Negli ultimi anni, complice il melting pot culturale, sono sempre più numerosi i matrimoni alternativi svolti secondo rituali sconosciuti ai più. Il largo diffondersi di filosofie e religioni non cattoliche, come il Buddismo, ha incoraggiato molte coppie a scambiarsi le sacre promesse in modo diverso dal solito. Oggi, recuperando le informazioni che ho trovato sul web, ti presento il matrimonio buddista.

Cos’è e come si svolge il matrimonio buddista

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Rispetto al matrimonio cattolico, quello buddista concede maggiore libertà di scelta alla coppia. Se alcune promesse vengono pronunciate, come di consueto, a voce alta, altri voti vengono scambiati silenziosamente tra i due innamorati e questo perché si ritiene che con le nozze avvenga uno scambio di verità molto profonde.
Secondo alcune fonti, durante la prima parte del rito si recitano alcuni capitoli del Sutra del Loto, in cui si afferma che gli esseri viventi possiedono la natura di Budda. Si recita quindi il capitolo Hoben e il Jgage, infine il Daimoku. Gli sposi insieme ai testimoni bevono tre sorsi di sakè da tre tazze, che simboleggiano passato, presente e futuro. I presenti sono quindi liberi di esprimere i propri sentimenti ed emozioni facendo gli auguri agli sposi. Il rituale ha fine con la recitazione di tre Daimoku.

Preghiere e canti buddisti accompagnano la cerimonia insieme ad incensi e candele dedicati alla statua del Buddha per ringraziarlo della benedizione. E’ curioso che la sposa non debba vestire di bianco poiché lo si considera colore del lutto. Sarà per questo che da noi ci sono tanti divorzi??? Scherzi a parte, il matrimonio buddista concede molta libertà nell’abbigliamento, che spesso è improntato alla semplicità.

Curiosità

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I buddisti possono sposarsi anche con persone di altro credo senza obbligo di conversione. Il loro matrimonio inoltre non è da considerarsi un sacramento ma un reciproco impegno da parte dei due innamorati che viene benedetto durante il rituale. Per questo non ha valore legale sebbene venga accettato dalla comunità. In Italia, come dicevamo, questo implica la necessità di sposarsi anche con rito civile se si desidera un riconoscimento ufficiale.

I buddisti possono divorziare e per farlo devono seguire le leggi previste nel paese in cui risiedono. Idem per i diritti e i doveri che i coniugi hanno l’uno nei confronti dell’altro. Per quanto riguarda l’educazione dei figli, anche qui c’è molta libertà e dipende dalle scelte individuali della coppia. Non c’è obbligo di essere vegetariani, come spesso si crede, alcuni buddisti mangiano carne e pesce sebbene la maggioranza propenda per una dieta cruelty-free.

E che dire della sessualità? Per i buddisti sembra essere un’attività non particolarmente degna di nota in quanto priva di legami con il sentiero spirituale. Qualcuno ritiene che il sistema morale buddista non fornisca, a differenza della religione cattolica, molte regole di buona o cattiva condotta. Il sesso, a quanto pare, viene menzionato poco nei testi buddisti e sebbene alcuni ritengano dipenda dall’astinenza dei monaci, si potrebbe dire lo stesso delle autorità cattoliche che tuttavia non si astengono dai giudizi morali. E’ più probabile che i monaci buddisti evitino l’argomento sessualità poiché abituati a evitare, similmente, le attività ordinarie, non perché mossi da una moralità castrante.

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Il buddismo non attribuisce al sesso connotazioni malvagie né benevoli, potremmo dire che è neutro, perlomeno questo è l’interessante punto di vista di Robin Kornman. Il problema del sesso, come d’altronde di altre distrazioni, è semmai che può distrarre dall’adempimento dei progressi spirituali. Che dire allora del tantra? Come afferma il blog innernet.it, “il problema delle interpretazioni occidentali del tantra è di non saper distinguere l’allegoria dal discorso letterale. Nel diciannovesimo secolo, l’occidente ha scoperto l’esistenza del tantra buddista e induista: sentieri che, come l’alchimia occidentale, enfatizzano la trasmutazione dell’ordinario nello spirituale. L’iconografia tantrica comprende rappresentazioni di divinità intente alla fornicazione, di solito con molte teste e arti (ma gli organi sessuali, stranamente, sono sempre rappresentati in modo fedele alla realtà), e forse per questo gli studiosi occidentali hanno pensato che il tantra avesse a che fare con il sesso. Da allora, in occidente questo fraintendimento ha seguito i su e giù della moda. Negli anni settanta era normale sostenere che il sesso tantrico fosse semplicemente un’allegoria o una rappresentazione, attraverso un codice figurativo di corpi splendidamente modellati, di astratte idee metafisiche. Ma negli anni novanta, quando la gente ha cercato nel tantra un sostegno al proprio libertinismo sessuale, il vecchio equivoco vittoriano secondo cui l’iconografia tantrica riguarda il sesso è tornato di moda. I “thangka” sessuali sono allegorici esattamente come i “thangka” raffiguranti divinità irate intente a sacrificare animali vivi e a mangiare carne umana. Se queste cose fossero veritiere anche solo per l’1%, il buddismo sarebbe una religioni di folli collerici e sconvolti.” Detto ciò, fortunati gli sposini buddisti che possono dedicarsi al sesso senza troppi divieti… o almeno si spera!

Laura De Rosa

yinyangtherapy.it