuoi davvero riprendere i redini della tua vita, non lasciarle in mano alle tue emozioni o cose e persone fuori di te. Non diventerai una persona fredda, distante, distaccata dagli altri, sarai semplicemente più centrata, consapevole e compassionevole. Vivrai una vita più piena e serena perché sarai presente in ogni istante.

 

Sandra “Eshewa” Saporito
Autrice & shamanic storyteller
www.risorsedellanima.it